SAVA. 16 maggio. Viv@voce e i suoi 18 anni, vissuti in modo meraviglioso

Il nostro giornale ad un passo dai suoi primi vent’anni

Era il lontano maggio del 2004, ed esattamente era l’inizio della terza decade, che “armato” di floppy disk, di qualche cd-rom e foto varie arrivavo nella vicina Manduria e qui era pronta la tipografia per impaginare il primo numero zero di Viv@voce.

Con la registrazione della testata al Tribunale di Taranto, in attesa del numero di protocollo, Viv@voce poteva già cominciare a pubblicare le edizioni che voleva.

La gioia era tanta, come lo è anche tutt’ora, di essere riuscito a creare dal nulla un nuovo strumento di informazione nel nostro paese, paese questo che rispecchia una figura classica: il savese strafottente. Residente che ha  portato, grosso modo, avanti sempre ciò che gli interessava anche a scapito del bene comune.

Era questo Sava. E lo è ancora oggi. Forse nel nostro dna c’è questa strana macchia, ma ciò non mi ha fatto desistere, per nulla, nel progetto editoriale che, francamente sono sempre fiero di portare avanti.

In questo quasi ventennio abbiamo dato la voce a tutti, anche a chi non la pensava come Viv@voce. E questo lo abbiamo fatto. E non è facile per un giornale ospitare sulle sue colonne articoli che gli remano contro.

Abbiamo pubblicato quello che gli altri giornali non pubblicavano e non ci siamo mai sentiti paladini o portatori della verità in assoluto. 

Abbiamo lasciato la nostra impronta di libertà in tutto quello che scrivevamo e che continueremo a scrivere.

Senza mai scordare la modestia, stando spesso al fianco degli ultimi e criticando chi, tra i primi, non considerava gli ultimi.

Siamo entranti nei fatti, fatto inchieste che addirittura hanno avuto un rilievo nazionale e chi ci contattava, tramite web, per chiedere lumi su alcune inchieste di Viv@voce, le quali vedevano anche vittime economiche sparse nel territorio nazionale. E che grazie al nostro lavoro di informazione hanno dato un risultato positivo alle sentenze dei Tribunali di appartenenza.

La loro risposta era questa: “Avete un bel coraggio. Complimenti!”

Ma Viv@voce, nel suo dna è così.

Ma non scordo che abbiamo avuto quasi 80 redattori che hanno concluso il praticantato presso il nostro giornale finalizzato ad ottenere l’iscrizione all’Ordine Nazionale dei giornalisti.

E ai giorni nostri anche Eligio Galeone e Rosaria Ragni hanno coronato il loro sogno. Tutto questo grazie ad un untorello che ha insegnato a tutti che non importa quanto è grande un progetto editoriale. Ciò che importa è che esso sia sano e libero.

E molti a dire che Sava è fortunata, almeno su questo, ad avere un giornale così.

Con l’unica raccomandazione data ai redattori: scrivete quello che più vi piace ma fatelo con dedizione, magari innamorandovi del vostro scritto. E così è stato per tutti coloro che hanno lasciato Viv@voce e sono entranti, in pieno diritto, nel mondo dell’informazione e della comunicazione.

E siamo andati a testa alta ogni qual volta che qualcuno ci ha tirato per i capelli per portarci d’avanti al giudice. Da quando è nato Viv@voce mi sono recato nelle aule del Tribunale quasi una trentina di volte ma fiero delle nostre idee e delle nostre convinzioni e non abbiamo mai chinato la testa. Mai! 

E addirittura mi sono difeso, oltre alle classiche accuse di diffamazione, da accuse pesantissime come “istigazione a delinquere” e “stalking”.

Ma non ho mai avuto paura. Ho affrontato anche queste accuse infamanti e sono uscito a testa alta senza scordare che, in un ribaltamento della situazione, chi mi accusava di questi reati a sua volta era imputato per calunnia al cospetto del Giudice delle indagini preliminari. 

Qual era il colore del suo viso nell’aula del Tribunale? Più bianco della candeggina!

Poverino, nel dare consistenza alle due accuse sopra citate, diceva che i miei articoli gli provocavano uno stato di agitazione e di ansia. E al tempo stesso istigavano i savesi a commettere reati contro di lui.

Incredibile: non credevo di avere un potere così!

Oggi è un giorno come un altro. E’ un giorno in più di Viv@voce, porta sempre aperta a questo nostro paese.

E dove abbiamo ancora la forza di sburgiadare chi si crede a turno, nel dirigere la nostra Casa comunale, di essere l’unto del Signore, il quale è convinto di manipolare le menti dei savesi ed è convinto che Sava, la nostra Sava, è da ingoiare tutta d’un colpo.

Forse è ora di svegliarsi. Anche perché comincia ad essere tardi e non abbiamo più tante ragioni che possono giustificare i nostri errori.

Il paese è sotto gli occhi di tutti. E tutti i giorni notiamo il degrado ambientale, la mancanza di un assetto urbanistico e l’atavica mancanza della fogna pubblica.

Un saluto alla Fabrizio De andrè dal suo maggio francese, è d’obbligo: “Provate pure a credervi assolti, ma siete lo stesso coinvolti …”

Cercate, il più possibile, di non rinnovare la nomea del savese classico …

Giovanni Caforio

Lascia un commento