MANDURIA. Amministrative 2020/4. DUGGENTO, candidato sindaco: “Turismo, economia e servizi. Questi sono i punti cardini della mia coalizione”

Intervista a Dario Duggento candidato sindaco della coalizione “Patto per Manduria”

Come è cominciata la sua esperienza politica?

Ho iniziato a interessarmi di politica nel 2010 candidandomi in una lista civica nella coalizione che vedeva candidato sindaco Paolo Tommasino.

Dopo questo primo passo, dopo cosa è avvenuto?

Ho fatto parte di associazioni politico-culturali, oltre ad essere presidente dell’associazione forense messapica. Ho fatto sempre la mia parte sul sociale, anche se non ho mai fatto particolarmente politica attiva. A differenza di oggi, che mi trovo in questo ruolo molto importante per il futuro della mia città.

Costruire una coalizione ed essere insignito alla guida, non deve essere certamente una cosa facile. Non trova?

Sicuramente non è stato facile. Ma devo atto di avere avuto un aiuto straordinario  e costituito da una bella squadra. Un mix di persone nuove ed esperte a livello amministrativo. Persone serie. Persone per bene. E su questo devo dare atto anche dell’aiuto insostituibile del Consigliere regionale Luigi Morgante, il quale ha creduto in me e nella bontà di questa esperienza politica locale. Ma mi hanno supportato anche manduriani che non si sono candidati ma che comunque mi sono sempre stati vicini e lo sono tutt’ora.  Ad esempio cito, tra tutti gli altri che sono degni di nota, Giuse Perrone, Antonio Calò  e Gregorio Pignataro  i quali hanno voluto fortemente la mia candidatura a sindaco. La bellezza di questo gruppo, o meglio di questa coalizione, è l’unione di intenti.

Cosa ha spinto il candidato sindaco Dario Duggento a mettersi alla prova?

Mi ha spinto nel vedere Manduria non al pari passo rispetto alla crescita dei Comuni limitrofi. Mi sono detto che la nostra città aveva bisogno di un alternativa. Ed ecco le ragioni della mia scesa in campo.

 Partita la campagna elettorale per il nuovo Consiglio comunale. Il suo messaggio di apertura qual è stato?

La nostra coalizione non è soggetta a persone al di fuori della nostra città. Non abbiamo segretari o dirigenti di partito che possono influenzare le nostre scelte. Ho cercato di mettere in risalto l’importanza del cittadino che deve controllare, oltre che consigliare, il bene della nostra comunità e il rappresentante istituzionale deve essere il collettore con l’amministratore. Sono importanti i comitati di quartieri i quali a loro volta devono segnalare le cose che non vanno. E gli amministratori devo ricevere periodicamente i loro rappresentanti.

Manduria ha perso molti passaggi: Consiglio comunale sciolto per infiltrazioni camorristiche-mafiose e messa alla berlina nazionale, seppur in modo accidentale, sul caso del povero Stano. Come vorrebbe la sua città?

Manduria è stata presa di punta. Il provvedimento è stato forzato ed esagerato. L’amministrazione Massafra  non meritava un provvedimento del genere. Se poi c’è qualcuno che ha responsabilità sono solo responsabilità personale e non credo che fossero amministrative. Quanto al povero Stano dobbiamo farci tutti un esame di coscienza: se questo è successo è perché ha suonato il campanello d’allarme dove noi genitori dobbiamo essere più attenti sulle frequentazioni dei nostri ragazzi e ricordagli, in modo marcato, la differenza che c’è tra il bene e il male.

 Un peculiarità del suo programma elettorale per la città messapica?

Abbiamo puntato molto sul turismo. Le nostre bellezze archeologiche e storiche sono favolose. Dobbiamo creare un circuito in cui il turista ha disposizione un pacchetto di servizi ed itinerari degni della nostra storia e della nostra cultura. Tutto questo deve girare intorno anche alla sicurezza. La videosorveglianza deve essere incentivata. E dotare la città dei più elementari servizi: acqua, fogna e gas.

Economia e servizi. Fosse per lei questi due settori, vitali per l’economia locale, come andrebbero incentivati?

Manduria non ha solo il turismo. L’agricoltura va incentivata, i terreni incolti è un vero peccato vederli abbandonati e bisogna  studiare un modo per rivalutare, e rendere produttivi, queste migliaia di ettari di terreno che fanno parte sempre della nostra ricchezza, o meglio della nostra economica. Spesso Manduria viene solo abbinata al primitivo, ma sarebbe meglio se fosse il contrario. Una città che non ha la fogna e l’acqua non è concepibile ai nostri anni. Da qui attivare un piano di realizzazione in tempi non da calende greche.

6 coalizioni sul campo. Sarà dura la battaglia per arrivare al successo, non trova?

Sono convinto che ci può essere dispersione di voto ma credo anche che, in questo caso, c’è voglia di mettersi in gioco. Non scordiamo che nella nostra città non si vota da ben 7 anni. Ci sono manduriani che vogliono mettersi a disposizione per migliorare la città e l’elettore ha 6 soluzioni per scegliere. L’importante è che la città non sia più soggetta a commissariamenti e che si sviluppi come merita. E Manduria merita tantissimo.

 Rapporto tra le coalizioni è rispettoso o scontroso?

C’è un rapporto di rispetto. Lo scopo finale credo che debba essere il bene di Manduria. Poi, ma questo è normale, le punzecchiate fanno parte del gioco. L’importante è che non si vada oltre.

Salvini a Manduria. Piazza Garibaldi: gremita più per curiosità  o per seguito?

Credo che la piazza era gremita da tanti cittadini e un bagno di folla può esser eletto in diverse forme. Un leader nazionale, in genere, attira molta “curiosità” e farsi un selfie con Salvini per molti è dire “c’ero anche io”. Ma non scordiamo che c’erano anche i sostenitori, come d’altronde c’erano anche i contestatori. Salvini lo conosciamo bene: è un trascinatore di folle. Ma credo che è sempre l’urna quella che decide una competizione elettorale.

Risultato elettorale: lei crede che l’elettore manduriano darà forte sostegno alla sua candidatura?

Stiamo avendo un ottimo riscontro nell’incontro con i manduriani. Siamo bene accolti nelle loro case quando proponiamo la nostra coalizione.  Siamo uniti, ma forse è meglio dire che siamo degli ottimi amici. Ma saranno sempre e comunque gli elettori che decideranno a chi affidare la città dopo il 21 settembre. Mi è simpatica  la nomea del “sindaco buono”, binomio che moltissimi mi hanno affibbiato.

Ipotesi sul campo: lei viene eletto sindaco, la prima cosa che farebbe?

Decoro urbano su tutto. Incentivare la raccolta differenziata. Mettere i servizi nella piazze, nei giardini, mettere le panchine, abbattere le barriere architettoniche, sistemare i marciapiedi. Riattivare le fontane pubbliche che risultano da molti anni  non funzionanti.

E se non fosse eletto sindaco?

Tornerei a fare la mia professione. Dedicandomi alla mia famiglia, a mia moglie e alle mie figlie.

 

Giovanni Caforio

 

 

 

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