SAVA. La mancanza della fogna pubblica, l’incapacità della politica di risolvere il problema e quello che i savesi chiedono al nostro giornale

Sono molti i cittadini che ci chiedono lumi sulla situazione e della serie “A che punto stiamo?”, ecco la nostra semplice e modesta risposta al tema dell’articolo

Su tutta la vicenda “depuratore a Sava” non basterebbe certamente un articolo per spiegare cosa è veramente successo in tutto questo passato mezzo secolo. Ma il dato di fatto, amaramente, è che ancora oggi il nostro paese non si è ancora dotato di un servizio pubblico che quasi tutti i paesi hanno.

E andando al ritroso moltissimi errori sono stati commessi da tutte le amministrazioni che si sono succedute. Compresa, e non ultima nelle colpe, anche quella di Dario Iaia. Oggi la nostra comunità sta pagando un prezzo altissimo in tutti i sensi, ambientale su tutto. L’incapacità di risolvere questo atavico problema è dovuto, a mio parere, a chi ha avuto il classico pallino per le mani e non lo ha voluto far funzionare.

I motivi? Sono svariati ma, in politica, ci sono le responsabilità che inchiodano al muro chi aveva il potere di fare e non lo ha fatto. Ora contiamo gli anni. Contiamo i danni, su tutto la rete fognaria che serve il 90% del paese che non è stata collaudata e che, se dovesse amaramente non funzionare, ci sarebbe da smantellare tutto per poi rifare tutto daccapo.

Il depuratore consortile partirà o non partirà? La cosa più inverosimile è questa: sul tavolo ci stavano 15milioni di euro belli e pronti per risolvere definitivamente questo problema. E se Sava avesse voluto si sarebbe staccata dal progetto della Regione che, visto le continue diatribe tra i due Comuni, ha deciso arbitrariamente calando dall’alto il suo progetto. Ma Sava, in primis questa amministrazione, non ha voluto sedersi ad un tavolo e trovare assieme a Manduria un progetto alternativo che poteva andare bene a  entrambi i Comuni.

Ha voluto che il depuratore fosse consortile e lontano dal suo territorio. Manduria ha fatto ferro e fuoco contro il progetto della Regione ma non c’è stato verso da parte della Regione, forte del consenso di Sava. La città messapica ha manifestato nelle vie urbane e nelle sue marine dicendo fortemente “No allo scarico a mare” del depuratore. Molti sindaci del versante jonico salentino si unirono alla protesta legittima di Manduria.

E Dario Iaia, dov’era?

In quegli anni, proposi dalle colonne del mio giornale questo in tempi in cui le cose si potevano ancora aggiustare: Sava si stacchi dal progetto della Regione, prepari un progetto alternativo e affine al suo territorio, chieda i soldi che gli spettano sul Depuratore e se lo faccia a casa sua. E questo non è avvenuto. Gli amministratori savesi hanno preferito mandare la palla in tribuna e mandare allo sbaraglio, e lasciare sola, Manduria.

E qui poi si è creato un muro contro muro tra le due località limitrofe che, anziché cercare una soluzione idonea per entrambi i Comuni, hanno deteriorato i rapporti di buon vicinato. Infatti, a sentire i cittadini messapici, e non solo loro, di Dario Iaia dicono peste e corna sul suo comportamento.  Ai giorni nostri la costruzione del depuratore consortile è quasi finita. E non sappiamo ancora se partirà o meno in quanto ci sono troppe problematiche e svariati ricorsi giudiziari dalle associazioni ambientaliste.

Ma il dato di fatto, eclatante, è che le responsabilità politiche locali ci sono tutte. E Dario Iaia non è esente da colpe. Ha partecipato attivamente affinchè le cose andavano come stanno andando, cioè alle calende greche.

E in 8 anni di gestione municipale, se avesse voluto, a quest’ora Sava era pronta per gli allacci alla rete fognaria con il suo impianto di fitodepurazione nel suo territorio, senza andare a rompere i coglioni a casa degli altri.

Ma Dario Iaia è bravo a fare il teatrino con i suoi afecionados con la bava che esce dalla bocca e a dire quello che gli pare ma lontano dalle sue responsabilità. Sì perchè, secondo il nostro giornale, se Sava sta ancora così è anche colpa sua. E le sue colpe, anche su questo tema, non sono minime.

Povera Sava … a cè mani mà scjiì chappatu!

Giovanni Caforio

 

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