TARANTO. Peacelink e Fondo Antidiossina: “Il nostro dossier sull’Ilva alla Commissione Europea”

Siamo appena tornati da Bruxelles, reduci da un proficuo incontro con la Commissione Europea a cui abbiamo fornito ulteriori aggiornamenti sulla gravita’ del caso Ilva di Taranto

In quanto interlocutori della Commissione Europea, abbiamo avuto nuovi incontri, tra i quali quello con il Direttore Generale dell’Ambiente Karl Falkenberg. Con noi era presente anche l’onorevole Monica Frassoni, particolarmente attenta alle questioni ambientali europee.

Questa importante missione si iscrive nel solco nella nostra cooperazione con la Commissione Europea, al fine di trovare una soluzione equa e viabile per il caso Ilva, a supporto della legalità e del rispetto delle norme europee.

Abbiamo portato dentro i palazzi della Commissione Europea le immagini impressionanti delle emissioni notturne e diurne e degli scarichi in mare dell’Ilva, abbiamo mostrato le  foto raccapriccianti  dei necrofori che, nel cimitero di Taranto, sono costretti a proteggersi dalle sostanze inquinanti che hanno intriso i terreni,  indossando le tute di protezione integrale

Inaccettabile”: cosi’ il Direttore Generale Karl Falkenberg ha commentando le immagini.

Abbiamo esposto – tra l’altro – anche le informazioni del dossier aggiornato che alleghiamo a questo comunicato. Forte è stata la sottolineatura delle ragioni di legalita’ e le informazioni scientifiche per cui la magistratura è intervenuta.

I cittadini di Taranto hanno diritto ad essere tutelati con una rigorosa, celere ed efficace attuazione delle direttive europee.

Abbiamo evidenziato la grottesca situazione per cui le autorita’ italiane non hanno ancora attuato il principio di “chi inquina paga” previsto dalla direttiva 35 del 2004 e richiamato dalla direttiva 75 del 2010.

Il governo italiano, invece di imporre l’attuazione dell’Aia, sta apprestando una seconda legge di aiuto all’Ilva, allo scopo di evitare la tempistica delle attuali prescrizioni.

Abbiamo evidenziato alla Commissione Europea la grave azione del governo che, invece di imporre il rispetto delle prescrizioni ad un’azienda inadempiente, pensa al contrario di modificarle, tramite una nuova legge per garantire all’azienda di inquinare come prima.

Appena arrivati in Italia abbiamo scoperto che sarebbe stato stilato un piano industriale da 1,8 miliardi di euro: una cifra assolutamente insufficiente.

La sola copertura dei parchi minerali costa 1 miliardo di euro a cui va aggiunta l’impermeabilizzazione e la bonifica del terreno sottostante e della messa in sicurezza della falda.

Se con una nuova legge il governo intende aggirare le attuali prescrizioni autorizzative, è chiaro che si potrebbe gererare un contenzioso di enorme e imprevedibile portata, in quanto la sentenza della Corte Costituzionale condizionava la prosecuzione dell’attivita’ produttiva dell’Ilva alla attuazione puntuale e integrale di tutte le prescrizioni dell’Aia.

Mentre noi eravamo a Bruxelles, contemporaneamente Lidia Giannotti e Fulvia Gravame, in rappresentanza di PeaceLink, erano convocate al Senato della Repubblica in audizione, sempre sul caso Ilva, per la conversione in legge dell’attuale decreto.

