L’UE intima all’Italia l’immediata interruzione di sussidi pubblici nei confronti del siderurgico tarantino

L’UE intima all’Italia l’immediata interruzione di sussidi pubblici nei confronti del siderurgico tarantino

Nel frattempo gli ultimi dati epidemiologici attestano un genocidio, nelle aree dei Tamburi e di Statte, per malattie tumorali del tratto gastro-esofageo senza eguali nella storia

L’Ilva perde 50 milioni di euro al mese. E’ un’impresa decotta, simbolo di una modernità contraddittoria. Schiava di profitti (che non ci sono più!) capaci di azzerare nel tempo il diritto alla vita. Gli aiuti di Stato, e il soccorso di banche amiche, potrebbe non bastare più.

L’Unione europea, con il suo commissario alla Concorrenza Margrethe Vestager, starebbe per aprire una procedura contro l’Italia. Finalmente, verrebbe da dire. Anche il Vecchio Continente ha un’anima. Le regole comunitarie sono oltremodo specifiche sull’argomento: è tassativamente proibito elargire aiuti, da parte delle Autorità pubbliche, nei confronti di operatori economici cronicamente in perdita.

La decisione assunta nei giorni scorsi dalle autorità giudiziarie elvetiche, tra l’altro, rimodula lo schema portato avanti sin qui dal Governo.

Senza la garanzia del rientro di 1,2 miliardi di euro depositati su un trust svizzero da Emilio e Adriano Riva, viene meno l’impalcatura delle garanzie giuridiche da offrire agli istituti di credito per nuovi prestiti-ponte.

L’articolo 489 della Legge di Stabilità prevede infatti che lo Stato italiano si faccia garante per gli 800 milioni di euro richiesti dai commissari Ilva in attesa di ricevere i fondi dei Riva. Ma, queste risorse economiche, non ci sono più. Bisognerà aspettare anni prima che il processo a carico degli industriali bresciani compia il suo iter giudiziario. Quella che un tempo veniva chiamata Finanziaria va emendata.

E allora? Cosa fare? Il governo non ci capisce più niente. Le banche hanno deciso di chiudere i cordoni della borsa. La Commissione europea intima all’Italia l’immediata interruzione di sussidi pubblici. E’ un dedalo inestricabile, un rompicapo kafkiano, con responsabilità diverse giunte ad un punto di non ritorno.

Nel frattempo gli ultimi dati epidemiologici attestano un genocidio, nelle aree dei Tamburi e di Statte, per malattie tumorali del tratto gastro-esofageo senza eguali nella storia. Sempre più macroscopico. Sempre più infamante. Un terrorismo costruito tra le mura amiche. Letale quanto quello islamista.

Fanatico alla stessa stregua.

La nostra religione è il denaro: lo sterco del demonio.

Vincenzo Carriero

FONTE

cosmopolismedia.it

 

 

viv@voce

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