Caso Gugliotti: revenge porn tra genere e potere

Caso Gugliotti: revenge porn tra genere e potere

A Giovanni Gugliotti, sindaco di Castellaneta (TA) da 9 anni e presidente della provincia di Taranto da 2 anni, e alla sua famiglia giunge la solidarietà di Hermes Academy, Arcigay Strambopoli QueerTown Taranto e Coordinamento Taranto Pride

L’esponente politico di destra, sposato e padre di due figli, qualche tempo fa ha denunciato di essere stato filmato a sua insaputa in un B&B e di essere stato perseguitato con dei falsi profili social in diverse occasioni. Aggiunge che sono state diffuse sue storie personali, intime.

In queste ore sono stati diffusi dettagli sugli esiti delle indagini. Si fa riferimento a materiale video girato in un B&B, che documenta l’incontro con una donna. Tre le persone a cui sono stati indirizzati avvisi di garanzia e i cui dispositivi elettronici sono stati sequestrati per essere esaminati: un maresciallo dei carabinieri della guardia forestale, un consigliere di maggioranza al Comune di Castellaneta, un ex imprenditore attualmente titolare di una cooperativa di servizi turistici.

Capi di imputazione sollevati dalla Procura della Repubblica sono intercettazione illecita, intromissione illecita nella vita privata di Gugliotti, diffusione illecita, diffamazione.

«Quanto è accaduto – commenta Ilenia Taranto, responsabile progettazione Hermes Academy – è gravissimo. Penso che questo tipo di minacce siano deplorevoli. Violano la privacy. Le persone ree vanno trovate e affrontare conseguenze penali. Sono e siamo solidali con il sindaco Gugliotti.»

«Ogni volta che si pensa a una vittima di revenge porn – riflette Eva Cassano, ARTivista del Gruppo Giovani di Arcigay Strambopoli QueerTown Taranto – si pensa a una donna, fragile e indifesa, magari lasciata dal suo ex fidanzato tossico.

E invece no. Stavolta la vittima di revenge porn è una nota autorità, un sindaco del centro-destra, chi se lo immaginerebbe?

Chiunque può davvero esserne colpito, ecco perché è importante contrastare tuttə il fenomeno e stare vicino alle vittime.

È stato orrendo il piano degli antagonisti di Gugliotti: inserire delle telecamere in una stanza di B&B in maniera tale da riprendere l’uomo sposato durante atteggiamenti intimi con altre donne. Tutto questo solo per far fuori il suo personaggio politico.

Purtroppo, bisogna dirlo: quando non si hanno argomentazioni politiche sufficienti per superare i consensi di un certo personaggio pubblico e lo si teme, le persone meschine vanno a scandagliare e a frugare nella vita privata della gente, illecitamente. Questo perché la società è ancora rimasta “medioevale”: dopotutto, perché una cosa del genere dovrebbe rovinare una carriera politica? Perché la vittima deve pagare ulteriormente, quando è già vittima?

Ci sarebbe da chiedersi: Gugliotti è forse l’unico uomo sposato che in una camera d’albergo intrattiene relazioni extraconiugali? No, di certo! Quindi perché portare all’attenzione mediatica un fatto privato che non interessa oggettivamente a nessuno? Perché il sesso viene usato e percepito dalla gente comune come motivo di ripudio e vergogna?

Se il sesso non fosse considerato sporco dalla gente comune, dal popolo, il crimine del revenge porn nemmeno esisterebbe, perché non avrebbe alcun riscontro.

Mi auguro che chi ha contribuito a questa faccenda vada in galera. E spero che la gente comune, se mai ci saranno delle elezioni, non si dimostri altrettanto meschina come quei criminali, non votandolo e facendo le vittime del finto perbenismo (se poi non lo votassero per motivi esclusivamente legati all’orientamento politico è un altro discorso). Come cittadini e come persone umane, non possiamo permettere a uno stupidissimo filmato porno (illecito) di ledere la carriera e la dignità di una persona, in fondo tutti fanno sesso o quasi, perché la gente si scandalizza ancora?»

 

Revenge porn tra genere e potere

di Roberta Frascella, Coordinamento Taranto Pride

È recente la vicenda del sindaco di Castellaneta (TA) Giovanni Gugliotti, il quale ha denunciato di essere vittima di quello che comunemente chiamiamo revenge porn. Infatti, è stato diffuso senza il suo consenso un suo video di un incontro con una donna ed è stato più volte perseguitato da persone che si nascondevano dietro falsi profili sui social network.

