Il decreto legge “Terra dei Fuochi” diviene legge e l’Italia riduce il rispetto delle direttive europee

Il decreto legge “Terra dei Fuochi” diviene legge e l’Italia riduce il rispetto delle direttive europee

Il decreto legge  n.136 “Terra dei Fuochi” è stato approvato dal Senato mercoledì scorso ed è legge con 174 sì e 58 no del Movimento 5 Stelle e della Lega Nord; l’astensione di SEL in Senato ha avuto valore di voto contrario. Non sono state apportate modifiche al testo approvato in precedenza dalla Camera

La legge, che definisce il reato di combustione illecita dei rifiuti, concede poteri speciali al Prefetto di Napoli,  obbliga alla mappatura di terreni inquinati,  consente l’uso dell’esercito ed impone lo screening gratuito per i territori della Campania e della Puglia per cui sono stati previsti stanziamenti di 50.000.000 di euro per quest’anno e il prossimo.

Norme sul dissesto idrogeologico, misure per la sicurezza agroalimentare in Campania ed interventi di monitoraggio, fanno ben sperare i sostenitori della legge che prevede, inoltre, principi di trasparenza e concorrenza degli interventi di bonifica e l’utilizzo dei beni confiscati alla criminalità per le bonifiche.

Per la parte riguardante l’Ilva,  aumentano i poteri del commissario straordinario per l’attuazione delle misure del piano ambientale.  Si cerca di reperire risorse per l’AIA (autorizzazione integrata ambientale)  con aumento di capitale, cessione di azioni, sblocco dei beni sequestrati. E’ prevista una speciale procedura per l’autorizzazione alla realizzazione degli interventi previsti dall’AIA.

Certo molte polemiche, ben documentate, percorrono le vie del web e di tutta quell’informazione che non intende cedere agli ottimismi, non sempre genuini, di quella parte politica che ha consentito per anni, Il disprezzo per la salute, in nome di affari incommensurabili, condivisi senza alcun senso di colpa.

Giovedì 6 febbraio 2014, Il Fatto Quotidiano ha pubblicato un articolo di  Alessandro Marescotti, noto rappresentante di Peacelink,  con cui viene sottolineato come, con  questa legge, l’Ilva,  potrà produrre indisturbata non rispettando le prescrizioni europee del 20%.

Per intenderci, Marescotti afferma che “la direttiva europea IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control) impone il rilascio di un’autorizzazione per tutte le attività industriali che presentano un potenziale inquinante. Tale autorizzazione viene definita AIA, (autorizzazione integrata ambientale) e può essere concessa solo se vengono adottate le migliori tecnologie disponibili e se vengono così rispettate determinate condizioni ambientali per far sì che le imprese stesse si facciano carico della prevenzione e della riduzione dell’inquinamento che possono causare”. Dunque viene concesso, ad una azienda inquinante, di rispettare solo all’80% le norme a favore della salute di una comunità. Ed in quel 20%  di zona franca, per l’Ilva, come ritiene il noto ambientalista di Peacelink, potrebbero rientrare i parchi minerali che da sempre, con le loro immense polveri condannano la popolazione all’incubo di una malattia certa o eventuale. La sanatoria si estende a tutti gli stabilimenti italiani inquinanti.

Ma vi è un’altra ombra relativa alla giornata dell’approvazione in legge del decreto 136  e riguarda l’arrivo in aula  del decreto legge “Destinazione Italia” in cui all’articolo 4, si stanno effettuando modifiche alla legislazione in vigore. Se si approvassero tali norme si giungerebbe ad un condono sotto forma di credito d’imposta, ai responsabili dell’ inquinamento del 3% del territorio, quel territorio che coincide con i Siti di Interesse Nazionale (SIN) e d’Interesse Regionale (SIR). I siti coinvolti riguardano 200 comuni e  5.000.000 di persone costrette a vivere, lavorare e respirare a contatto di metalli pesanti, idrocarburi, amianto ed altre sostanze cancerogene.

La contestazione per l’approdo in aula del decreto “Destinazione Italia” è guidata dal Coordinamento Nazionale Siti Contaminati (CNSC), nato il  22 ottobre 2011 per riunire comitati ed associazioni, impegnati sul fronte dell’inquinamento.

Il CNSC vuole impedire che l’art. 4 del decreto in questione, regali soldi delle bonifiche agli inquinatori. L’articolo -afferma un comunicato dell’associazione – prevede una nuova modalità per la firma di accordi di programma per la reindustrializzazione che sembra una sanatoria per i responsabili della contaminazione. Gli inquinatori, firmatari dell’accordo di programma col Ministero dell’Ambiente e con quello dello Sviluppo Economico, verrebbero esonerati dagli obblighi di bonifica sul sito oggetto dell’accordo.

Risulta dunque evidente, il ruolo imprescindibile, di tutte quelle associazioni che riescono in modo approfondito e competente, a controllare chi dovrebbe tutelare il rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini; un paradosso a cui ci stiamo piacevolmente abituando.

MARIA LASAPONARA

 

 

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