SAVA. 29 dicembre, dal Consiglio comunale, sulle piste ciclabili Dario IAIA ammette: “In realtà a questo bando, il Comune di Sava non è stato ammesso …”

SAVA. 29 dicembre, dal Consiglio comunale, sulle piste ciclabili Dario IAIA ammette: “In realtà a questo bando, il Comune di Sava non è stato ammesso …”

Alcune riflessioni, un piccolo lapsus, e “al mio segnale, scatenate l’inferno” …

E così aver riportato in uno nostro manifesto un lapsus, poi mica tanto influente, non snaturava di certo il contenuto del manifesto stesso. Ovvero, “Regione Puglia. Finanziamento per la “Rigenerazione urbana” in realtà era quello che riguardava la “Mobilità sostenibile”, in cui si parlava della bocciatura delle piste ciclabili.

Queste ultime riguardavano la continuazione della pista ciclabile esistente (quella dietro alla Corasider, ndr) che si collega con la strada di Manduria e va a finire all’interno del paese. Da qui, Dario IAIA, dalla sua pagina di facebook lanciava il suo grido contro il manifesto: “Non è affatto vero” e sul tema della bocciatura negava questa e metteva in evidenza la disponibilità dell’Ente comunale a integrare la documentazione mancante.

Quindi, sulla sua pagina facebook, negava la bocciatura del progetto presentato. Apriti cielo sul post dell’imbonitore. Tutti gli afecionados di Dario IAIA applaudivano al commento del suo autore e dicevano di tutto contro il manifesto, senza risparmiare minimamente l’autore. Anzi, è l’autore il bersaglio. Francamente questo non ci tocca più di tanto. Per davvero.

Alle critiche feroci sono abituato, a quelle più pesanti le dovranno spiegare al magistrato di seguito poi. Dario IAIA dice, nel Consiglio comunale di ieri: “In realtà a questo bando, dello scorso agosto settembre 2017, il Comune di Sava non è stato ammesso …”, quindi che vuol dire questo? Non ammesso, non lascia molte speranze se non quella della sonora bocciatura. E addirittura IAIA ha ventilato anche l’ipotesi di fare ricorso contro la decisione della Regione Puglia su questo bando. E c’è chi, dalla pagina dello IAIA, dice che io dovrei imparare la lingua italiana. Bontà sua.

Qualcun altro, addirittura dice che potrei fare il giornalaio. Un altro sottolinea che non sono nemmeno buono a vendere i giornali. I piccoli balilla, forse, appartengono alla storia. Ma vedere tanti ossequiosi, almeno nelle loro risposte, mi lascia una domanda.

Forse farebbero bene, d’ora in poi, a indossare il cappellino, i pantaloncini, i calzettoni e magari con una maglietta stampata con il viso di IAIA per farsi riconoscere meglio?

Inoltre, consigliamo a IAIA a farsi un giro con il fido Saracino nella contrada San Giovanni e di vedere a quale “opera d’arte” appartengono i lavori da poco effettuati.

Noi ribadiamo ciò che è scritto nel manifesto.

“Cu na morra ti ngegneri, geomitri e architetti, ca tiniti, no tà stati cazzu cu faciti li documenti giusti. Faciti na cosa: scijati a Turicedda, cussì vi mparati comu si fannu li carti”

Giovanni Caforio

 

 

viv@voce

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