TARANTO. “Grido silenzioso” apre il Festival d’arte drammatica

TARANTO. “Grido silenzioso” apre il Festival d’arte drammatica

Oggi, giovedì 14 febbraio, primo appuntamento nell’ambito della prima edizione del Festival Regionale d’arte drammatica intitolato a “Italia De Gennaro” nella cornice del teatro Padre Turoldo in via Laclos 7, organizzato dalla compagnia teatrale “A. De Bartolomeo” e l’associazione artistico-culturale “I Delfini”

“Grido silenzioso” è il titolo del primo spettacolo portato in scena dalla compagnia Grocà di Castellana Grotte (Ba). Testi e regia Elvira Spartano, movimento scenico Antonella Sacchetti. Inizio spettacolo ore 21,00 costo del biglietto posto unico numerato €10,00. Ridotto per under 13 e gli over 70 €8,00.

Info e prenotazioni ai seguenti numeri: 327.8271078 e 320.8716514.

Dunque si cambia rotta, dal teatro per divertimento si passa al teatro su temi sociali con “Grido silenzioso” liberamente tratto dal libro di Alessandro Leogrande, tarantino, dal titolo “Uomini e caporali – Viaggio tra i nuovi schiavi nelle campagne del sud”. Sul palco una storia pugliese accaduta veramente nei primi anni 2000, una storia di schiavitù di lavoratori stranieri, soprattutto polacchi, venuti in Puglia con la promessa di un lavoro nei campi di pomodori, ma che di fatto si trovano schiavizzati dai caporali spesso loro connazionali alle dipendenze dei proprietari italiani.

Un tema conosciuto da anni, mai risolto, un tema sempre di scottante attualità. Uomini e donne costretti a lavorare in condizioni di estrema difficoltà, spesso umiliati e costretti ad accettare un ricovero notturno indegno. Senza cibo e acqua e, naturalmente con una paga da miseria.

Un vero e proprio sfruttamento. Schiavi dei nostri giorni. Il caporalato è un fenomeno molto diffuso che si basa sullo sfruttamento della manodopera a basso costo molto diffuso in agricoltura ed edilizia. Il reclutamento della manodopera avviene tramite un soggetto, il caporale appunto, che alle prime luci dell’alba recluta uomini e donne, soprattutto gente bisognosa ed extracomunitari per farli lavorare in nero nei campi dopo aver contrattato con i proprietari di terreni agricoli per la raccolta della produzione.

Il compenso è di uno o due euro per ogni cassetta di pomodori, fragole o uva. 30 euro per una giornata di lavoro fatta di dodici ore. Ed ancora discriminazione su discriminazione: le donne vengono pagate meno degli uomini. Dal 2011 il caporalato è reato penale: intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, punibile con una pena che va dai cinque agli otto anni di reclusione.

Il teatro è anche un modo per denunciare tutto questo. Storie di vita nascoste che non tutti conoscono. 

viv@voce

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