Nonostante l’estate, siamo mobilitati per vigilare e per svolgere un ruolo di cittadinanza attiva, per dare voce alle ragioni della salute e della legalita’

Per Peacelink e per Fondo Antidiossina 

Antonia Battaglia
Alessandro Marescotti
Fabio Matacchiera

Incontro 11 luglio 2013 con la Commissione Europea

DOSSIER N. 2

SOMMARIO

Novità rispetto al precedente incontro del 13 maggio

Il decreto di sequestro preventivo del 22 maggio 2013

Il percorso della diossina in mare

L’ordinanza del GIP del 1° giugno 2013: ispezioni all’ILVA

Finalità del provvedimento

I punti salienti

Persistenza e aumento delle violazioni dell’AIA

Video sull’ILVA

Le emissioni non convogliate

Le polveri sottili e la sabbia del Sahara

Il principio “chi inquina paga”

Inadempienze della Provincia

Denuncia civile di un hotel

Dati sanitari

Garante dell’AIA ILVA

Novità rispetto al precedente incontro del 13 maggio

Il 13 maggio 2013 si è svolto l’incontro dei rappresentanti del Fondo Antidiossina e di PeaceLink con la Commissione Europea per la questione dell’Ilquinamento dell’Ilva. La documentazione è stata protocollata e acquisita agli atti della pratica 1 CHAP(2013)1518.

Rispetto al 13 maggio scorso vi sono delle novità che intendiamo rappresentare e in più abbiamo costituito un archivio online della documentazione più importante che può essere di interesse per la Commissione Europea. L’archivio è consultabile su:

http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/i/3571.html

Fra le novità di rilievo vi è decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente

1 La documentazione ci è stato consigliato di inviarla all’email ENVCHAP@ec.europa.eu indicando il numero di protocollo CHAP(2013)1518. del 22 maggio 2013 e il provvedimento del 1° giugno 2013, entrambi firmati dal GIP presso il Tribunale di Taranto, dott.ssa Patrizia Todisco.

Il decreto di sequestro preventivo del 22 maggio 2013

Questo provvedimento è di 48 pagine e contiene elementi conoscitivi inediti 2 sull’impatto inquinante dell’Ilva di Taranto, ad esempio per ciò che riguarda il mare.

A pagina 23 viene citata la Capitaneria di Porto in merito alla “mancanza degli impianti di trattamento delle acque piovane”. A pagina 18 si legge che “i reflui industriali (…) non sono sottoposti ad alcun trattamento di disoleazione” ma solo di “sedimentazione” nel canale di scarico n.1 dell’ILVA in Mar Grande.

Il percorso della diossina in mare

Da analisi effettuate sui sedimenti presenti nel canale di scarico in mare dell’ILVA sono emerse sostanze come diossine e furani, oltre che PCB e IPA. “La provenienza di tali contaminanti è ascrivibile ai processi siderurgici”, si legge a pagina 16 e, partendo da tale conoscenza, viene presentato un “modello diffusivo” (si veda pagina 16 e 17) nelle acque che consente di valutare in 15 giorni il tempo perché le sostanze inquinanti scaricate in Mar Grande possano raggiungere il Mar Piccolo dove, come è noto, è vietata la pesca e la mitilicoltura per i fenomeni di inquinamento in particolare da diossine, furani e PCB.

E’ la prima volta che emerge in forma così precisa un’ipotesi di dinamica di contaminazione a partire dall’analisi dei sedimenti del canalone di scarico N.1 per il quale Ilva non aveva mai dichiarato di scaricare diossine e furani, e infatti nelle dichiarazioni per i registri INES, EPER e poi ed EPRTR non appare alcuna stima delle emissioni di diossine e furani in mare.

L’ordinanza del GIP del 1° giugno 2013: ispezioni all’ILVA

Finalità del provvedimento

In data 1 giugno 2013 il GIP di Taranto Patrizia Todisco ha annunciato al legale rappresentante dell’ILVA l’esecuzione di ispezioni anche notturne da parte dei carabinieri del NOE (Nucleo Operativo Ecologico) e dei custodi giudiziari nelle aree degli impianti posti sotto sequestro al fine di verificare l’attuazione dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) e di controllare che non permangano situazioni di pericolo per la salute e l’ambiente.

