Parigi. UNO DEI DUE TERRORISTI DI CHARLIE HEBDO AMAVA IL RAP

Parigi. UNO DEI DUE TERRORISTI DI CHARLIE HEBDO AMAVA IL RAP

E’ difficile, in queste ore sanguinose per Parigi e per tutti noi europei, ugualmente coinvolti dalla tragedia, è difficile davvero, cercare di analizzare le motivazioni più profonde che hanno spinto questi ragazzi francesi,  di origine algerina o altro, a bruciare in un attimo le vite altrui e le proprie

Uno dei due fratelli, autori della strage del 7 gennaio di Charlie Hebdo,  Cherif Kouachi è ritratto in un video rap durante uno speciale della tv France 3 del 2005, riportato da Repubblica@; un tempo non lontano, Cherif, quando era ventenne, amava il rap.

Il rap è il linguaggio della cultura underground, è il linguaggio delle periferie, di quei ragazzi che nelle nostre città cercano di manifestare il proprio malessere, cantando  e cercando di esprimere creativamente un mondo alternativo alle culture ufficiali. Il rap come la street art assurgono ormai ad arte; rappresentano la strada, la sottocultura, ma non solo; sempre più spesso gli autori sono raffinati culturalmente e riescono a pieno titolo a manifestare le ragioni dell’underground.

 

Ma evidentemente per Cherif e per tanti come lui non è stato così. La sua periferia non è come la nostra.

In una città, ad esempio come Taranto, la periferia è luogo di condomini costruiti come cattedrali nel deserto, alloggi edificati in modo selvaggio, senza strutture sociali e servizi. Luoghi per famiglie meno abbienti dove la delinquenza, anche organizzata, negli anni passati ha dettato legge; un po’ come in tante altre città del sud.

 I nostri ragazzi sono figli dei nostri dubbi , dell’abbandono post sessantottino di tante certezze, mai sostituite.

Ma le metropoli internazionali hanno un ben più ampio tasso di complessità.  A Roma, a Parigi, a Londra la periferia è sinonimo di convivenza difficile tra culture diverse e con difficoltà socio-economiche; di certo l’integrazione reale non avviene.

E se, noi stessi “cittadini di sempre”percepiamo gravi carenze nella nostra dimensione interiore ed i giovani non possono certamente aggrapparsi ai nostri latitanti valori, non è così difficile immaginare che dei ragazzi francesi di origine immigrata possano essere reclutati da militanti islamisti così pieni di certezze e di pianificazioni a breve e lungo termine.  Noi eravamo davvero convinti che fossero sufficienti  giubbotti di marca e band musicali a strutturare le personalità giovanili?

MARIA LASAPONARA

 

 

 

 

 

 

viv@voce

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