SAVA. Trovato morto in casa dopo tre giorni

Gino Pichierri, fratello di Franchino morto la scorsa settimana, non c’è più …

Era da qualche giorno che alcuni vicini di casa non vedevano più uscire dalla sua abitazione Gino. Si sono insospettati di questa assenza e, avvertiti i Carabinieri di questo, c’è stata la triste scoperta: Luigi era all’interno della sua abitazione senza vita. Si presume colpito da un infarto. Ma oltre questo, fatto tristissimo tra l’altro, Gino era figlio di un Dio minore. Di un Dio che non dà la possibilità ai colpiti di vivere una vita come quella degli altri. E sapere che era morto in casa da diversi giorni non fa fare certo una bella figura al nostro paese per le ragioni che di seguito espongo.

Soggetti come Gino, supportati spesso e volentieri dai familiari, hanno bisogno di un seguito diverso. Quasi sempre nella loro ottica sinistra vedono nei familiari, i quali si interessano direttamente a loro, come avversarsi che ostacolano il corso della loro vita. Rifiutandoli per giunta! Ma non è così. Affatto. I paesi hanno una peculiarità che, senz’altro un grande ammassamento umano come una città non ha, porta a conoscersi tutti. Ma tutti per davvero. E in questo caso, dello scomparso Gino, dei familiari o dell’eventuale abbandono a se stesso non possiamo dire nulla. Per nessunissimo motivo. Anzi, i familiari hanno fatto sempre quello che hanno potuto, o meglio quello che gli è stato permesso. Ma ciò che ci preme, e non poco, è il mancato interesse, quasi totale, che una struttura amministrativa come quella dei Servizi sociali savesi  non si adoperi con dedizione  e cura verso persone che sono disadattate, emarginate da qualsiasi contesto socio-economico.

Insomma verso dei veri e propri diseredati.  Persone che vivono la vita in modo totalmente diverso dal nostro. Completamente e che, a differenza di molti noi, hanno bisogno di aiuto. In tutti i sensi. E qui, credo, che la parte interessata è l’assessorato ai Servizi sociali savesi che non parte per nulla per la funzione che è stato creato. O meglio, interessarsi e seguire chi ha serie difficoltà di vivere la vita tutti i giorni. L’emarginazione è questa. Fuori da ogni contesto sociale. Abbandonati da chi aveva, ed ha, il compito istituzionale e amministrativo, di interessarsi a loro che hanno più bisogno degli altri.

Ma a Sava abbiamo un assessorato ai Servizi sociali che non sappiamo come funziona. Per nulla. Ma quello che sappiamo, e che vediamo ogni giorno, è che ci sono molti soggetti savesi che vivono l’emarginazione in modo spaventoso e inumano. Caso limite è dovuto anche al mancato supporto alimentare verso queste persone, ovvero la fornitura di un pasto caldo a chi non ha manco i minimi mezzi di sussistenza. La mensa della Charitas savese è chiusa da diversi mesi e, prima della chiusura, dava da mangiare a mezzogiorno a circa 20 emarginati e disadattati savesi. Oggi non c’è più neanche questo.

E allora diventa ridicolo chi, da un palco, batte le mani ad un oratore fascista, scordando che ha il compito, specifico, di interessarsi (e censire anche) a chi ha avuto la sfortuna di essere figlio di un Dio minore. Allora, con rabbia e sdegno … che sia maledetto chi poteva fare e non ha fatto!

Giovanni Caforio

 

 

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