ILVA TARANTO. GLI INTERVENTI BONIFICA E L’OCCUPAZIONE

ILVA TARANTO. GLI INTERVENTI BONIFICA E L’OCCUPAZIONE

Con le notizie che l’Ilva vuole mettere in cassa integrazione, per due anni, circa 6.500 lavoratori per bonificare lo stabilimento, ci si chiede chissà quali saranno le  mire che la stessa ha per lo stabilimento in questione

Quali saranno i prossimi passi ? Chissà. Una cosa è certa, chiunque è in grado di rendersi conto che fermare la produzione per tanto tempo, vorrebbe dire perdere i clienti e tutte le commesse in essere. In tal caso sarebbe impossibile far ripartire lo stabilimento, e i soldi impiegati per il suo risanamento, sarebbero soldi buttati al vento come i posti di lavoro. Si finirebbe per  mettere sul lastrico una intera collettività, e ciò  a caduta, andrebbe a ripercuotersi sull’intero paese con un disastro economico oggi incalcolabile e sicuramente, di proporzioni più che mai catastrofiche. <<Perciò, noi, che abbiamo a cuore le sorti dell’Italia, delle nostre aziende, e che non vorremmo vada perso nessun posto di lavoro  – ci dicono Primo Bozzato di Torino e Bruno Pozzessere di Lizzano (Ta) – semmai crearne, perché il lavoro è sacro e nessuno ha il diritto di metterlo in pericolo, rilanciamo la proposta di soluzione già presentata>>. Di cosa si tratta nello specifico? Di un piano già presentato lo scorso novembre ora migliorato, “Stabilimento Ilva Città di Taranto Siderurgia Ecocompatibile”.

Le aree interessate risultano la Cokeria, l’Altoforno, i Parchi minerali e il Sistema nastri scarico minerali in zona portuale. I tipi di intervento previsti riguardano filtri equipaggiati con sistemi elettrostatici ad altissima tensione capaci di catturare particelle di polvere fino a “pm 5” e “pm 2,5”e dotati di singoli elementi operanti con sistemi elettromagnetici ad altissima frequenza modulabile incaricati di agevolare la cattura degli elementi più leggeri e i sistemi di bombardamento con emissioni elettromagnetiche emesse da generatori Megger incaricati di colpire con sufficiente energia le macromolecole create durante le reazioni di combustione fra elementi quali l’idrogeno, il carbonio e i formanti sistemi policiclici, in particolare il benzo(a)pirene. I sistemi di filtraggio saranno pertanto mirati alla pulitura dei fumi emessi durante l’evoluzione del processo tecnologico. I sistemi di dissociazione basati su trasferimento di energia mediante onde elettromagnetiche ad altissima frequenza serviranno per la rottura dei legami molecolari delle strutture policicliche come il benzo(a)pirene.

Le polveri catturate durante i filtraggi elettrostatici inseriti allo scarico dei vari processi tecnologici potranno essere recuperate rimettendole (quelle ad alto contenuto metallico) direttamente alla bocca superiore dell’altoforno eventualmente previa operazione di pelletizzazione. I costi stimati riguardano i filtri elettrostatici per trattamento emissioni altoforno,  acciaieria, e cokeria, per quest’ultima anche il sistema di dissociazione per emissioni, poi i sistemi di aspirazione e copertura zona parchi minerali e area portuale. Fin qui il progetto presentato a novembre con tempi stimati di 24 mesi per realizzare le coperture ed aspirazioni, 30 mesi per i filtraggi elettrostatici e 36 mesi per la dissociazione molecolare del  trattamento benzo(a)pirene. <<Questo progetto è stato migliorato assicurando oltre alle soluzioni dai costi previsti a novembre di 2,8 miliardi,  la garanzia di costruire entro 14 mesi due altiforni medi modernissimi, dotati di tutte le sicurezze produttive ed ambientali richieste, in una zona un po’ più lontana da Taranto, così da cominciare a decentrare sensibilmente lo stabilimento, che nel frattempo avrà già subìto una buona parte di trattamento per la sua bonifica che continuerà fino ad ultimarsi>> hanno concluso i due promotori. 

Sempre secondo loro è  importantissimo che lo stabilimento prosegua nella sua produzione regolare, mantenendo gli impegni con i clienti e la produzione stabile, sapendo che in 14 mesi si potrà già lavorare in un ambiente sano e con  impianti più produttivi, adatti ad acquisire nuove commesse di lavoro e quindi ulteriori posti di lavoro con un ovvio ulteriore guadagno per l’azienda. Ultima postilla di non poco conto è che il capitale messo a disposizione dal gruppo formatosi a supporto di questa soluzione tecnico-finanziaria, stimato attorno ai 5,5 miliardi circa non sarebbe da rimborsare ma entrerebbe nel capitale sociale dell’Ilva, con l’entrata così di un nuovo azionista.

Vito Piepoli

viv@voce

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