RIMINI. Il Meeting dello stupore che rimette in moto la vita

RIMINI. Il Meeting dello stupore che rimette in moto la vita

Si è concluso il Meeting dell’Amicizia fra i Popoli, per la precisione la 41° edizione, la prima edizione digitale per evitare il contagio Covid

Il titolo, “Privi di meraviglia restiamo sordi al sublime”, ha particolarmente suscitato riflessioni, in tutti gli incontri avutisi sui motivi di un rinnovato impegno personale e sociale.

Lo stesso messaggio di papa Francesco è stato un grande incoraggiamento a comprendere che è proprio “lo stupore che mette e rimette in moto la vita, consentendole di ripartire in qualunque circostanza” e che dà ”la forza per affrontare disagi e fatiche”.

E se le regole anti-Covid hanno consentito solo a un numero limitato di persone di partecipare ad alcuni incontri, i contenuti resi accessibili sulle piattaforme digitali del Meeting e dei media partner hanno registrato al momento  più di un milione di accessi con visualizzazioni on demand in continua crescita e sempre a disposizione di tutti.

Ampie parti del programma sono state rilanciate su 130 piazze in Italia e in altri 22 Paesi, dove gli “ambassador” del Meeting hanno organizzato serate ed eventi, a Taranto in Piazza degli Amici di Piazza Santa Rita.

Intellettuali, scrittori e scienziati di fama mondiale hanno documentato che lo stupore e la gratitudine per la bellezza della realtà ci permettono di cogliere i significati più profondi della nostra esistenza e di arricchire la ricerca del bene. 

“Si è concluso con quattro testimonianze di donne che non si sono arrese alle circostanze così difficili della vita e hanno preso l’iniziativa, abbiamo visto anche altre testimonianze diverse in questi giorni, e durante il lockdown vicino a noi tante persone che hanno espresso il loro desiderio di bene, non hanno tradito la loro umanità e l’hanno fatta emergere con grande libertà, hanno avuto il coraggio di dire ‘io’, ed è questo il titolo del prossimo meeting, andiamo avanti quindi nella scoperta del nostro ‘io’, questo grande dono che abbiamo ricevuto. Questa frase nasce dal filosofo Kierkegaard , da una sua riflessione quando dice che la verità, i valori rimangono astratti finché non c’è qualcuno che ha il coraggio di dire ‘io’” ha riferito il presidente della Fondazione Meeting, Bernhard Scholz.

E volendo si parte già nel cominciare a farsi un’idea di quello che sarà il tema della prossima edizione del Meeting.

“Don Giussani ha ripreso queste riflessioni in diversi incontri e anche in suoi scritti, come “L’io, il potere. Le opere” e l’altro “Dal temperamento un metodo”  che se volete potete leggervi, così cominciamo la scoperta insieme  di questo io che cercheremo insieme di approfondire al meeting dell’anno prossimo” ha continuato il presidente .

E noi ci siamo permessi di seguire già il suo consiglio.

Per esempio in uno dei due libri citati dal presidente, ne “L’io, il potere. Le opere” editore Marietti, c’è un immenso patrimonio di idee del suo autore don Giussani.

In particolare quanto si trova scritto sotto il titolo “La libertà alla radice dell’opera” è diviso in paragrafi, il primo dei quali è intitolato “Le opere nascono solo quando uno ha il coraggio di dire ‘io’ “, in cui si sottolinea dove sta l’origine della libertà di ciascuno di noi.

Vi è un secondo paragrafo intitolato “Se l’uomo non costruisce, come fa a vivere?”. In esso si legge: “Solo se si ha il senso di una responsabilità di fronte a Dio si può vivere veramente, con cura, il senso della responsabilità verso i propri fratelli, verso i propri compagni di viaggio, verso gli altri uomini”.

Un  terzo paragrafo porta il titolo “Educazione alla libertà” ed in esso si sottolinea come il processo educativo, concepito come introduzione alla totalità della realtà, non ha mai termine, anche nell’età adulta.

Quattro punti seguono a queste riflessioni .

“Innanzitutto, la stima sincera per il lavoro” mio e degli altri perché non si può avere “l’insofferenza…per la disoccupazione di tanti altri. Che tanti non abbiano lavoro non può lasciare tranquillo me oggi”, perché “è impossibile che avvenga l’educazione alla libertà senza la possibilità di un lavoro”. Infatti, come suggeriva San Tommaso d’Aquino, “un uomo conosce se stesso solo in azione, durante l’azione, mentre è in azione”.

In secondo luogo, “la libertà ha la sua prima espressione nel poter educare”. E don Giussani aggiunge: “È vergognoso giocare politicamente con forze che neghino la libertà educativa”. Ritorna in mente la sua famosa frase secondo cui chiedeva di lasciarci andare in giro nudi purché ci fosse lasciata la libertà di educazione.

Quindi il  terzo punto implicato nell’educazione alla libertà che è quello della giustizia. “Non si può affermare una giustizia distruggendo il tessuto della vita di in popolo, distruggendo il benessere di un popolo, distruggendo la possibilità di uno sguardo futuro di un popolo, facendo smarrire i cuori più attenti”, giudizio estremamente attuale.

L’ultimo  riguarda “una vita politica che sia secondo una posizione ideale. Non può un partito essere partito di popolo se non ha un ideale che raggrumi quel popolo”. Questa frase sintetizza la disastrosa situazione politica di oggi, e quale debba essere la nostra responsabilità.

Continuerà per il meeting un lavoro molto duro e difficile, ma anche molto affascinante e commovente.

“È  stata una grandissima sorpresa la partecipazione di quest’anno che nessuno si aspettava, che ha sorpassato qualsiasi nostra aspettativa, veramente una cosa che ci ha commossi, a partire dalle piazze, e dalle case, perché non erano spettatori ma tutti partecipi di questo evento che è un momento di grande speranza per tutti…..è un segnale che dentro le restrizioni che tutte le misure anticovid ci impongono è possibile rispondere positivamente, creare momenti utili, di condivisione….spero di vederci l’anno prossimo a Rimini per chi può venire, tutti gli altri che saranno nei cinque continenti saranno collegati, quello che abbiamo sperimentato quest’anno rimarrà, per cui ci rivedremo come ci siamo visti quest’anno, lontano geograficamente, umanamente vicini”  ha concluso Scholz.

Vito Piepoli

viv@voce

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