TARANTO. Questura, oggi 8 ottobre alle 10.30. “Sei una testa di cazzo. Te l’ho detto mille volte questo!”
Ecco come viene accolto un ragazzo indiano mentre presenta la documentazione per il rinnovo del permesso di soggiorno
Mi trovo non poche volte presso l’ufficio stranieri della Questura di Taranto ad accompagnare qualche extracomunitario per il disbrigo di alcune pratiche sempre attinenti alla proroga del loro permesso di soggiorno. Con tanto tempo che ora mi trovo a disposizione cerco di rendermi utile, almeno nel mio piccolo, a chi ha bisogno di avere un aiuto logistico e anche per capire cosa dice il protocollo ogni qualvolta che vado nel caso in cui dovesse mancare un documento.
Un piccolo atrio all’esterno, tante sedie, quasi tutte occupate. Che fa apripista all’ufficio in questione. Due operatori culturali, extracomunitari, di cui uno con un fisico alla Rocky Balboa e il secondo con il labbro inferiore pronunciato, sono di una disponibilità ed educazione, squisita. Sono loro due che, diciamo così, dirigono il traffico con capacità e maestria. Molte persone in attesa, molti extracomunitari: molti senegalesi, seguiti a ruota dagli indiani e qualche cittadino dell’Europa dell’Est. Sono le 10.30 ed è il turno del mio amico extracomunitario.
Entriamo e allo sportello consegniamo i documenti per il rinnovo del permesso di soggiorno e tutto d’un colpo, nella piccola saletta attigua agli sportelli, un signore di oltre mezza età richiama violentemente, e con veemenza, un cittadino di origine indiane. “Sei una testa di cazzo, te l’ho detto mille volte che non sono questi i documenti che mi devi portare. Serve da Torino, il nulla osta del tuo ex datore di lavoro!” L’indiano presenta un documento che crede sia quello che l’urlatore vuole.
“Non è questo. Questa è solo la comunicazione del tuo avvocato che non serve a nulla!”, ribatte l’urlatore che riesce, amaramente, a cogliere tutti di sorpresa con un silenzio tombale.
Tutti zitti, nessuno contesta il tono di parole usato dall’urlatore con il cittadino indiano. Il tempo per me è malandrino e devo correre immediatamente a Sava per fare alcune commissioni che hanno la scadenza immediata, ma tutto questo non mi lascia indifferente. Avessi avuto più tempo, senza retorica, avrei affrontato questo urlatore, che poi mi viene detto che è un ispettore della Polizia, e a fargli capire il rispetto che merita un uomo che, nonostante le difficoltà del linguaggio, cerca di adempire ai propri doveri del protocollo.
E se l’urlatore, senz’altro ha voluto rubare la scena, le cose non le capisce nel modo in cui devono essere espletate, deve sapere che lui è pagato dallo Stato per rapportarsi bene con questi esseri umani.
Se poi questo, l’urlatore, le cose non le sa, gli consigliamo di cambiare mestiere: ai Mercati Generali c’è bisogno di gente come lui! Resta inteso che verranno fatti i passi nelle sedi istituzionali sull’accaduto odierno …
Giovanni Caforio