2 Il decreto integrale si può scaricare da http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/38712.html

Ricordiamo che il GIP (Giudice Indagini Preliminari) svolge nell’ordinamento italiano una funzione di garanzia della libertà personale e di controllo della legittimità dell’attività dell’accusa.

Il verbale di notifica a carico di Bruno Ferrante (in qualità di legale rappresentante dell’azienda) è stato pubblicato sul sito del Sole 24 Ore e da lì ripreso e ripubblicato su:

http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/38707.html

Il provvedimento del GIP è di 8 pagine e contiene delle importanti considerazioni in merito all’interpretazione che la magistratura di Taranto intende dare della sentenza della Corte Costituzionale che il 9 aprile 2013 ha sostanzialmente dichiarato che la legge 231/2012 (definita da più parti “Salva Ilva” ) non violerebbe la Costituzione, 3 si veda: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2013/04/09/leggesalvaIlvaanticostituzionale_

8526563.html

Il questo atto il GIP Patrizia Todisco fornisce una analisi molto puntuale della sentenza della Corte Costituzionale relativa alla legge 231/2012; in questa analisi si sottolinea come tale legge (pur dichiarata costituzionale dalla Consulta) non consente tuttavia una mera prosecuzione incondizionata della produzione ma una facoltà d’uso condizionata alla puntuale osservanza dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). Conferma quindi il sequestro degli impianti inquinanti e delle aree del parco minerali, delle cokerie, dell’agglomerato, degli altoforni, delle acciaierie e del GRF (reparto di taglio e recupero materiali ferrosi). Pertanto la legge 231/2012 secondo l’interpretazione del GIP che cita vari passaggi della sentenza subordina la facoltà d’uso alla “puntuale, scrupolosa e costante osservanza dell’AIA”.

Nel verbale di notifica del giorno 1/6/2013 a Bruno Ferrante (in qualità di legale rappresentante dell’azianda) si legge che i custodi giudiziari e i carabinieri del NOE sono tenuti a relazionare con frequenza almeno settimanale in merito all’attuazione dell’AIA.

I punti salienti

Cercheremo qui di sintetizzare alcuni passaggi con i quali il GIP Patrizia Todisco evidenzia il carattere di “interpretazione costituzionalmente orientata” della legge 231/2012 da parte della Corte Costituzionale4. Ossia tale legge non è costituzionale di per sé ma lo è a condizione che si rispettino alcune considerazioni e precisazioni della Corte Costituzionale contenute nella cosiddetta “interpretazione costituzionalmente orientata”.

Le affermazioni del GIP Todisco contenute nel provvedimento notificato all’Ilva in data 1/6/2013

3 La Legge 231/2012 è consultabile qui http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/38709.html

4 La sentenza della Corte Costituzionale: http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/38708.html

rappresentano lo stato dell’arte di come la magistratura tarantina interpreta il proprio ruolo alla luce della legge 231/2012 e del pronunciamento della Corte Costituzionale, fornendo all’azienda il quadro dei propri doveri che possiamo sintetizzate in questi punti:

Bilanciamento. La sentenza 85/2013 della Corte Costituzionale parla di “un ragionevole bilanciamento fra diritti fondamentali tutelati dalla Costituzione” operato dalla legge 231/2012. La sentenza riconosce che l’AIA rimane un atto amministrativo. La Corte Costituzionale sottolinea che il richiamo all’AIA da parte della legge 231/2012 “ha il valore di costante condizionamento della prosecuzione dell’attività produttiva alla puntuale osservanza delle prescrizioni contenute nel provvedimento autorizzatorio” (Corte Costituzionale, sentenza 85/2013, punto 10.1, p. 59).

Direttiva 2008/1/CE. Sempre nel medesimo punto della sentenza, la Corte

Costituzionale richiama la Direttiva europea 2008/1/CE sulla prevenzione e la ruduzione integrate dell’inquinamento. E afferma: “In conformità alla direttiva 2008/1/CE devono trovare simultanea applicazione i principi di prevenzione, precauzione, correzione alla fonte, informazione e partecipazione, che caratterizzano l’intero sistema normativo ambientale” (Corte Costituzionale, sentenza 85/2013, punto 10.1, p. 59).

