SAVA. La condanna per diffamazione a Dario IAIA: le sue ragioni che, francamente, non stanno né in cielo e né in terra

In un post il primo cittadino cerca di sminuire l’importanza del Decreto penale ricevuto

Aver riportato, fresca fresca, la notifica del Tribunale di Taranto avente come oggetto il decreto penale di condanna dello IAIA, sicuramente non è stata una bella cosa. Almeno per lui. E quindi, in un post pubblicato dopo pochissime ore, dopo l’articolo di Viv@voce, ha cercato di sminuire l’importanza della condanna che ha ricevuto per Diffamazione.

Vediamo prima cosa dice un Decreto penale e poi passiamo ai passi del suo post.

DECRETO PENALE

Il decreto penale di condanna è un istituto previsto dagli articoli 459 e seguenti del codice di procedura penale. La finalità della norma è quella di perseguire reati meno gravi senza una concreta attività di udienza e mediante un’istruttoria semplificata, accelerata e sommaria.

QUALI SONO GLI EFFETTI

Gli effetti del decreto penale di condanna equivalgono sostanzialmente a quelli di una sentenza di condanna: questa non potrà tuttavia che essere soltanto di tipo pecuniario. Con il decreto penale di condanna infatti non sarà possibile condannare l’imputato a pena detentiva (arresto o reclusione), e quest’ultima, ove prevista dalla norma penale, dovrà necessariamente essere convertita in pena pecuniaria (ammenda o multa).

E questo per quanto riguarda la spiegazione del Decreto penale.

Ora andiamo a quello che dice lo IAIA, citando i suoi passi e mettendo sotto le nostre considerazioni.

Ieri alcuni amici mi hanno informato di essere stato condannato per diffamazione. Onestamente, non me ne ero accorto, pur svolgendo da oltre vent’anni la professione di penalista.

Certo che lo IAIA si è accorto, in quanto la notifica l’ha avuto anche lui e molto prima di me. Infatti ha fatto appello e da qui è stato rinviato a giudizio. Se è come dice lui, dovrebbe svolgere meglio la sua professione.

Ed, in effetti, leggendo il titolo riportato da un giornalino locale, parrebbe proprio che io sia stato condannato.

Certo. IAIA è stato condannato. Oh grazie per il giornalino. Veramente gentile. Mi dico: non è che ha sbagliato con qualche giornale (ino) di qualche paese limitrofo?

Purtroppo per qualcuno, posso affermare, con la massima serenità, di NON AVERE RIPORTATO NESSUNA CONDANNA e che continuerò a lavorare, come sempre, per il bene della mia comunità.

No, mi spiace. E IAIA è un avvocato e queste cose le avrebbe già dovute sapere. Il decreto penale è già una condanna, anche se lui ha fatto l’opposizione e si va verso il primo grado di giudizio.

Spiace constatare che, anche in periodo di pandemia, si perseveri con questa azione demolitoria della mia persona finalizzata a farmi desistere dalla mia attività politica.

La tua persona? E qui sbaglia e di grosso. Lo IAIA non è una persona come tutti gli atri cittadini, lui è il primo cittadino di un paese, di una comunità ed è il massimo responsabile dei problemi amministrativi della nostra comunità. Se i savesi hanno fiducia nello IAIA, facciano pure. Sono liberissimi di farlo.

La condanna è frutto, e la memoria non mi inganna, di un Comizio fatto in Piazza San Giovanni il 12 giugno 2016. Con parole di fuoco, offese personali inqualificabili per un primo cittadino verso il direttore di un giornale (ino) sfoderate con estrema cattiveria.

L’unica colpa mia? Cercare di mettere in risalto le storture amministrative che subisce questo paese da chi, a turno, si insedia nel nostro Palazzo comunale.

Questi “amici” devono convincersi del fatto che noi andremo avanti sempre e proseguiremo, anche nei prossimi anni, con la stessa passione e voglia di cambiamento.

Non sono un “suo” amico, e non mi interessa esserlo. IAIA impari a rispettare chi non la pensa come lui. Io gli amici, quei pochi che ho, me li scelgo in base alla loro intelligenza e al rispetto che hanno verso di me. Io la coerenza, e la responsabilità nello scrivere me la prendo tutta, ma IAIA è pagato per risolvere i problemi del paese che languano ancora nonostante sono passati 10 anni di sua egemonia.

Giovanni Caforio

 

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