LEGAMBIENTE TARANTO. Parco delle Gravine: a otto anni dalla legge istitutiva è ancora una promessa mancata

LEGAMBIENTE TARANTO. Parco delle Gravine: a otto anni dalla legge istitutiva è ancora una promessa mancata

Il Parco rimane una promessa mancata

Abbiamo già dibattuto  – e ancora dibatteremo – delle vicende ingarbugliate e complesse della lunghissima gestazione e della stentata nascita del più importante parco naturalistico e storico della provincia di Taranto, il Parco regionale della Terra delle Gravine. Proprio il 20 dicembre, la legge istitutiva del Parco festeggia l’ottavo compleanno, ma, purtroppo, il parco non è ancora una realtà viva ed autonoma.

Il Parco, che doveva essere una fondamentale occasione di sviluppo eco-compatibile del territorio tarantino – notoriamente vessato dai problemi connessi alla presenza invasiva della grande industria – rimane una promessa mancata. Basti dire che in questi otto anni non si è riusciti neanche a produrre e far conoscere il logo del Parco e a pubblicare una cartografia divulgativa. Negli ultimi anni, poi, si sono spente del tutto quelle iniziative di promozione che, seppur timidamente, erano state proposte dall’Ente di gestione nei primi anni dall’istituzione dell’area protetta.Le problematiche principali, stigmatizzate da un ampio fronte di osservatori ed operatori del territorio, rimangono quelle evidenziate da Legambiente già immediatamente a valle dell’istituzione del Parco:

mancanza di una visione complessiva e di un progetto di sviluppo del territorio del Parco, che si traduce in uno scarso, se non nullo, coinvolgimento delle popolazioni residenti.

  • mancanza di un organismo paritetico di gestione (seppur previsto dalle norme regionali), quindi di un ente che veda coinvolti i vari attori del territorio, che ha fatto sì che la Provincia di Taranto – Ente di gestione provvisoria ormai da otto anni – mantenga una gestione che non può che essere esclusivamente burocratica.
  • assenza finanche di un tavolo informale di discussione e proposta tra l’Ente di gestione provvisoria, il mondo dell’ambientalismo e i rappresentanti del mondo agricolo e delle comunità locali.
  • la cronica mancanza di risorse economiche da destinare allo sviluppo e l’assenza quasi completa di premialità nei bandi pubblici per chi nel Parco vive ed opera. 
  • l’opportunismo di molta parte della classe politica locale – sia della parte che il Parco ha sostenuto, sia di quella che lo ha sempre osteggiato – pronta a cedere alle sollecitazioni lobbistiche ora dei cacciatori, ora dei coltivatori delle cave, ora di piccoli e piccolissimi interessi locali.

Il parco continua ad essere vissuto come uno strumento di oppressione e non di progresso, come una minaccia ai diritti ed al reddito, piuttosto che come occasione formidabile di crescita culturale e – con opportuni incentivi e mirate operazioni di marketing – anche economica.
La direzione del Parco, in un recente incontro, ci ha manifestato una completa impossibilità di attivare le risorse economiche – ingenti – che la Regione ha destinato al Parco, a causa dei soliti problemi connessi al Patto di Stabilità che gli Enti sono tenuti a rispettare: i soldi ci sono, ma non sono spendibili, probabilmente perché la Provincia nei suoi bilanci dà preminenza ad altre voci.  Anche le risorse destinate ad attività promozionali ed a disposizione del mondo dell’ambientalismo per iniziative ed eventi sono bloccate: per due anni di seguito abbiamo fatto incontri, riunioni, abbiamo presentato progetti che sono rimasti irrealizzati, non abbiamo ancora capito perché.

Noi crediamo che sia giunto il momento che si decida se questo Parco deve continuare ad esistere, che la Provincia chiarisca se intende mantenere l’impegno assunto, definendo in un piano condiviso quante risorse economiche può impegnare nel Parco, con quale progettualità e per fare cosa. Altro tasto dolente sono le risorse umane impegnate nelle attività di gestione. Al momento, in assenza di un organigramma specifico, tali risorse assommano ad un unico funzionario  che deve sbrigare una enorme quantità di pratiche, ma che non dispone di nessuna autonomia nella gestione delle attività di sviluppo. Basti dire che nelle attività programmate da Puglia Promozione per l’estate 2013 (gli Open Days) non era presente nessuna attività nel parco. Nessuna visita guidata, nessuna degustazione di prodotti, nessuna attività di ricezione turistica.

