I SINDACI DI SAVA NEI PASSATI DECENNI. OLINDO CAMASSA: IL TRIBUNO DEI SAVESI / 3

I SINDACI DI SAVA NEI PASSATI DECENNI. OLINDO CAMASSA: IL TRIBUNO DEI SAVESI / 3

Olindo Camassa è stato un personaggio politico non affatto malleabile, fisicamente imponente, risultava un politico di stazza superiore a tutti gli altri nostri politici locali della sua epoca

Olindo Camassa è stato un personaggio politico savese nello scorso secolo che ha occupato spesse volte la scena politica del nostro paese e risultando, in alcuni momenti storico – politici, anche il timoniere del Palazzo Municipale. Viene lecita la domanda ad un savese che non lo ha mai conosciuto: chi era Olindo Camassa?

Nacque nel secondo ventennio degli inizi del novecento, savese da diverse generazioni. Partecipò alla seconda guerra mondiale nell’aereonautica militare italiana e stette in Croazia, nella Bosnia, nell’Africa del Nord e alla fine della guerra ritornò a Sava e si sposò.

Nella fase post bellica Olindo Camassa era animato da idee fortemente comuniste ma abbandonò il Partito Comunista Italiano nella seguente storica scissione nazionale negli anni ’50. In seguito aderì alla componente socialista di Luigi Saragat,  diede i natali al partito del sol nascente il quale prese il nome di Partito Socialista Democratico Italiano e lo rappresentò in seno al Consiglio comunale savese per diverse volte.

Dopo i dissidi all’interno del suo PSDI, abbandonò questa compagine politica e fondò a Sava il nuovo Partito Repubblicano Italiano, dove iniziavano a sgambettare Nini Decataldo e Lillino Ariano: questi ultimi ben presto iniziarono ad occupare la scena politica locale e provinciale. Agli inizi degli anni ’70, Olindo Camassa fu eletto Consigliere provinciale ed ottenne nella Giunta amministrativa jonica l’incarico all’Assessorato alla caccia, alla pesca e all’agricolatura.

Dopo questa esperienza amministrativa uscì dal PRI e fondò a Sava la lista civica del “Cavallino rampante”: fu eletto sindaco di Sava agli inzi degli anni ’70 ma fu defenestrato dalla stessa Amministrazione che lo aveva eletto, sostituendolo con il democristsiano Salvatore Buccoliero.

Istituzionalmente Sava si trovò, in quell’anno, con due Sindaci! Olindo Camassa contro questa decisione ricorse al Tar il quale approvò il suo ricorso e fu decretato lo scioglimento del Consiglio comunale. Con questa decisione del Tar fu fissata la data delle nuove elezioni comunali nel 1979. Questa decisone del Tar  fu  il suo cavallo di battaglia, il quale lo portò al successo elettorale in seguito: si legò al dito questa decisione del Consiglio comunale savese di quest’epoca, senza risparmiare accuse e attacchi a chi lo aveva estromesso dalla guida del paese.

Attacchi accesi contro la DC guidata da Salvatore Buccoliero, attacchi contro il Psi guidato da Bruno D’Oria.

Questo “defenestramento” del Sindaco Olindo Camassa, portò Sava alla ribalta della cronaca nazionale e addiritttura Maurizio Costanzo, che allora dirigeva un famoso settimanale a diffusione nazionale, titolò un suo articolo su Sava: “Sava: due Sindaci per questo piccolo paese del tarantino”.

La successiva tornata elettorale sancì un plebiscito per Olindo Camassa: cinque Consiglieri comunali alla sua lista civica “Cavallino rampante”.

Lui capolista suffragato da oltre cinquecento preferenze. I neo eletti della lista civica iniziarono a occupare i seggi per la prima volta nel Consiglio comunale savese. Oltre al decretato responso elettorale pro-Camassa la Dc ebbe un lieve calo, passò da 11 seggi a 9 il Pci crollò, passando da 9 seggi a 5 seggi, il PSDI di Lillino Ariano era presente con quattro seggi, l’MSI di Gaetano De Santis aveva il suo unico rappresentanto istituzionale, il PSI di Bruno D’oria aveva due seggi, il PRI di Ninì De Cataldo ne conservò altri due.

Alla luce di questo risultato elettorale il verdetto fu: i savesi volevano il “loro” Sindaco.

Olindo Camassa riceveva quel premio elettorale che tanto aspettava e che tanto aveva combattuto per averlo. Da questo nuovo assetto politico, e dagli accordi presi tra le forze politiche di maggioranza, nacque l’Amministrazione “Camassa”: costituita dalla DC  di Salavatore Buccoliero, dal PSDI di Lillino Ariano e dal “Cavallino rampante”, per un totale di diciotto Consiglieri comunali su trenta eletti .

