TARANTO. Grande successo per il concertone del Primo Maggio

TARANTO. Grande successo per il concertone del Primo Maggio

Registrate oltre 100 mila presenze. Al convegno Landini, lontano dalle idee del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti

Staccare la gente dall’ostacolo della delega legata al voto espresso. Si apre con questa premessa il convegno che ha preceduto il concertone del Primo Maggio Tarantino. “Quello che non ha fatto lo Stato in 50 anni, lo hanno fatto associazioni di cittadini in meno di due anni. Questa è la potenza del cittadino”.

Questo pensiero di Pino Aprile, possiamo dire che è il motore dell’evento che giovedì ha portato la città di Taranto al centro dell’attenzione. Cittadini che hanno fatto tutto da soli, poiché si sono sentiti abbandonati dai sindacati. Durante il convegno i membri del comitato, hanno avuto modo di porre domande al segretario nazionale della FIOM Maurizio Landini, mentre per quanto riguarda i politici, il comitato annuncia che sarà organizzato un incontro apposito per discutere dei problemi con la città, anche con il governatore della Regione Puglia Nichi Vendola. Toccante è stato il minuto di raccoglimento, chiesto da Massimo Battista, membro del comitato, per tutti i tantini morti a causa di tumori “Solo oggi in città saranno celebrati tre funerali”. Per quanto riguarda il dibattito con Landini, il portavoce del comitato, Cataldo Ranieri, ci spiega che questa giornata del Primo Maggio rappresenta la voglia di ricominciare a far sì che le risorse della gente, siano utilizzate per la gente stessa.

“Attualmente le risorse in Italia vengono sperperate, e noi invece, senza risorsa alcuna, abbiamo realizzato tutto ciò” spiega Ranieri e procede “Con questo vogliamo dimostrare all’Italia intera, che quando si ha idea di cosa siano i diritti per la comunità, tutto si può fare”. Ranieri sottolinea che questo è un lavoro, frutto di gente comune che si è rimboccata le maniche per dare alla città l’attenzione che merita. “Landini ha un parere diverso dal nostro” continua Ranieri “Quando dice che bisogna nazionalizzare l’azienda, non dice che le risorse prodotte in fabbrica sono state portare nei paradisi fiscali da Riva. Per cui Landini adesso chiede che lo Stato stesso intervenga con i nostri soldi, i soldi dei contribuenti per salvare l’azienda”. Concetto di nazionalizzazione estraneo a chi la realtà dell’azienda la conosce come le proprie tasche, quindi inaccettabile per i tarantini.

“Noi veniamo da quegli impianti. Le risorse che servono per risanarli sono immense, e non è neanche certo di riuscire a recuperarli con il mercato dell’acciaio. Se ci sono risorse, quelle vanno utilizzate per le persone. Se gli impianti producono morte e inquinamento, vanno fermati immediatamente. Così fa un buon padre di famiglia. Salva i suoi figli dall’inquinamento e dalle malattie”. Durissima la posizione del Ranieri, il quale sostiene che la nazionalizzazione dell’azienda, sia un’idea di chi non conosce la situazione degli impianti, e afferma dunque, che se ci sono risorse, quelle vanno utilizzate per fermare gli impianti, bonificare Taranto e creare alternative di lavoro. Al termine del convegno, ha inizio il concertone.

I primi a salire sul palco sono i tre presentatori Andrea Rivera, Valentina Petrini e Luca Barbarossa, insieme ai direttori artistici Roy Paci e Michele Riondino. Rivera in un’intervista dichiara che la situazione tarantina è assai simile al film di Marco Risi, ‘il muro di gomma’ in cui si parla della strage di Ustica “Si conoscono i colpevoli, ma non si fanno i nomi” spiega e prosegue “bisogna ripulire e bonificare questa città da certe persone e non solo dalle sostanze inquinanti”. Duro e suggestivo è invece il messaggio iniziale di Michele Riondino: “Il termine salute ha assunto un altro significato nell’accezione tutta negativa. Significa ostacolo, impaccio, impedimento alla normale attività produttiva di acciaio. E’ diventata motivo di vergogna. Vergogna di Stato” rivolgendosi poi alle istituzioni: “Signor Presidente del Consiglio, signori ministri, signor Governatore della Regione Puglia, signori sindacalisti, signor Sindaco e infine signor Presidente della Repubblica. Ricordate queste parole e non dimenticate che tutti noi continueremo a maledirvi ogni giorno per tutto ciò che potreste fare e non fate; per ciò che avreste potuto fare e non avete fatto – e conclude – verrà il giorno in cui il nostro silenzio sarà più forte delle voci che oggi soffocate con la morte. Salute”.

E poi via con la musica. Alle 14.30 si apre ufficialmente il Concerto con Caparezza, che dal palco saluta la folla immensa di Taranto annunciando che questa è ‘Linfa di Taranto’ e non ‘L’Ilva di Taranto’. A seguire, autori emergenti, tutti con un messaggio forte per la rinascita della città, e l’invito ai giovani di restare e non fuggire. A seguire Fido Guido, 99 posse, Sud Sound System, Fiorella Mannoia, Vinicio Capossela, Paola Turci. E tra una canzone e l’altra tanti video e tante testimonianze. Testimonianze di persone che giorno dopo giorno lottano contro il cancro, e urlano il loro diritto alle cure. Tina di Crotone, 47 anni, con il peso della sua parrucca e del suo male, si rivolge a Vendola chiedendogli di avere rispetto per chi un cancro lo ha davvero, e che avrebbe preferito lei un avviso di garanzia. Poi è la volta dei bambini liberi e pensanti, tutti in maglietta bianca, sembravano angioletti in un recital scolastico.

Ma erano bambini cresciuti forse troppo in fretta, consapevoli del male che invade la loro città. E poi la loro richiesta, innocente, pura: “Noi vogliamo vivere”. E dietro di loro, subito dopo, si fa strada Rita, tarantina, 36 anni, ammalata di cancro. Il sorriso è più forte del pallore, e invita le istituzioni a prendere provvedimenti in termini di sanità. “A noi non serve un ospedale pronto tra dieci anni, ne serve uno subito, dove non bisogna attendere file interminabili per curarsi”. Tina e Rita commuovono il pubblico, ma lanciano un messaggio importantissimo: bisogna avere speranza. Taranto ha il dovere di sperare. La rinascita può partire da qui. “Deve partire da Taranto l’idea che si può cambiare”, questo lo dice Roy Paci, nel suo messaggio al pubblico, nella città delle morti causate da un ricatto meschino. Morti per le quali nessuno ha mai chiesto scusa. E poi inaspettatamente si riferisce alla scomparsa di Emilio Riva, rivolgendo le condoglianze alla sua famiglia. “A noi la morte non scivola addosso. Su questo palco oggi si celebra la bellezza del nostro essere diversi. La rabbia non ci fa perdere l’umanità”.

Il concerto termina a mezzanotte inoltrata a suon di rock con gli Afterhours. “Dovevamo esserci. Questo palco è un simbolo da cui far partire una serie di storie”. Si conclude così l’immensa giornata del Primo Maggio tarantino. Un grande riflettore è stato acceso su Taranto. La speranza è resti acceso il più lungo possibile, e che faccia riflettere. Si spera nell’inizio del vero cambiamento. Si spera in una nuova luce su Taranto.

Elena Ricci 

viv@voce

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