Ambiente, paesaggio e Uva da tavola in Puglia

Ambiente, paesaggio e Uva da tavola in Puglia

Intervento della Commissione Italiana Uva da Tavola

La filiera dell’uva da tavola ha subito in questi giorni attacchi duri, ingiusti ed ingiustificati da un esponente dell’amministrazione regionale pugliese e da una parte dei media locali, che, creando ed alimentando suggestioni infondate ed allarmismi immotivati, hanno screditato agli occhi dell’opinione pubblica locale il sacrificio ed il duro lavoro di centinaia di migliaia di persone, tra agricoltori, imprenditori ortofrutticoli e aziende dell’indotto.

I produttori di uva da tavola, infatti, si impegnano nel sostenere faticosamente, tra mille ostacoli di natura climatica, congiunturale e burocratica, la seconda filiera italiana per importanza, in termini di volumi e valori, per l’export nazionale (dopo quella delle mele…), nonchè il primo, più importante e rilevante sistema produttivo agricolo per la regione Puglia, in termini di volumi, valori ed occupazione: la produzione dell’Uva da Tavola, che da oltre 70 anni distribuisce ricchezza e orgoglio al territorio, tanto da rappresentarne certamente il distretto produttivo agroalimentare più in evidenza.

La Commissione Italiana Uva da Tavola, organismo rappresentativo dell’intera filiera, manifesta con forza il proprio disappunto in merito agli interventi in oggetto. Veicolare al territorio e ai consumatori tale disinformazione danneggia l’intero settore. Le informazioni poco fondate, screditano il lavoro dell’intera filiera dell’uva da tavola e trasmettono la sensazione che le nostre produzioni determino deturpazione del paesaggio e dell’ambiente e pericolo per la salute sociale delle comunità. Il sistema produttivo e l’intero indotto a lavoro per lo sviluppo del prodotto ne risente, come immagine, come credibilità e come valore. La deturpazione del territorio di cui si parla, è a ns. avviso una distorsione della realtà, il pericolo per l’ambiente e per la salute a cui si collega l’utilizzo di materiali di coperture è solo un’illazione non verificata.

Questo messaggio rappresenta l’ennesimo improvviso ed inspiegabile atto autolesionista verso uno tra i settori produttivi più importanti dell’ economia regionale, perpetrato da parte di chi, come politica ed informazione locale, avrebbero il dovere (.. e l’interesse…) di difendere e di promuovere il settore agricolo ed ortofrutticolo, esaltarne le virtù e contribuire a sostenerne il futuro.

Avvertiamo come ns. compito essenziale in questa sede, non già quello di rispondere, cedendo alle provocazioni causate da tanta inutile avversità al settore che con orgoglio ed appartenenza rappresentiamo, ma piuttosto quello di fare chiarezza e lasciare ad ognuno di noi alle proprie valutazioni.

Qui di seguito, dunque, punto per punto, le nostre considerazioni:

  1. Il comparto dell’ uva da tavola è tra i più sostenibili di Europa! Pur occupandosi di una coltura delicata, in cui garantire gli standard qualitativi richiesti dal mercato non è facile, è uno tra i sistemi produttivi in cui è più diffusa l’applicazione di tecniche di lotta integrata alle fitopatologie, come dettate dai disciplinari regionali in materia, con bassissimo uso di pesticidi, erbicidi e fungicidi di natura chimica, basata invece su tecniche naturali ed elementi a ridotto impatto ambientale ed a tutela della biodiversità pedoclimatica.

Vantiamo già al momento superfici molto importanti per estensione che attuano tecniche per ottenere prodotto a residuo zero e siamo fra i primi posti in Italia per numero di aziende ed estensioni di uva da tavola a conduzione biologica. Da questo punto di vista, il rispetto per la sostenibilità ambientale nella produzione di uva da tavola è testimoniato dal lavoro che , in sinergia con la Commissione Italiana Uva da Tavola, sta facendo il Comitato Tecnico Scientifico del comparto, composto da tecnici ed esperti della produzione di uva da tavola , che ha formalizzato un protocollo per tendere a ridurre ancora di più nei prossimi 5 anni l’impatto ambientale della ns. attività produttiva, indicando in maniera chiara obbiettivi e traguardi da raggiungere.

Certo talvolta è comunque necessario fare irrorazione di prodotti chimici anche sotto i tendoni dei vigneti, come per tutte le colture, ma con principi attivi sottoposti a controlli nazionali e regionali giustamente rigorosissimi relativi agli effetti dell’utilizzo per l’uomo e per l’ambiente e sottoposti ad autorizzazioni per la distribuzione e l’utilizzo da parte del Ministero dell’Ambiente, della Salute e dell’Agricoltura.

2)I film plastici, che si applicano a protezione dei vigneti di uva da tavola dalle calamità e dalle sempre più frequenti avversità climatiche, sono essenziali per la salvaguardia della produzione ed inoltre estremamente utili al fine di migliorare la qualità e la stagionalità del prodotto. Essi non hanno alcun effetto negativo sull’uomo e sull’ambiente, anzi consentono una sensibile riduzione degli interventi con trattamenti di difesa, proteggendo la coltura ed il prodotto. La ricerca costante e lo sviluppo di tecnologie avanzate, a fatto sì che tra i migliori produttori di film plastici ci siano coloro attenti allo sviluppo e alla fornitura di teli 100% riciclabili.

