Sava. Amministrazione IAIA: come ti distruggo due alberi di Pino, floridi, piantati nel lontano 1940 …

Sava. Amministrazione IAIA: come ti distruggo due alberi di Pino, floridi,  piantati nel lontano 1940 …

IAIA: “Siamo stati diffidati per due volte dai vigili del fuoco, stante la situazione di pericolo ivi esistente …”

Con questa affermazione pilatesca, il giovane sindaco Dario IAIA, che certo non brilla in celerità, ha risposto ad un lettore, il quale chiedeva lumi su questa decisione. Il commento di IAIA era sulla  sua pagina di facebook. Prima di arrivare ai giorni nostri è bene ricostruire un pò le vicessitudini di questi alberi piantanti nella prima metà dello scorso secolo a Sava. Specie quelle degli ultimi 20 anni. Era il 1996 e l’allora sindaco Maggi decise che i soldi stanziati per la fine del Macello nuovo di destinarli alla ristrutturazione di Via Del prete. Chi di voi ricorda allora in che condizioni era Via Del prete? Mattoni in cemento divelti, alberi di Pino d’Aleppo miseri, illuminazione stile ‘800, ovvero al lume di candela! Insomma, veniva deciso di abbellire la centralissima Via Del prete. Fu fatto il lasticato dei marciapiedi con marmo bucciardato del tipo “Trani”, furono rifatti i gradini delle abitazioni, furono impiantati nuovi pali della luce in ghisa. Finita Via Del prete, a scendere verso Piazza Risorgimento, furono integrate le due aree prospicenti le abitazioni sia sul lato destro che in quello sinistro. Qui c’era già uno dei due alberi di Pino (decretato alla morte dall’amministrazione IAIA), sul lato sinistro, il quale fu integrato nel nuovo lastricato. Questa importante parte del centro urbano prese lustro e splendore. Nel passare degli anni, e con le diverse amministrazioni succedute, c’è stata una vera e propria incuria di tutto il parco verde pubblico nel nostro paese. In 20 anni tante cose si potevano fare, se solo avessero avuto la volontà e l’amore verso il paese, e oggi assistiamo a come il degrado e l’incuria amministrativa, passata e recente, ci fanno capire che nulla è cambiato in questi ultimi 20 anni.

IAIA dice testuali parole sul suo fb: “Siamo stati diffidati per due volte dai vigili del fuoco, stante la situazione di pericolo ivi esistente …”. Andiamo per grado, che è meglio. I due pini erano perpendicolari alla base e per tanto non c’era nessunissimo rischio di cedimento o di crollo. Ciò che i Vigili del fuoco, giustamente, hanno messo in evidenza è stata la “pericolosità” dello stato in cui versavano. O meglio, radici in superfice che avevano sollevato il manto stradale a vista d’occhio, causando non poche cadute dei pedoni. Lo stato in cui versavano era dettato solo dall’incuria e dalla mancanza di misure alternative allo scempio causato con il taglio dei medesimi. IAIA parla della pericolosità, delle due diffide ricevute ma non parla di nessunisisma misura alternativa che era pronta a non tagliare questi due pini, che poi tra l’altro erano un pezzo di storia savese. Fascista si, ma era storia. In ogni città, in ogni paese si fa di tutto per evitare la morte, volontaria, degli alberi che dimorano nel centro urbano. Si fa di tutto.

Qui invece un sindaco e un’amministrazione (con un giovane peones che si è lavato le mani sul taglio dei due Pini, quando invece le mani se le è spellate quando ha visto che la concessione edilizia al chiosco è stata data, ndr) hanno deciso che l’unica soluzione era tagliare questi due alberi che, ripeto, grazie all’incuria rappresentavano un serio pericolo. Ma il pericolo non si poteva solo debellare con il taglio. Assolutamente.

Vi sono le misure alternative. Tipo: interpellare immediatamente un botanico e chiede a lui cosa si poteva fare per salvare questi due alberi che non erano messi male. Assolutamente. Il botanico avrebbe detto di adottare un certo provvedimento mirante alla vita degli alberi stessi. E non al suo taglio. Noi faremo i passi necessari, in tutte le sedi. Ma una cosa voglio  dire ai nostri lettori: l’amministrazione IAIA brilla per incapacità amministrativa. Il taglio dei due pini, ultra settantenni, sono la conferma.

Giovanni Caforio

 

viv@voce

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