CONFLITTO TRA ISTITUZIONI CENTRALI E LOCALI PER IL DECRETO SBLOCCA ITALIA

CONFLITTO TRA ISTITUZIONI CENTRALI E LOCALI PER IL DECRETO SBLOCCA ITALIA

La Regione Puglia impugnerà l’atto

Approvato al Senato pochi giorni fa, il decreto “Sblocca Italia” sta scatenando una pioggia di conflitti interistituzionali tra sindaci, governo, regioni oltre a manifestazioni e delegazioni di associazioni e cittadini che si rivolgono alle Regioni, preoccupati per gli articoli 36, 37 e 38 detti “Sblocca trivelle”. Gli articoli in questione attribuiscono alle compagnie petrolifere attività di ricerca e di estrazione petrolifera ed attività di rigassificazione e trasporto del gas in Italia ed in Europa, senza vincoli delle istituzioni locali.

In molte regioni ed in Sicilia sono in rivolta sindaci di tutti i comuni ed ambientalisti che non riescono a com prendere un’irresponsabilità così grave verso territori che rappresentano un patrimonio per tutte le nazioni; i 5 Stelle ritengono ci siano violazioni delle direttive europee ed intendono rivolgersi alla Commissione europea. Gravissimo appare, infatti, il sistema di semplificazione contenuto nella legge di Renzi, poiché permette autorizzazioni troppo veloci, senza gangli ed ostacoli, alle compagnie petrolifere. Nel decreto il titolo concessorio o permesso, per poter esplorare ed estrarre gas e petrolio, è unico ed è ottenibile con un procedimento di 180 giorni. Questo unico titolo può essere prorogato e superare i 50 anni;  una semplicità disarmante, senza precedenti, se si pensa alla complessità atavica della burocrazia italiana, una semplicità senza vincoli o autorizzazioni delle istituzioni territoriali: questo il principale obiettivo.

 Il potere regionale non avrà alcun peso nel processo decisionale, ma questo appare  in contrasto con la direttiva europea 2013/30/Ue. Lo scopo, a detta del governo, è quello di potenziare il settore industriale relativo alle estrazioni; l’effetto sarà invece la devastazione ambientale di tutte le nostre terre.

A Potenza ieri vi è stata una manifestazione chiamata “Mò Basta” che ha chiesto alla regione di impugnare davanti alla Corte Costituzionale il decreto; una delegazione è stata ricevuta dal presidente della Giunta Regionale Marcello Pittella.

La Puglia ha già deciso di rivolgersi alla Corte Costituzionale contro il decreto Sblocca Italia, in particolare contro l’articolo 38. Lo ha deciso ieri il Consiglio Regionale approvando, ad ampia maggioranza, l’ordine del giorno, secondo cui il presidente e la Giunta avrebbero impugnato l’atto. Onofrio Introna ha affermato che “si moltiplicano le richieste di concessioni per quasi 30.000 Kmq marini in un Mediterraneo dove già si concentra più del 25% del traffico petrolifero marittimo mondiale con un impatto ed un inquinamento che non hanno paragoni in tutto il pianeta”.

L’articolo 127 della Costituzione italiana dispone che” Il Governo, quando ritenga che una legge regionale ecceda la competenza della regione, può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro 60 giorni dalla sua pubblicazione. La Regione, quando ritenga che una legge o un atto avente valore di legge dello Stato o di un’altra Regione leda la sua sfera di competenza, può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla  Corte costituzionale entro 60 giorni dalla pubblicazione della legge o dell’atto avente valore di legge.

MARIA LASAPONARA

 


viv@voce

Lascia un commento