Condotte lesive della salute e dell’ambiente. Il GIP Patrizia Todisco evidenzia (citando le parole della Corte Costituzionale) che l’attività produttiva “deve essere continuamente controllata con tutte le conseguenze giuridiche previste in generale dalle leggi vigenti per i comportamenti illecitamente lesivi della salute e dell’ambiente” (Corte Costituzionale, sentenza 85/2013, punto 10.4, p. 61).

Intervento dell’Autorità Giudiziaria in caso di inadempienza dell’AIA.

La Corte Costituzionale in tal modo non mette fuori gioco la magistratura ma riconosce i suoi doveri di intervento nel caso in cui si verificassero situazioni di pericolo connesse al mancato rispetto dell’AIA. Afferma infatti: “Se l’adeguamento della struttura produttiva non dovesse procedere secondo le puntuali previsioni del nuovo provvedimento autorizzativo” sarebbe cura “della stessa autorità giudiziaria (…) adottare tutte le misure idonee e necessarie a sanzionare anche in itinere, le relative inadempienze” (Corte Costituzionale, sentenza 85/2013, punto 10.3, p. 667).

Non è un caso che tali considerazioni gravide di conseguenze di non poco conto siano state preventivamente comunicate all’azienda assieme all’avviso che saranno effettuate ispezioni anche notturne da parte dei carabinieri del NOE e dei custodi giudiziari.

● Rigoroso rispetto del cronoprogramma. A pagina 5 del verbale di notifica, il GIP Patrizia Todisco precisa che “solo il rispetto rigoroso del cronoprogramma degli interventi stabiliti dall’AIA riesaminata assicura la tutela della salute e dell’ambiente e giustifica la prosecuzione dell’attività produttiva da parte di ILVA spa, da ritenersi altrimenti illecita e tale da innescare le conseguenze giuridiche previste dale leggi vigenti per i comportamenti illecitamente lesivi della salute e dell’ambiente”.

Ispezioni continuative e anche notturne. Da ciò deriva che l’Autorità Giudiziaria di proprio impulso ha disposto ispezioni continuative (anche notturne) prevedendo che i custodi giudiziari e i carabinieri del NOE sono tenuti a relazionare con frequenza almeno settimanale in merito all’attuazione dell’AIA.

Conferma del sequestro degli impianti inquinanti.

Il GIP Patrizia Todisco conferma “il sequestro preventivo delle aree e degli impianti dello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto disposto con decreto 25.07.2012”.

Facoltà d’uso condizionata.

Il GIP riconosce “la facoltà d’uso degli stessi beni per l’esercizio dell’attività produttiva”. Tale facoltà d’uso per fini produttivi era stata esclusa nel 2012 dal Tribunale del Riesame ma viene permessa dalla 5 legge 231/2012 (la cosiddetta “Salva Ilva”), e tuttavia per il GIP Patrizia Todisco non si tratta di una facoltà d’uso incondizionata bensì condizionata al rispetto rigoroso del cronoprogramma dell’AIA e dei paletti interpretativi posti dalla Corte Costituzionale che al punto 12.6 riconosce legittimo “consentire la facoltà d’’uso, salvo che, nel futuro, vengano trasgredite le prescrizioni dell’AIA riesaminate” (pagina 70 della Sentenza).

Il caso paradossale dei nastri trasportatori. Il GIP Patrizia Todisco cita il caso della mancata copertura dei nastri trasportatori 6 (prevista già dalla prima AIA) che Ilva dichiara di non poter coprire nei termini previsti perché altrimenti si interromperebbe la produzione e pertanto rivendica una proroga in virtù di una sorta di precedenza del diritto a produrre, riconosciuto dalla facoltà d’uso riconosciuta dalla cosiddetta legge Salva Ilva (legge 231/2012). Tale richiesta è inammissibile per il GIP in quanto la facoltà d’uso è condizionata alla puntuale, scrupolosa e costante osservanza dell’AIA.

