SAVA. Tantissime case vuote. Tanti cartelli “vendesi”. Mercato immobiliare crollato. Quali possono essere le ragioni di tutto questo?

Proviamo a dare uno sguardo ad un settore che, diversi decenni fa, era il motore dell’economia savese

Dagli inizi degli anni ’70 Sava conobbe un espansione urbanistica spaventosa. Il paese registrava costruzioni, abusive tra l’altro, in tutto il comprensorio. E qui arrivarono i proventi dell’immigrazione della fine degli anni ’60, i quali furono investiti nella tanto sospirata casa, vero traguardo di realizzazione della fase post-contadina.

Le contrade pullulavano di immobili, ognuno faceva a suo piacimento tutto senza una guida tecnica. Anche deturpando le più elementari norme urbanistiche che Sava, a differenza dei paesi limitrofi, non aveva. Non esisteva un piano regolatore che disciplinava il volume dei fabbricati. Da qui si mise in moto una economia che avvolse tutto il nostro feudo. Territorio di pertinenza del nostro Comune piccolo, molto piccolo. In questo quasi quindicennio il nostro paese ha cambiato faccia in barba a tutto.

Il savese, tra l’altro, grande campione di strafottenza ha sempre creduto che quello che è suo è suo e basta e da qui può fare ciò che vuole. Le amministrazioni che di volta in volta hanno governato il paese hanno sempre chiuso gli occhi sulle case abusive, le quali avevano ben poco a che fare con una vera e propria speculazione edilizia ma spesso e volentieri era di prima necessità. In questi anni citati, le imprese nacquero come funghi. Ad esempio bastava che un manovale fosse alle dipendenze di un “maestro muratore” per meno di anno e subito si improvvisava “maestro”. E costruire le case era un gioco.

La concorrenza non esisteva quasi in quanto la domanda era talmente alta che lascia ben poco spazio al resto. E così Sava conosceva una espansione alla “mentula canis”. Ma tutto questo, come ebbe un inizio, ha avuto anche una fine. Fu nel lontano 1983 che il governo Spadolini mise fine, sul territorio nazionale, alla costruzione delle case abusive senza attenersi a un piano regolatore, strumento questo che ogni Comune doveva dotarsi quanto prima. Quindi, costruire case abusive diventava un vero e proprio reato oltre che per l’impresa costruttrice anche per la proprietà.

Da questo momento l’edilizia si blocca. Creando, come è naturale, uno spaventoso vuoto nell’economia locale. Subito dopo il 1983 ci furono alcuni studi tecnici, chiamati “di settore”, i quali analizzarono su scala nazionale il volume dei fabbricati di ogni paese messo al confronto con il numero degli abitanti. Come risultò Sava? In base al numero di abitanti, e al volume dei fabbricati, il risultato fu sorprendente. 16mila abitanti con abitazioni che potevano ospitare tranquillamente ben 28mila savesi!

Quindi il paese, buttata lì questa, aveva più case che abitanti! Ma il mercato immobiliare non crollò. Ebbe una buona tenuta fino alla fine del 2000. Divenne ballerino per il successivo decennio ma scese vertiginosamente fino ai giorni nostri. Molti ci chiediamo: ci sarà ripresa? Difficilissimo che ci possa essere. E quali possono essere alcune ragioni che testimoniano tutto questo? Andiamo per grado. Ieri comprare un immobile, sistemarlo e rivenderlo registrava la bontà dell’investimento in quando la domanda era discreta. Oggi invece avere qualche immobile in più può rappresentare una vera e propria palla al piede della proprietà e la gestione non è delle più facili viste anche le ragioni fiscali.

Ma credo che non è da trascurare il ricambio generazionale. Mi spiego meglio. Negli ultimi due decenni, dal 2000 ai giorni nostri, c’è stato uno “spopolamento” di manodopera “intellettuale”, ovvero giovani savesi laureati, che non trovando occupazione nel nostro territorio hanno organizzato la loro vita altrove. Nord Italia o addirittura all’estero. Entriamo in un contesto familiare ora. Una famiglia classica, magari con abitudini contadine votate al risparmio, ha messo da parte diverse decine di migliaia di euro e questi risparmi, quasi sempre, sono destinati all’aiuto da dare a qualche figlio che deve comprarsi una casa. Allora davanti a questo fuggi-fuggi di manodopera intellettuale c’è un vuoto nel paese.

Scompaiono quasi due generazioni. Ma torniamo alla famiglia. Se un figlio organizza la sua vita altrove è naturale che i genitori capiscono le condizioni e da qui danno quello che possono al proprio figlio. Acquistare un immobile è sempre una garanzia economica per il figlio e se è supportato dai genitori, quelli savesi lo fanno spesso, è la migliore delle cose.

E su questo c’è la ricaduta sul mercato immobiliare savese. Manca la domanda ma l’offerta è altissima. I tanti cartelli con su scritto “vendesi”, molto probabilmente stanno a testimoniare anche questo che non è di poco conto nel dare una risposta alle quasi decine di abitazioni, per ogni via, che sperano che qualcuno se le compri.

Giovanni Caforio

 

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