LE RICHIESTE DI LEGAMBIENTE SULL’ACCIAIERIA DELL’ILVA

LE RICHIESTE DI LEGAMBIENTE SULL’ACCIAIERIA DELL’ILVA

Presentate al Tavolo Tecnico  che si occuperà di questo reparto giovedì 30 agosto

Giovedì 30 agosto il tavolo tecnico installato nella Prefettura di Taranto per elaborare la nuova Autorizzazione Integrata Ambientale per l’Ilva si occuperà del reparto acciaieria. Anche su questo impianto – costituito dalle due acciaierie 1 e 2 – Legambiente è intervenuta più volte con richieste di interventi che ne minimizzassero l’impatto emissivo.

Al ministro e al Tavolo tecnico abbiamo in particolare richiesto che sia verificata l’efficacia del sistema di depolverazione installato sull’acciaieria 2, siano previste misure atte a ridurre drasticamente il fenomeno dello “slopping” (fumate rosse) e siano effettuati interventi di adeguamento del sistema di depolverazione secondaria dell’acciaieria 1.

Lo “slopping” – che comporta la dispersione dai tetti delle acciaierie di nuvole di fumo rosso dovute alla presenza di ossidi di ferro – è responsabile, secondo dati Ilva riferiti al 2005, della dispersione di almeno 573 tonnellate all’anno di polveri (con il loro carico di metalli pesanti), stima peraltro calcolata per difetto non essendo considerate alcune fasi del processi produttivi inerenti le acciaierie Le anomalie denunciate dal NOE (giugno 2011) circa il fenomeno dello “slopping”  sono dovute alle specifiche pratiche operative adottate dall’azienda, nonché al cattivo funzionamento dei sistemi di depolverazione secondaria in esercizio presso questi impianti, uno dei quali di recente installazione (Acciaieria 2). L’altro, nell’Acciaieria 1, risalente al 1986 (!), non risulta sia stato oggetto di alcuna misura di adeguamento.

Per tenere sotto controllo il fenomeno dello “slopping” occorre che da subito venga imposta l’installazione del sistema di videomonitoraggio. Per minimizzarlo occorrono invece interventi strutturali, nonché l’imposizione all’azienda di stringenti misure di pronto intervento da far scattare nell’evidenziazione del fenomeno.

 Nel rapporto del NOE si denuncia anche un uso distorto delle torce essendone l’utilizzo di tipo continuativo, quindi assurto a pratica di smaltimento, e non legato ad eventi eccezionali (emergenze e/o problemi di sicurezza). Tale anomalia va decisamente superata con le opportune modifiche di processo. Occorre che, a brevissimo, siano installati  sistemi di prelievo dei gas in torcia ed idonei sistemi di monitoraggio in continuo dei parametri portata, dell’ossido di carbonio e della temperatura di combustione. Occorre, inoltre, che le torce siano dotate sia di un sistema atto ad impedire l’ingresso di aria nel corpo delle stesse (con relativo monitoraggio in continuo dell’ossigeno), sia di smokeless per migliorare la combustione e ridurre le emissioni di residui carboniosi (fumate nere). Nel 2007 le quantità stimate di gas e fumi bruciati in torcia non recuperabili erano pari a circa 653 tonnellate all’anno.

 

 

viv@voce

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