In questo quadro, le azioni di tutela e salvaguardia previste dalla legge istitutiva del parco, quindi, diventano il nemico cui imputare le difficoltà crescenti che colpiscono il mondo agricolo, senza che nessuno – ente o organizzazione – si impegni seriamente per trasformare le specificità del territorio in un valore aggiunto inimitabile per le produzioni agricole e zootecniche; da parte dei soliti interessati si paventa l’impossibilità di incrementare le superfici coperte degli immobili ricadenti in area parco, considerandola una iattura sotto il profilo economico, ignorando le grandi opportunità offerte da un turismo sostenibile e di qualità, che proprio nelle nostre antiche masserie potrebbe trovare luogo d’elezione, come testimoniato da alcune esperienze, largamente positive, che si stanno brillantemente affacciando sul mercato nazionale ed internazionale. Ci riferiamo specificatamente alle masserie didattiche, presenti a Laterza e Castellaneta.

Qualcuno ha provato ad enumerare le tantissime opportunità di diversificazione imprenditoriale offerte dal parco e l’elenco è lungo ed interessante.

Proprio nel settore dell’offerta turistica le opportunità sono tante e riguardano il turismo culturale (si pensi alle opportunità offerte dall’habitat rupestre, con le sue chiese e i suoi villaggi scavati sui fianchi delle gravine), il turismo naturalistico, il cicloturismo, il turismo equestre, il turismo religioso (già da anni si incontrano pellegrini russi sulle tracce dei “san Nicola” dipinti nelle chiese rupestri), l’agriturismo, il turismo scolastico (in primavera cominciano a frequentare il parco anche gruppi di studenti provenienti dall’estero).
Ma il parco non è solo turismo, può essere anche ricerca scientifica, archeologia, sociologia rurale. Può, più semplicemente, essere riscoperta dei saperi diffusi della civiltà contadina e dell’economia dell’incolto: la raccolta e la commercializzazione dei capperi, delle piante medicinali, la distillazione degli oli essenziali, la produzione artigianale di liquori al mirto, al ginepro, all’alloro… Cose piccole, ma capaci di generare economia sostenibile e di contribuire alla tutela dell’ambiente naturale.

Il Parco delle Gravine, con la sua ricca fisionomia fatta di ambienti naturali, insediamenti storico-artistici di rilievo, centri storici, aziende agricole e zootecniche di qualità, necessita di una grande azione di promozione, affinché le tante opportunità possano essere colte in termini di incremento dell’offerta turistica peculiare, della caratterizzazione delle produzioni agricole (citiamo a titolo di esempio la filiera lattiero-casearia), della nascita e del consolidamento dell’artigianato tipico (il quartiere delle ceramiche a Grottaglie è certamente il più noto esempio). Si ha la sensazione che una ostentata modernità e una latente indifferenza ci impedisca di cogliere le peculiarità e le opportunità offerte da quello spazio interposto tra paese e paese e tra capannone e capannone che, colpevolmente, consideriamo vuoto.

Ovviamente, questo immobilismo ha fatto sì che chi aveva manifestato un iniziale scetticismo abbia maturato una aperta ostilità verso un Parco che, attualmente, è visto, purtroppo, solo come un ulteriore impositore di divieti. Negli ultimi tempi, però, ci sono stati alcuni cambiamenti nelle amministrazioni locali dei Comuni del Parco: a sindaci contrari alle iniziative di tutela sono succeduti sindaci più aperti.

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Legambiente è profondamente convinta che questa deriva possa essere fermata solo con un più incisivo coinvolgimento delle comunità locali, con una politica di valorizzazione delle risorse del Parco e un coordinamento di tutte le iniziative – comunali, regionali e comunitarie – progettate ed attuate sul territorio.

Iniziative che non mancano, ma che vanno promosse meglio e fatte conoscere: da Laterza a Grottaglie i gruppi locali sono molto attivi e producono tanto lavoro dal basso: escursioni, ricerche, convegni, attività formative, momenti ludici e di spettacolo.
Iniziative ancora slegate, ma che con uno sforzo ulteriore deve essere possibile riunire in coordinamento per riempire quello spazio di cui dicevamo prima, per far si che i cittadini del parco lo riscoprano e se ne riapproprino.

Questo, riteniamo, sia il primo compito che l’Ente di gestione è chiamato a realizzare, ma per far questo, purtroppo, la legge e la “mappa” – seppur necessarie – non bastano. E’ necessario un costante lavoro di informazione, formazione, sostegno.

E’ necessario lavorare sui valori e sul valore del territorio. E’ necessario, lo ripeteremo anche a costo di diventare noiosi, voler bene al territorio e considerarlo il primo, irrinunciabile e insostituibile, elemento identitario.

Francesco Zerruso

viv@voce

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