Proroghe e sbilanciamento delle tutele.

Il GIP si sofferma sul principio di “non giustificazione” di eventuali “proroghe” e dilazionamenti degli interventi di risanamento degli impianti in quanto tali inadempienze determinerebbero uno “sbilanciamento nella tutela dei diritti in gioco, a detrimento del diritto alla salute e all’ambiente salubre” (pagina 5).

Controlli ARPA Puglia.

Dai controlli effettuati in data 567 marzo da Arpa Puglia emergerebbe nell’ILVA un quadro di inadempienze diffuse. La relazione dell’Arpa Puglia datata 13 marzo 2013 è stata inviata alla Procura della Repubblica.7

Facoltà di intervento della Magistratura. Il GIP Patrizia Todisco si riserva pertanto la facoltà di intervenire quando la “disponibilità di una cosa pertinente al reato possa aggravare o protrarre le conseguenze”.

Persistenza e aumento delle violazioni dell’AIA

Dopo i controlli del 5.6.7 marzo vi è stata una seconda ondata di controlli tra il 28 e il 30 maggio

5 La facoltà d’uso dei sei impianti dell’Ilva posti sotto sequestro era stata concessa dal Tribunale del Riesame il 7 agosto 2012 esclusivamente per permettere all’azienda di applicare e rendere operative le misure anti inquinanti richieste e non anche per la produzione che, secondo quanto stabilito dai giudici dal riesame, restava al momento interdetta.

6 Si veda l’articolo sul Fatto Quotidiano che ne ricostruisce la storia: http://tinyurl.com/mb6dcck

7 Si veda http://www.ecodallecitta.it/notizie.php?id=374173 (“Arpa Puglia: “Ilva continua ad inquinare. Depositata relazione in Procura”)

2013 i cui esiti sono scaricabili da questa pagina web contenente la Relazione del garante dell’AIA del 12 giugno 2013:

http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/38710.html

Rispetto alla precedente verifica del 567 marzo 2013 sono state riscontrate due nuove violazioni all’AIA.

La persistenza delle criticità ha ampiamente fatto parlare la stampa:

ILVA: RILEVATE ALCUNE CRITICITÀ DALL’ISPRA CIRCA LO STATO DI ATTUAZIONE

DELL’AIA

http://www.tvtaranto.it/2013/06/06/ilvarilevatealcunecriticitadallispracircalostatodiattuazion

edellaia/

Video sull’ILVA

Le emissioni non convogliate

Vi sono alcuni filmati (segnalati a titolo puramente esemplificativo) che evidenziano la persistenza di anomalie nell’ILVA:

Emissioni non convogliate del 7/6/2013

http://tinyurl.com/ozqk5f4 (autore Luciano Manna)

Emissioni non convogliate del 21/6/2013

http://tinyurl.com/qdwaj66 (autore Luciano Manna)

Tali video non rappresentano casi eccezionali ma eventi che si presentano con regolarità e che sono indicatori di una non adeguata applicazione dell’AIA. Gli effetti delle emissioni notturne si evidenziano la mattina con una striscia orizzontale sulla città segnalata al Garante dell’AIA ILVA con lettere e foto di questo tipo: http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/38639.html

I video notturni girati la Luciano Manna (segnalati al Garante dell’AIA ILVA) sono una conferma se ce ne fosse stato bisogno di video che hanno in passato fatto il giro del web grazie alla telecamera ad infrarosso di Fabrio Matacchiera, come ad esempio questo:

Emissioni non convogliate del 14/2/2013

http://tinyurl.com/qyhkazk (autore Fabio Matacchiera)