Certo , sotto i teli talvolta può fare particolarmente caldo, come può accadere in molti altri ambienti di lavoro (per esempio in ambito industriale e metalmeccanico…), ma non per questo può verificarsi e dimostrarsi una stretta connessione e conseguenzialità, come inopinatamente sostenuto, con infortuni, malattie ed incidenti sul lavoro.

Certo, i “tendoni” di uva da tavola non sono poetici e suggestivi da vedere , ma un programma amministrativo che abbia una visione dovrebbe consentire di conciliare in maniera armonica e sostenibile le vocazioni territoriali e pedoclimatiche delle aree produttive più importanti con gli insediamenti naturali e gli aspetti paesaggistici , sapendo coniugare patrimonio rurale, servizi turistici e insediamenti produttivi. Solo così, nell’assoluto rispetto dell’ambiente, le nostre zone rimarranno attrattive, salubri, economicamente attive ed in grado di attirare interesse e di offrire opportunità e occupazione.

Ci sono tuttavia indiscutibilmente importanti margini di crescita, che gravitano per grande parte intorno ai Distretti Produttivi che costituiscono e caratterizzano il tessuto economico. Il Distretto della produzione dell’uva da tavola è particolarmente significativo per i numeri che rappresenta su base nazionale.

Un problema vero, e su questo concordiamo su quanto – se pur in maniera imprecisa – è stato riportato dai media, è invece quello relativo allo smaltimento dei teli plastici utilizzati in campo per le coperture; Tuttavia, la filiera a tal riguardo versa i propri contributi ad un consorzio nazionale – il Polieco-, che offre servizio alla comunità sia per il recupero che per lo smaltimento dei teli utilizzati. Riteniamo opportuno e necessario che si attivino in modo efficace ed efficiente la politica e le amministrazioni locali e regionali, trattandosi di un aspetto di assoluta importanza sanitaria, ambientale ed economica, che non si puo’ certo prevedere di lasciare all’iniziativa dei singoli imprenditori agricoli, senza dare loro infrastrutture, servizi, coordinamento, regole e soluzioni sostenibili.

3 )Proprio per l’assoluta, riconosciuta ed imprescindibile importanza che hanno l’ambiente ed il paesaggio per il ns. territorio, qualunque iniziativa, anche di natura agricola, come piantare uva da tavola, che “tocchi” uno dei tanti aspetti che a vario titolo possono avere le proprie ricadute su equilibri storico-paesagistico-ambientali, degni di tutela e garanzia da parte dell’uomo e delle istituzioni, è oggi assoggettata a controlli, valutazioni ed autorizzazioni, rilasciate secondo le normative comunitarie, nazionali, regionali e provinciali.

E su questo non può esservi alcun dubbio; ma se dovesse esserci , allora la politica e i media farebbero bene ad interrogarsi sul merito e sull’efficienza del lavoro delle istituzioni, o sulla opportunità ed adeguatezza di alcune normative, prima di imputare responsabilità ingiuste agli imprenditori agricoli, produttori di uva da tavola, che fanno il proprio lavoro utilizzando al meglio le innovazioni tecnologiche e le moderne tecniche colturali a loro disposizione, senza le quali la propria attività sarebbe destinata a fermarsi.

L’intera filiera dell’uva da tavola oggi si impegna a continuare il suo sviluppo secondo le regole, perseguendo gli obiettivi preposti, con l’attenzione a realizzare prodotto frutto di natura, passione ed innovazione, alla quale non possiamo certo rinunciare in piena integrazione con l’ambiente circostante, creando i presupposti per un’agricoltura sempre più sostenibile.

In conclusione, siamo perfettamente consapevoli che l’agricoltura, dagli esordi, rappresenta un settore primario, che garantisce forniture di cibo e generi agroalimentari per le popolazioni, sostentamento economico per i produttori, lavoro, benessere e ricchezza per le comunità, in armonia e rispetto per la natura e per l’ambiente

Crediamo sia un grave errore immaginare di privare di questo sostentamento intere comunità rurali a tale sistema vocate, anche perché appare complesso, al momento e senza una visione programmatica politica, compensare a pieno l’eventuale perdita di occupazione, di tradizione e di attività prodotta dal Distretto dell’uva da tavola con l’economia derivante dal turismo, dall’ambiente e dal paesaggio, fini a se stessi.

Disincentivare lo sviluppo dell’economia dell’uva da tavola, allontanare la produzione dall’innovazione, demonizzare produttori, imprenditori, metodi, strumenti e tecniche colturali utilizzati nei ns. vigneti, nel modo in cui è stato fatto da amministrazione e media in questi giorni, appare dunque, a ns. avviso, inutile e controproducente, e rappresenta un esempio di informazione incompleta ed una discutibile presa di posizione.

viv@voce

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