REQUIÉSCANT IN PACE???

Quando torno a Sava e vedo …

Qualche giorno addietro percorrevo in auto Corso Umberto in direzione del Monumento (per i savesi è sottinteso il Monumento ai Caduti); era quasi il tramonto e, nonostante fossi sovrapensiero, sono riuscito a percepire una cospicua presenza di auto e di persone, insolita per quel posto e per quell’ora. Non ci ho fatto caso più di tanto, pensando che si trattasse di avventori del bar o clienti del mobilificio che si trovano di fronte al viale del cimitero. Premetto che pur risiedendo da molti anni in un paese che dista solo qualche chilometro da Sava, mi sento orgogliosamente “savese”, se non altro per la storia familiare che mi porto dietro; ed ogni qualvolta che mi capita di venire a Sava (e lo faccio spesso) ho l’abitudine di gettare un’occhiata fugace ai manifesti funebri e vedere, di volta in volta, se tra i nomi dei defunti c’è qualche persona a me cara o semplicemente di mia conoscenza.

Anche quel pomeriggio mentre transitavo in auto nei pressi dell’ingresso del viale del cimitero, ho gettato una fugace occhiata ad un manifesto affisso da poco con tanto di foto del defunto; mi è sembrato di leggere un nome: ANTONIO D’ELIO di 32 anni. Incuriosito dal nome non propriamente comune tra i miei “compaesani” e soprattutto dalla giovane età del “trapassato” ho parcheggiato la mia auto qualche metro più avanti ed ho percorso a piedi il tratto che mi separava dall’ingresso del viale del cimitero; giunto di fronte al muro del cimitero, con mia somma sorpresa ho scoperto che non si trattava di ANTONIO D’ELIO di 32 anni, bensì di TONNO D’OLIVA 3×2, con tanto di immagine che ritraeva una bella confezione del citato tonno offerto in promozione a 3 pezzi al prezzo di 2.

Ovviamente quanto precede è una sorta di “artificio letterario” (non me ne vogliano i professionisti della penna!) per introdurre il tema di questo mio articolo.

E mi riferisco all’apertura del supermercato EUROSPIN all’interno di quel grosso stabile realizzato di recente su quell’area adiacente al viale del cimitero. Transitando da quelle parti non si può fare a meno di notare come un lungo tratto del muro che cingeva la parte destra del viale d’ingresso del cimitero sia stato abbattuto, diventando area di transito e di parcheggio interno del supermercato. Chiunque abbia un minimo di memoria ricorderà che il viale del cimitero, oltre ad essere delimitato dal muro per un lungo tratto era anche costellato di alberi di pino secolari fin quasi a ridosso di Corso Umberto.

Questo episodio mi ha portato alla mente i ricordi di quando da piccolo andavo, insieme ai miei, a far visita ai cari defunti; la prima cosa che si percepiva, appena imboccato il lungo viale alberato, era un silenzio quasi sovrannaturale, una sacralità che pervadeva l’aria insieme all’odore resinoso dei pini. Quel lungo viale così austero rappresentava quasi una “zona di confine”, una sorta di percorso purificatorio, propedeutico a quello che doveva essere l’incontro con i defunti; il tragitto che conduceva al cimitero era costellato, e lo è tuttora, di marmoree edicole sacre che riproducevano le stazioni della “Via Crucis”.

Oggi, invece, le ragioni del progresso, il trionfo degli interessi economici, la rincorsa esasperata al consumismo (nonostante la crisi!) impongono di bypassare queste cose ormai “prive di senso” e di procedere a tamburo battente, incuranti del fatto che una “invasione di campo” così violenta possa in qualche modo urtare la sensibilità di tante persone che si recano al cimitero per fare visita ai propri cari defunti.

E’ ovvio che una presenza così anomala a ridosso di un luogo sacro comporta un serio rischio di equivoci e paradossi, come quello di trovarsi di fronte all’edicola sacra della Via Crucis raffigurante “Gesù nella Valle degli Orti” anziché “Gesù nell’orto degli ulivi”; oppure al posto di “Gesù rinnegato da Pietro” trovare “Pietro rinnega Gesù e sente per tre volte cantare Chanteclaire il Gallo del pulito”. Il rischio di ingenerare confusione, come è facile intuire, è molto elevato.

Immaginate un funerale coincidente con una promozione commerciale molto conveniente; il carro funebre che imbocca il viale del cimitero preceduto dal furgone del “Mulino Bianco” e seguito dalle auto dei parenti del defunto che si alternano con il furgone della Dreher con su scritto:  “Chi beve birra campa cent’anni”; oppure il corteo funebre costretto a fermarsi in attesa che le auto in coda riescano a trovare un agognato parcheggio all’interno del supermercato.

Un altro motivo di imbarazzo ingenerato da tale “presenza ingombrante” sarà quello di rivolgere un segno  di saluto ai defunti al momento di transitare davanti al viale del cimitero; io, ad esempio, ho l’abitudine di portare la mano alla bocca inviando un “bacio virtuale” ai  miei cari. Non oso immaginare quando questo semplice gesto di affetto dovrò farlo in concomitanza del transito – all’imbocco del viale cimitero/ingresso supermercato – di una bella signora con il carrello pieno della spesa; correrò il rischio di essere frainteso? Di essere scambiato per un adescatore di belle signore?

Ma qualcuno potrà legittimamente obiettare che l’apertura del supermercato rappresenta anche un’opportunità di lavoro per diversi giovani; seguendo questa logica potremmo anche mettere in conto di utilizzare l’area restante che separa il supermercato dal cimitero inaugurando, magari, l’apertura di un SexyShop e di una Sala Scommesse con annessi videopoker (sempre di posti di lavoro si tratta!). 

Prendendo a riferimento un noto sketch del compianto Massimo Troisi mi viene da dire: ma è mai possibile che da noi il lavoro deve essere sempre associato a qualcos’altro, tipo “lavoro nero”, “lavoro interinale”, “lavoro part-time”, “lavoro a chiamata” ecc…; o peggio ancora, subire il ricatto occupazionale (vedi l’esempio di Taranto dove i Riva associano il lavoro all’accettazione di condizioni di vita estremamente pericolose e letali per la salute delle persone e dell’ambiente). Ma è mai possibile che da noi non riesca a svilupparsi una cultura imprenditoriale che non sia necessariamente predatoria o incurante di calpestare anche quel minimo di rispetto che occorre portare nei confronti di chi “non c’è più”. E’ davvero difficile conciliare le esigenze del “progresso”, dello sviluppo economico/occupazionale con una cultura che insegni a salvaguardare i valori fondamentali di una società civile quali, appunto, il rispetto dei luoghi sacri? 

A questo punto occorrerà rivedere anche la preghiera che si è soliti recitare per i defunti, chiudendola con un bel “punto interrogativo” … REQUIESCANT IN PACE ??? AMEN

Antonio Camassa

 

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