Le polveri sottili e la sabbia del Sahara

Secondo il commissario straordinario dell’Ilva Enrico Bondi gli sforamenti delle polveri sottili sarebbero attribuibili a Taranto alle polveri del Sahara. E’ stata fatta una verifica con un video:

Ilva, Bondi e la sabbia sahariana. Un video lo smentisce

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/24/ilvabondiesabbiasaharianavideosmentisce/

635400/

Il video ha fatto parlare moltissimo per la sua evidenza, tanto che anche l’Ansa lo ha citato:

Ilva: ambientalisti, Bondi smentito da un video

Peacelink, non c’e’ sabbia sahariana ma polveri parchi minerali

(ANSA) TARANTO,

24 GIU ”

Le dichiarazioni del commissario straordinario Ilva Enrico Bondi, secondo il quale i recenti picchi di polveri nel quartiere Tamburi, sopra i limiti, sarebbero in gran parte riconducibili a sabbia sahariana, vengono smentite con una calamita: se fossero polveri del Sahara, non sarebbero nere e non si attaccherebbero alla calamita”. Lo sottolinea Peacelink, diffondendo un video girato in casa di Peppino Corisi, un operaio Ilva morto di tumore un paio d’anni fa.

8

Il principio “chi inquina paga”

Inadempienze della Provincia

L’avvocato Marurizio Pernice del Ministero dell’Ambiente ha sollecitato la Provincia di Taranto ad individuare il soggetto che ha prodotto l’inquinamento del quartiere Tamburi di Taranto, di cui si dovrà effettuare la bonifica. Tale sollecitazione è stata avanzata da PeaceLink con formale richiesta durante l’incontro con il ministro dell’Ambiente , nel quale 9 è emerso un quadro sconcertante di rimpalli di responsabilità all’obbligo di individuare la fonte inquinante al fine dell’applicazione del principio “chi inquina paga”.

La risposta è giunta dal Ministero dell’Ambiente il 6 giugno 2013 con email di Pagnozzi Carmine (Pagnozzi.Carmine@minambiente.it): “Con riferimento alla richiesta di informazioni pervenuta,

8 Fonte: Ansa 24 giugno 2013

http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/istituzioni/2013/06/24/IlvaambientalistiBondismentitoun

video_

8920204.html

9 Vedere http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/38713.html

su indicazione del Direttore Generale, Avv. Maurizio Pernice, si invia in allegato la nota indirizzata alla Provincia di Taranto con protocollo n. 37274 del 23 maggio 2013”.10

Denuncia civile di un hotel

Il principio “chi inquina paga” continua a rimanere lettera morta, tanto che un noto hotel di Taranto ha chiesto un risarcimento all’ILVA, agli enti locali e all’Arpa:

(ANSA) BARI,

6 LUG Chi ha inquinato Taranto, chi ha permesso che accadesse non controllando e anche chi ha lanciato l’allarme “ha arrecato un danno al turismo della città”: per questa ragione le strutture ricettive chiedono i danni. Ad aprire quella che, potrebbe diventare una class action è stato il Grand Hotel Delfino che nelle scorse settimane ha denunciato civilmente l’Ilva ma anche Regione, Comune, Provincia e Arpa chiedendo loro un risarcimento per aver contribuito a creare “Taranto città delladiossina”.

11

Dati sanitari

Per fornire un quadro complessivo dei dati sanitari, abbiamo raccolto la documentazione nella cartellina elettronica “dati danitari” consultabile su:

http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/i/3572.html

In tale cartellina si possono consultare i dati della perizia epidemiologica commissionati dalla Procura di Taranto e altre importanti fonti di documentazione, come ad esempio la relazione del dott. Agostino Di Ciaula (ISDE) che ha recentemente relazionato di fronte ai parlamentari della Commissione ambiente evidenziando come la Valutazione Danno Sanitario realizzata da Arpa Puglia fornisca dati tutt’altro che tranquillizzanti per il futuro relativamente alle esposizioni ai cancerogeni nel quartiere Tamburi di Taranto: “Almeno 12.000 residenti riferisce il dott. Di Ciaula sulla base dei dati Arpa Puglia continueranno ad essere sottoposti a rischio elevato di tumore maligno a causa dell’inquinamento industriale prodotto da ILVA”12 .

