FRAGAGNANO. Francesca Macripò: ”La danza? La passione d’una vita”

FRAGAGNANO. Francesca Macripò: ”La danza? La passione d’una vita”

Tra i finalisti di “Ballando on the Road”, sarà protagonista di quattro puntate de “La Vita in Diretta”

Francesca Macripò, ballerina di Fragagnano e madre di una bambina di 9 mesi, sarà tra le protagoniste delle quattro puntate che andranno in onda su Rai1 durante la trasmissione “La Vita in Diretta”.

“Ballando on the Road”, lo show itinerante che ha dato, per la prima volta, la possibilità agli appassionati e agli agonisti, di poter mostrare le proprie doti. Sei i casting che hanno toccato l’Italia, i quali hanno permesso solo a cento ballerini (su 10.000) di poter danzare durante le puntate pomeridiane della Rai. Qualcuno verrà, poi, prescelto per approdare direttamente sulla pista di “Ballando con le Stelle”. Di seguito, invece, le dichiarazioni che, Francesca, ci ha rilasciato rispondendo alle nostre domande.

Come e quando nasce la passione per la danza?

“Ho iniziato a ballare all’età di 3 anni e mezzo, qualsiasi genere musicale. In questi anni – 26 per la precisione – non ho mai smesso e, questo, grazie anche ai miei genitori che mi hanno supportata comprendendo sin da subito la mia passione”.

Come si è evoluta nel tempo?

“Ho studiato fino al conseguimento del diploma, ho frequentato vari corsi (anche in provincia), ho partecipato a diversi concorsi nazionali (vincendo anche dei premi), ho frequentato vari stage ai quali vi erano dei ballerini professionisti. A 18 anni ho fatto da assistente a un insegnante di danza e, dopo aver conseguito il diploma di insegnante di danza classica e moderna, a 20 anni ho iniziato a insegnare fino ad arrivare – 3 anni dopo – ad aprire una mia scuola di danza”.

“Ballando on the Road”, descrivici quest’avventura della quale sei protagonista.

“È nato tutto per caso, tramite l’iscrizione a un gruppo di mamme tarantine che <<portano la fascia>> (la particolarità che distingue Francesca e che ha colpito i giurati durante l’esibizione). Qui, una delle mamme iscritte mi aveva comunicato -solo due giorni prima – la possibilità di partecipare a questo provino che si sarebbe tenuto a Mesagne il 3 e 4 dicembre. Partecipai per gioco e, dopo 10 giorni, mi chiamarono per dirmi che avevo superato il provino. Siam partiti in 10.000 fino ad arrivare a 100 persone scelte dalla giuria per registrare le puntate (in totale quattro) a Roma”.

Quant’è importante il sostegno dei genitori? E tu, come madre di una bambina di 9 mesi, come ti ci vedi?

“È essenziale, soprattutto per la danza perché è un’attività (come altre) che richiede delle risorse economiche; quindi, i genitori se sono a favore, ti sostengono e fanno dei sacrifici per far coltivare la passione di un figlio”.

Che consiglio daresti ai giovani appassionati di danza?

“Purtroppo, mi rendo conto che sempre meno ragazzi hanno delle vere passioni. Vivono di tecnologia. Son pochi i ragazzi che vogliono coltivare le loro passioni facendo, anche, dei sacrifici affinché ciò che desiderano, possa accadere realmente. Se si vuole portare avanti questa passione o si desidera farla diventare il proprio mestiere, si devono fare dei sacrifici; altrimenti, tutto finisce al raggiungimento del 18° anno”.

Quando è nata la tecnica del “baby wearing” e quando è stata scoperta?

“In realtà è sempre esistita. Alcuni quadri sono testimonianza di questa tecnica, come i dipinti della Madonna con Gesù bambino in fasce. Quindi, da sempre, perché è come se fosse un’esigenza della mamma nata dalla necessità di portare il bambino in braccio. Con le nuove scoperte, purtroppo, si è un po’ persa di vista questa metodologia che permetteva al piccino di stare in contatto con la mamma. Personalmente, il fatto di <<portarla addosso>> diventa un’esigenza che mi permette di tenerla vicina e di recuperare il tempo <<perso>> (a causa del lavoro). Oggi come oggi, il <<baby wearing>> è diventata una moda, perché molte donne cercano di mettere in mostra la fascia (costosa e con una trama molto particolare che permette di sostenere il peso del bambino) più bella, ma questo dipende dalla cultura di un popolo e, anche, dalla conformazione fisica”.

Si ringrazia Salvatore Lupo per la preziosa e artistica concessione fotografica.

Eleonora Boccuni

viv@voce

Lascia un commento