SAVA. CAPPELLINA RURALE “SANT’ ELIGIO”

SAVA. CAPPELLINA RURALE “SANT’ ELIGIO”

Un antico luogo di culto trasformato in discarica di immondizie

E’ trascorso un mese dall’ inizio della “raccolta differenziata” e purtroppo tra tanta gente che ha il rispetto del vivere civile, c’è anche chi incivilmente preferisce vivere ai margini della società e comportarsi come meglio crede magari gettando i sacchetti di immondizie nelle campagne, o addirittura oltraggiare antichi luoghi di culto abbandonandoli davanti agli altari dove un tempo si celebrava la messa.

Mi riferisco alla cappella rurale di Sant’ Eligio, presso la “Masseria Petrose”(area sottoposta a vincolo paesaggistico) dove sino agli anni ’60 i popolani si riunivano le Domeniche e i giorni festivi per ascoltarvi la messa. Il manufatto risale al XV sec. e nell’anno 1814 (cenni di Sava nella storia) e precisamente il 21luglio, con permesso della Curia fu benedetta dall’ arciprete Luigi Spagnolo- Depredata dal pavimento dell’epoca, realizzato con antiche “chianche”, e dal marmo che ricopriva l’altare,la cappella Sant’Eligio ancora oggi, malgrado il degrado ambientale dovuto allo stato di abbandono in cui versa, conserva dei pregevoli affreschi che adornano le pareti impregnati di umidità dovuta alle copiose infiltrazioni di acqua piovana.

Ne l novembre del 2012 le evidenti condizioni di precarietà strutturale, che potevano essere una fonte di pericolo per la pubblica incolumità ( soprattutto per quei ragazzi che spesso si riunivano nel suo interno), mi portarono a richiedere l’intervento dei Vigili del Fuoco di Taranto i quali, dopo aver effettuato il sopralluogo( la sera del 7 novembre) ne attestarono l’effettivo pericolo.

Nel Verbale n. 14944 del 9/11/2012 del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Taranto, indirizzato tra gli altri anche al Sindaco di Sava, veniva riportato quanto segue: “constatata la presenza di numerose lesioni in tutta la struttura nonché la facilità di accesso nella stessa, detto fabbricato necessita di URGENTI interventi di ristrutturazione, nelle more di quanto scritto occorre interdire l’accesso nelle aree di consistente pericolo”. Successivamente al sopralluogo, con propria nota del 26 novembre 2012, segnalava al Sindaco e al Comando di P.M. la presenza di un’ antico pozzo dalla profondità di circa 8 metri sprovvisto di copertura e accorpato nel “Catasto Onciario” alla proprietà della “Masseria Petrose” e della “Cappella S. Eligio”.

Trascorsi tre mesi senza che vi fosse stato alcun intervento inerente a quanto da me e dai Vigili del Fuoco precedentemente segnalato e verbalizzato, con altra nota del 7 febbraio 2012 indirizzata ancora una volta al Sindaco chiedevo che venissero adottati i provvedimenti consequenziali ai fini della tutela della pubblica incolumità, ma anche per preservare ciò che restava dell’antico manufatto, patrimonio storico culturale.
A tutt’oggi la situazione di pericolo sia per la presenza del pozzo scoperto che per la Cappella Sant’Eligio NON E’ VARIATA anzi, a distanza di circa sette mesi dal sopralluogo dei Vigili del Fuoco, E’ULTERIORMENTE PEGGIORATA in quanto, oltre a non aver provveduto a far transennare l’accesso e quindi a non aver tutelato la sicurezza pubblica, ora questo patrimonio culturale ancor prima che possa crollare(e speriamo che ciò non accada) ha iniziato a trasformarsi in un “ripostiglio di immondizie”.

Ovviamente tutto quanto ciò “grazie” all’incuria della proprietà ma anche all’inerzia e all’ indifferenza sin qui dimostrata da parte di coloro che da tempo sarebbero dovuti intervenire e non lo hanno fatto.

Mimmo CARRIERI

viv@voce

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