Garante dell’AIA ILVA

Sul sito del Garante dell’AIA ILVA vi è il lungo elenco dei controlli dell’ISPRA (organo tecnico)

10 Anche questo documento può essere rintracciato e scaricato, sulla base della data, dall’archivio documentazione consultabile su http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/i/3571.html

11 Fonte: Ansa 6 luglio 2013

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2013/07/06/IlvahotelTarantocitadanniazienda_

8984763.html

12 Cfr. http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/38714.html

Ministero dell’Ambiente deputato ai controlli e all’accertamento delle violazioni dell’AIA). Dopo i controlli dell’ISPRA del primo trimestre (da cui emergevano molte e gravi violazioni dell’AIA) si sono recentemente aggiunti i controlli dell’ISPRA del secondo trimestre che hanno confermato le violazioni precedenti, aggiungendone di nuove. Dopo questa secoda ondata di controlli è partita la “Diffida ministeriale per inosservanza delle prescrizioni” del 14 giugno 2013, i cui contenuti possono essere visualizzati sul sito del Garante dell’AIA:

http://www.isprambiente.gov.it/it/garante_aia_ilva/aiaecontrolli/

diffidaministerialeperinosserva

nzadelleprescrizioniautorizzativeecomunicazioniconseguenziali

Il Prefetto avrebbe dovuto emanare delle sanzioni (che possono giungere ad una multa fino al 10% del fatturato dell’azienda) che però non sono state emanate. Il timore è che la nuova legge “Salva Ilva” in discussione in Parlamento servirà a modificare l’AIA attuale formulandone una nuova più “elastica” con una procedura speciale basata su tre esperti, visto che l’ILVA non riesce ad attuare l’attuale AIA.

Il Garante ha ricevuto numerose segnalazioni da cittadini e associazioni. Su impulso di PeaceLink ha fornito ad Alessandro Marescotti (presidente di PeaceLink) questa risposta complessiva in data 8 luglio 2013: “Tutte le segnalazione, da parte di cittadini o enti, pervenute al garante sono state immediatamente trasmesse, con richiesta di accertamenti ed informative, all’ Ispra e all’ Arpa Puglia, dando comunicazione alle parti degli accertamenti eseguiti. Alla sezione “Aia e controlli” del sito “GaranteAiaIlva” sul portale web dell’Ispra (e di numerosi altri portali) e, più precisamente, alla sub sezione “segnalazioni, riscontro e altre notizie” sono pubblicati tutti i risultati conseguiti. Degli accertamenti effettuati i tecnici dell’ Ispra e Arpa Puglia hanno tenuto conto anche nel corso delle verifiche trimestrali effettuate.

Tutte le violazioni riscontrate nel corso della prima verifica trimestrale sono state contestate al gestore ed il relativo rapporto è stato trasmesso al Prefetto di Taranto. Non risulta che allo stato il Prefetto abbia pronunciato alcuna ordinanza.

Informazioni più dettagliate sono contenute alla sezione “Aia e controlli” dell’indicato sito, ove alla sezione “contatti con il garante” è riportato anche il mio rapporto del 2 luglio u.s., predisposto in vista della prima relazione semestrale del Ministro dell’ambiente. Ritengo che Lei sia già a conoscenza che sul sito, alla sezione “monitoraggio della Commissione europea”, è pubblicata tutta la corrispondenza intercorsa con il ministero nell’ambito del progetto Eu Pilot. Vitaliano Esposito, Garante AIA ILVA”.

Dossier aggiornato all’11 luglio 2013

a cura di

FONDO ANTIDIOSSINA PEACELINK

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