Dopo i primissimi mesi dall’insediamento della nuova Amministrazione “A-B-C” (Ariano,Buccoliero, Camassa) di incapacità e di lottizzzazione selvaggia, il Consiglio comunale era gremitissimo di savesi: spettatori che assistevano a un nuovo scenario poilitico. Camassa, il loro tribuno, si doveva difendere dalle accuse pesantissime dell’opposizione: “Avete solo occupato le sedie, e pertanto non siete neanche buoni a scaldarle!”.

Era questa l’accusa più grande che veniva rivolta all’Amministrazione A-B-C. Il sogno di Olindo Camssa era questo: diventare primo cittadino savese e guidare Sava. Il successo elettorale ottenuto spiazzò tutta la politica locale dell’epoca e anche in questo caso, come in tutti gli altri casi, valeva la regola che non basta vincere le elezioni, è il seguente governare che mette in mostra la capacità e l’abilità di chi è stato premiato dall’elettorato.  Ma  così non è stato.

Olindo Camassa è stato un personaggio politico non affatto malleabile, fisicamente imponente, risultava un politico di stazza superiore a tutti gli altri nostri politici locali della sua epoca. La marca preparazione politica era accompagnata dalla sua capacità dialettica, lo collocavano ad un livello superiore. Si arenò, politicamente, nel suo stesso mito.

Risultando una meteora che aveva ballato solo una stagione, piena, nel grande firmamento delle costellazioni della politica savese, fatta di marpioni e di  astuti politicanti, molto dediti al mercato elettorale. Restò “imbrigliato” nella tela che gli avevano teso, gli stessi alleati, per demolirlo.

Non riuscì a dare al paese quella svolta che aveva promesso in tutta la sua carriera politica, vuoi per il tipo di alleanza, vuoi per gli ostacoli che gli stessi alleati di governo locale gli avevano posto (micidiali questi), e alla fine è sempre valido il concetto: il successo elettorale deve essere seguito dai fatti.

Forse la sua era una astrazione, pur di arrivare a comandare Sava ma al traguardo si arriva con alleati leali e che quelle oratorie, seppur lodevoli qualità, servono solo per il tempo che occupano.

Grande comunicatore e grande incantatore, Piazza San Giovanni sempre gremita all’inverosimile di savesi che ascoltavano con occhi e orecchi attenti il “loro” tribuno

Da una cosa frivola, politicamente parlando, lui riusciva a costruire un castello su cui attaccare gli avversari politici. Il clima dell’epoca era caratterizzato da aspri scontri verbali, personalismi esasperati, invidie che superavano la decenza, da giochi e giochini vari delle correnti all’interno dei partiti, e soprattutto in quello della vecchia Dc dove, tutti si ostacolavano a vicenda pur di penalizzarsi e ostruire la strada a chi, in quel momento storico, emergeva.

Le segreterie dei partiti che guidavano il paese funzionavano da Ufficio di collocamento per l’occupazione nelle strutture dello Stato, il manuale Cencelli (quanti voti hai, tanto ti tocca!) era sempre a portata di mano. Manovre guidate da menti raffinate che hanno sulla coscienza un atto di accusa grave: non aver fatto crescere Sava.

Segreterie politiche che erano dei veri e propri centri di potere che determinavano, particolare curioso questo ma vero,  anche la semplice sostituzione  di una lampadina della pubblica amministrazione o addirittura un potenziale allacciamento alla rete idrica pubblica! I savesi si lasciavano sedurre da Olindo Camassa e dal suo modo di padroneggiare sul palco quando scandiva accuse, puntando il dito e individuando con nome e cognome coloro che, a suo parere, ostacolavao la crescita del nostro paese.

Bersagliava spesso Salvatore Buccoliero della Dc e il socialista Bruno D’Oria: quest’ultimo era pronto a rispondergli per le rime, Ninì De Cataldo risultava meno chiamato in causa.

Giacomino Cerfeda, con i suoi altoparlanti montati sulla sua seminuova 124 Fiat, girava il paese annunciando la replica dei diversi politici chiamati in causa da Olindo Camassa. Camassa amava passeggiare in Piazza San Giovanni tutte le sere con il suo modo di camminare e di proporsi in modo maestoso, di bell’aspetto ben curato, elegante e imponente, con le continue fermate dei savesi a chiedergli questo o quello.

L’esperienza di primo cittadino durò appena due anni, il suo gruppo entrò nel PSDI di Lillino Ariano e Olindo Camassa abbandonò subito la scena politica savese per motivi di salute.

L’ex sindaco Paolo Milizia, sindaco dei savesi negli anni ’70, parlando di Olindo Camassa mi disse: “E’ stato un personaggio politico locale che apparteneva a un livello superiore rispetto al nostro. Nella sua carriera politica gli è mancato un preciso indirizzo politico da percorrere. Aveva tutte le qualità”. Già. E’ stato questo Olindo Camassa. Il tribuno dei savesi.

Morì nel 1984, nel giorno esatto del suo sessantasettesimo compleanno.

Giovanni Caforio

viv@voce

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