TARANTO. Udienza Ilva, il sindaco Stefàno: «Altri mi hanno fermato»

TARANTO. Udienza Ilva, il sindaco Stefàno: «Altri mi hanno fermato»

La memoria difensiva del sindaco tarantino, imputato nel procedimento sul presunto disastro ambientale

«Dinanzi ad una problematica così complessa come quella della nota criticità ambientale generata dall’Ilva … non era possibile pretendere provvedimenti miracolosi da parte del sindaco, ove si osservi che ad oggi e nonostante i provvedimenti di sequestro adottati dall’autorità giudiziaria, il problema ambientale dello stabilimento non appare affatto risolto».

E’ uno dei passaggi più significativi contenuti nella memoria difensiva presentata ieri dagli avvocati del sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, imputato con altri 51, nel procedimento sul presunto disastro ambientale provocato dall’acciaieria di Taranto. Nell’udienza preliminare di ieri davanti al gup Wilma Gilli, riservata alle difese, l’intervento più atteso era quello del primi cittadino accusato di non aver adottato misure idonee a limitare i gravi pericoli derivati dall’inquinamento provocato dall’Ilva.

I suoi avvocati, Gianluca Mongelli e Antonio Raffo, hanno chiesto il non luogo a procedere per il sindaco documentando la domanda con dati e circostanze che valgono come accuse nei confronti di altri enti e istituzioni, locali e nazionali. Nelle sedici pagine della memoria consegnata alla gup Gilli, i legali del sindaco ne hanno per tutti. Soprattutto sui giudici del Tar che hanno accolto il ricorso presentato dall’Ilva contro due sue ordinanze che miravano proprio a limitare l’inquinamento del siderurgico.

In una di queste sentenze pro Ilva datata 15 giugno 2011, si legge nella memoria di Stefano, il Tar di Lecce motivava la bocciatura dell’ordinanza sindacale sostenendo «che l’Ilva si è già adeguata alle migliori tecniche disponibili … e lo ha fatto con particolare riguardo alla principale sorgente di inquinamento dell’aria, ossia le cokerie». Il sindaco cita poi una seconda sentenza emessa dal tribunale amministrativo a settembre del 2012 in cui definisce «insussistente» l’ordinanza comunale che obbligava l’Ilva ad abbattere le emissioni di fumi da uno dei camini più inquinanti. Secondo i giudici amministrativi, il provvedimento del sindaco difettava perché non si «palesava l’insorgenza improvvisa di una situazione di danno alla salute collettiva».

Rivendicando quindi la firma in tempi non sospetti (maggio 2010) di un esposto presentato alla Procura della Repubblica di Taranto in relazione all’allarme dato dall’incidenza di patologie oncologiche tra la popolazione, l’imputato, attraverso i suoi avvocati, lancia frecciate nei confronti di altri organi tecnici di controllo e politici. «Le criticità ambientali legate alla produzione dell’Ilva – si legge a pagina 3 della memoria – erano ben note da moltissimi anni e che la stessa acciaieria operava ed opera in forza di provvedimenti normativi e di specifica Autorizzazione integrata ambientale».

Dopo l’arringa dei difensori di Stefano, l’avvocato Vincenzo Muscatiello che difende il presidente Nichi Vendola, ha chiesto e ottenuto un rinvio al prossimo 8 aprile. La prossima udienza, invece, si terrà il 24 marzo. Oggi intanto a Roma il presidente del Consiglio, Matteo Renzi incontrerà i commissari dell’Ilva, Piero Gnudi, Corrado Carruba e Enrico Laghi, per affrontare questioni relative all’iter da seguire per gli interventi di ambientalizzazioni del siderurgico.

FONTE

lavocedimanduria.it

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