“Ice Bucket Challenge”. La prima vittima della moda della doccia gelata nel Regno Unito

“Ice Bucket Challenge”. La prima vittima della moda della doccia gelata nel Regno Unito

In Gran Bretagna viene segnalata la prima morte che sarebbe legata alla moda e gara di solidarietà rappresentata dalla doccia gelata per la ricerca sulla Sla

Un ragazzo di 18 anni, Cameron Lancaster, ha perso la vita in una cava allagata nella regione del Fife, in Scozia orientale, dove avrebbe cercato di portare a termine l’Ice Bucket Challenge in modo fin troppo originale tuffandosi in una cava gelata. Secondo i media, il giovane si è tuffato nelle fredde e profonde acque e non è più riuscito a risalire: il suo corpo è stato poi trovato dai servizi di soccorso dopo quattro ore di ricerche, alle 9 di sera.La polizia è stata allarmata poco prima delle cinque del pomeriggio di domenica dove il giovane avrebbe trascorso la giornata con gli amici.Si scrive Ice Bucket Challenge ed è diventato l’hashtag più cool dell’estate, tra attori, sportivi, imprenditori e cantanti.

Significa “gara della secchiata di ghiaccio” e sta letteralmente facendo impazzire il web. Questa “moda”, è arrivata dagli Stati Uniti. La sfida è cominciata a fine luglio, quando i primi sportivi statunitensi hanno iniziato a cimentarsi nella sfida della doccia ghiacciata, nominando ogni volta altre tre persone e facendo crescere esponenzialmente il numero dei video presenti online, hashtag compresi. 

A differenza però di tante mode passeggere che si diffondono viralmente su internet tra i cosiddetti “vip”, questa ha delle radici profonde ed importanti. Ogni secchiata di acqua ghiacciata serve a smuovere le coscienze ed ad aiutare la ricerca contro la SLA, la Sclerosi Laterale Amiotrofica, la malattia neuogenerativa resa purtroppo famosa, in italia, dal caso dell’ex calciatore Stefano Borgonovo.

Mentre per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” non basta la secchiata d’acqua per migliorare la qualità della vita degli ammalati di SLA presenti oggi in Italia. Si teme che dietro a tutto questo stia quella parte forse inconscia ma ben viva di esibizionismo che alberga in ciascuno di noi con il fine di essere consacrati vip e buoni. Perchè invece non dedicare il proprio tempo a chi è stato colpito dalla SLA magari donando una giornata per far vivere a queste persone dei momenti di svago e compagnia?

viv@voce

Lascia un commento