Gran Bretagna paghi il risarcimento danni per tratta schiavi alle Comunità dei Caraibi

Gran Bretagna paghi il risarcimento danni per tratta schiavi alle Comunità dei Caraibi

I paesi sviluppati e le loro società di consumo sono responsabili della schiavitù e dello sterminio di centinaia di milioni di bambini dei popoli del sud

Una confederazione di Stati dei Caraibi, fra cui la Giamaica, stanno iniziando una campagna e una battaglia legale per chiedere dalla Gran Bretagna indennizzi per la tratta degli schiavi condotta fino al 1833 nell’Oceano Atlantico. Secondo i paesi ch sostengono la domanda caraibica, i paesi sviluppati e le loro società di consumo si sono stati arricchiti dall’ordine economico ingiusto imposto all’umanità. Ora quel mondo ricco e spendaccione ha le risorse tecniche e finanziarie per ripagare il suo debito verso l’umanità.

I commercianti britannici dalla metà del 18esimo secolo trasportarono più di tre milioni di persone dall’Africa occidentale alle Americhe, tra cui molte donne in cinta e bambini, superando in questa attività portoghesi e olandesi. Secondo gli studiosi dell’Università di Birmingham, il lavoro non pagato degli schiavi avrebbe generato qualcosa come 4000 miliardi di sterline e quei profitti servirono per la costruzione della moderna Gran Bretagna.

La schiavitù in quello che era l’Impero britannico fu abolita 180 anni fa. Dal canto suo il governo britannico già in passato si è più volte scusato per quanto fatto dai propri antenati, ma ha anche aggiunto che non c’è modo di pagare per errori commessi nei secoli precedenti. Lo stesso premier David Cameron, a quanto è stato pubblicato discende da uno schiavista.
Grandi numeri ma le possibilità di vittoria sono pochissime se si considerano i precedenti. Nel 2004 i discendenti degli schiavi africani fecero causa ai Lloyds di Londra, ma senza successo.

Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, questo è il minimo che la comunità internazionale può fare per riparare il crimine contro l’umanità commesso con la tratta transatlantica di africani e non rimane altro che portare il caso di fronte alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja.

viv@voce

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