SAVA. Dopo la chiusura dell’attività commerciale, il bar Pedro perde il suo creatore. E’ morto Antonio Lomartire

Scompare una figura storica del nostro paese

Se il nostro paese, nella provincia jonica, veniva ricordato per qualcosa di prelibato, subito esaltava questo: le pucce del Bar Pedro. E con questa “nomea” Sava è stata almeno, su questo, riconosciuta come una delizia del palato.

Tantissime volte ci siamo trovati fuori dal nostro paese, e su tutto nei paesi limitrofi, e quando si parlava di Sava subito scattava la risposta: “Ah le pucce del Bar Pedro!”  

Un prodotto alimentare “povero”, fatto di farina lievitata e ben cotto al forno a legna. Era categorico questo: la cottura doveva essere al fuoco ardente e questo per non far perdere le caratteristiche della puccia.

Antonio Lomartire, per ben 50 anni tondi tondi, ha portato avanti il suo locale in modo impressionante fino a quando non ha retto più la fatica che gli anni segnavano. Sempre dietro al bancone a tagliare le pucce che uscivano calde dall’attiguo forno a legna. E con il coltello Antonio sembrava fosse una tagliatrice elettrica per come erano precisi i suoi tagli e lo spessore dei pomodori che passavano sotto la sua lama.

Le fette erano, in modo incredibile, tutte uguali! Per il modo di tagliare, e di usare il coltello, sembrava che da un momento all’altro gli doveva saltare qualche falange.

E poi via ai vari ripieni: si passava da quello classico (pomodoro, olio e ricotta forte) a finire al provolone piccante accompagnato dalla giardiniera e da qualche fetta di salame o prosciutto. La puccia diventava, da alimento povero, ad alimento prelibato che nella diverse generazioni che si sono succedute in questi passati 50anni ha avuto tanti estimatori.

E chi non scorda le file interminabili, specie alla fine degli anni ’60, a cui eravamo soggetti a partecipare. In secondo ordine venivano i panzerotti e le classiche polpette di carne di cavallo fatte in modo classico con formaggio pecorino, prezzemolo, aglio e imbevute di vino primitivo prima di passarle all’olio fumante per la fase finale della frigittura.  

Con grande maestria, ma con una costanza incredibile e difficilmente riscontrabile in altri gestori, ha portato avanti, e da solo, questo comparto che ha dato non dico lustro al nostro paese ma almeno notorietà gastronomica.

Ciao Antonio …

Giovanni Caforio

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