Si parla di revenge porn ormai da diversi anni, soprattutto in relazione a determinati gruppi nati su Telegram dai nomi estremamente eloquenti – che qui non ripeteremo – in cui migliaia di uomini diffondono senza consenso immagini e video di donne a loro vicine – compagne, mogli, figlie, nipoti, amiche e così via. A fare scalpore, tuttavia, nel caso specifico di Gugliotti è il fatto che si tratti di un uomo, che tra l’altro ricopre una carica pubblica e quindi con un certo grado di autorità.

Vediamo di approfondire un attimo il fenomeno. Innanzitutto, sarebbe meglio evitare la dicitura revenge porn e utilizzare quella di condivisione non consensuale di materiale intimo perché nella prima sono impliciti i concetti di vendetta e di pornografia, realtà parecchio distanti dalla violenza in questione: la vendetta avviene se qualcuno ha fatto un errore nei confronti di un altro – e inviare volontariamente foto o video intimi non è classificato come tale – e la pornografia prevede il consenso delle parti coinvolte. Si tratta, quindi, di una vera e propria violenza ai danni di una persona, che investe tutte le sfere della sua vita, da quella sociale a quella psicologica a quella familiare (il sindaco Gugliotti, ad esempio, è sposato e ha due figli).

Non si tratta di un fenomeno isolato, per quanto ne siano coinvolte maggiormente le donne, ma di un effetto della cultura patriarcale e maschilista in cui ciascunə di noi vive e agisce, anche inconsapevolmente. Sono stati costruiti degli stereotipi e dei modelli di maschilità comunemente accettati che prevedono il potere dell’uomo forte, capace di mettere a tacere i propri sentimenti, che gestisce e domina tutto ciò che lo circonda e che, non meno importante, stabilisce delle relazioni omosociali maschili grazie alle quali può performare quella che in gergo definiamo mascolinità egemonica, andando anche a danno di altri individui.

Sebbene la condivisione non consensuale di materiale intimo avvenga la maggior parte delle volte in relazioni strette, ad esempio in famiglia o tra partner, l’amore e i sentimenti non hanno nulla a che vedere con esso: si tratta, come nella più ampia cultura dello stupro, di dinamiche di potere.

Ed ecco che giungiamo al caso del sindaco di Castellaneta. Il potere è l’oggetto del desiderio da che mondo e mondo e, per ottenerlo, nel corso della storia si sono fatte guerre e sono morte moltissime persone, anche per futili motivi. Oggi non combattiamo più con le spade, ma con mezzi molto più fluidi e rapidi, quelli digitali: quale mezzo migliore per colpire una persona se non con un’immagine o un video, la cui circolazione può facilmente diventare virale?

Colpire il sindaco significa colpire allo stesso tempo un’autorità e la sede del potere tanto anelato per prendere il suo posto tramite il mezzo infido del ricatto, ma significa anche colpire una persona. Questo è il lato peggiore di tutti: la desensibilizzazione attuata dagli schermi non ci fa comprendere la portata negativa di questo attacco, dove la vittima è costretta a subire la gogna mediatica e personale, nell’ambito della sua famiglia, andando in contro magari alla vittimizzazione secondaria.

Significa, inoltre, andare a colpire in modo sottile anche le convenzioni di genere a cui siamo avvezzi e comprendere come si sgretolano sotto i nostri occhi poiché un mezzo comunemente utilizzato contro le donne può fare ugualmente male a un uomo e, in generale, a ogni persona.

Allora, probabilmente, mentre ci stringiamo con affetto attorno al sindaco Giovanni Gugliotti, gli garantiamo solidarietà in quanto associazioni Hermes Academy, Arcigay Strambopoli QueerTown Taranto e Coordinamento Taranto Pride e attendendo che le autorità facciano luce su quanto accaduto e su chi ha agito tale violenza, possiamo darci il tempo di riflettere sul fatto che la demolizione dei modelli di genere a cui ci conformiamo sin dall’infanzia possa diventare un passo di liberazione verso una vita più autentica, dove non si parlerà più di potere gerarchico, ma di potere condiviso, e di libertà di agire ed essere senza costrizioni o senza il timore che qualcuno venga a giudicarci, minacciarci, ricattarci, farci del male. E questo vale per tutte le persone, indipendentemente dal loro genere.

 

viv@voce

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