TARANTO. “I candidati sindaco indichino le strategie. A parlare di idee siamo bravi tutti”

Nota stampa dell’associazione MADE IN TARANTO ®

E’ sufficiente accendere la TV e guardare uno di quei film ambientati negli anni 50/60 per capire che la politica e le campagne elettorali continuano ad avere il vizio della promessa facile, dell’idea bella ma irrealizzabile e della totale assenza di strategie.

Chiunque di noi abbia maturato un’esperienza in un’azienda seria sa benissimo che i risultati non si ottengono solo con le buone idee.

Si inizia da uno studio attento del mercato, delle problematiche e dei bilanci.

Poi si passa all’esame del budget, agli obiettivi ed infine alle strategie per il raggiungimento di questi ultimi.

La politica dovrebbe fare la stessa cosa: dovrebbe trattare l’argomento urbano alla stessa stregua di un’azienda.

Dovrebbe imperniare i propri sforzi sul rendere una città competitiva ed efficiente.

Ed invece oggi assistiamo allo stesso calvario di promesse degli anni cinquanta e sessanta, in cui si prometteva acqua e fogna ma non si aveva la minima idea del metodo per realizzare almeno un decimo di quanto promesso.

A poche settimane dalla conclusione della campagna elettorale, tutti i candidati parlano di idee e di programma.

Nessuno finora ha indicato quale sia la strategia con relativa indicazione dei modi, delle risorse e dei tempi attraverso cui realizzare le idee lanciate sulla folla come se davvero fossimo tutti gli stessi stupidi, inetti e assonnati cittadini di sessant’anni fa.

La politica continua a trattare il delicato argomento Taranto con la stessa faciloneria di un dodicenne alle prese con il proprio sogno.

Si respira un’aria di entusiasmo e di voglia di fare, ma non sta scritto ancora da nessuna parte cosa e come si intenda fare per realizzare ogni singola promessa elettorale.

Dal caso Ilva alla questione turistica, dalla sicurezza all’igiene urbana, dai conti pubblici all’economia locale, non c’è ancora alcuna via d’uscita.

Continuiamo a percorrere il tunnel della speranza, quando invece abbiamo bisogno di uscirne una volta per tutte.

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