SAVA (Ta). Un curioso racconto, dedicato alla più simpatica dottoressa savese scomparsa qualche settimana fa …

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Cinzia Rossetti: fiori davanti al suo ambulatorio. I suoi assistiti la hanno voluto ricordare anche così

Immancabilmente, ogni mattina sembrava che ci dessimo appuntamento: io che uscivo da casa intorno alle 8  e lei che si recava al bar di fronte casa mia a fare colazione. “Dottorè? Buongiorno” e lei “Buongiorno a te Giovà!” Il dialogo mattutino era sempre in forma dialettale.

Rimarcavo: “Comu scjiamu oscij, bueni o bueni bueni?” e gli strappavo un sorriso. Nel passato inverno, con un freddo incredibile: “Dottorè, cè stai nà pinturata pi lu friddu?” e lei a ridere. Si vestiva in modo vivace, con i colori pimpanti e vistosi. “Dottorè, ci tè vistuta oscij, Missoni?”, ennesimo sorriso di ricambio.

In una giornata primaverile del passato anno aveva un tailleur rosso e appena la vidi di botto gli dissi, oltre al classico buongiorno: “Dottorè, addò à scij oscji, alla festa dell’Unità?”, e lei scoppiò a ridere.

Era un piacere incontrarla ogni mattina, scambiava volentieri qualche battuta mentre tantissimi mutuati, impazienti, aspettavano l’apertura del suo ambulatorio per le varie esigenze mediche. Mutuati spesso inosservanti degli orari. Una mattina una miriade di assistiti erano dietro alla sua porta, in largo anticipo sull’apertura dell’ambulatorio e più di qualcuno imprecava.

E lei tranquillamente si recava al bar per la sua classica colazione. “Dottorè, nò ti stà vèni fischu ti recchia pi ncunu mutuatu ca ti stà mintùa?” E  lei, sempre sorridente: “Uè Ggiuà, cu spettunu. Lu sàpunu l’orariu”.

Ciao Dottorè, ci caso mai à rriata an cielu, mittiti lu vestitu celesti, ca cu cuddu rossu nò ti fannu trasì …

Giovanni Caforio

viv@voce

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