SAVA. “Franco Pichierri e tutti noi giovanissimi che ruotavamo intorno a lui”

Il ricordo di Antonio Casafina

Ad una settimana esatta dalla sua scomparsa ho sentito il bisogno anch’io di lasciare un piccolo ricordo del mio rapporto calcistico e umano con Franco. La prima volta che lo vidi avevo 13 anni e mi colpì subito il suo lato giocherellone e scherzoso che mostrava con noi ragazzi.

Mi avvicinai chiedendogli se potevo iscrivermi alla scuola calcio che lui gestiva e rimasi colpito sin da subito dalle sue risposte dirette che difficilmente ti lasciavano modo di replicare. Mi disse, prettamente in dialetto savese “ca ieni” (vieni pure).

Fu in quella occasione che inizò il mio rapporto con Franco Pichierri.

Tante risate, tanti scherzi durante gli allenamenti settimanali e alla fine c’erano silenzi rigorosi durante la partita domenicale e guai a chi fiatava o provava a contraddire una sua decisione.

Sono innumerevoli gli episodi che lo hanno visto attore protagonista calcistico con noi giovanissimi calciatori. Mi vengono in mente tanti episodi. Ad esempio la trasferta ad Avetrana quando al ritorno eravamo in 7 in auto e uno di noi addirittura nel bagaglio.

Oppure la sua immancabile sigaretta quando faceva il guardalinee e ogni volta gli si avvicinava l’arbitro di turno per dirgli che, essendo il suo assistente in quel momento, non poteva fumare e lui sempre li a replicare in dialetto savese e che riusciva a strappare sempre un sorriso.

In un un’altra occasione, e qui fu per davvero divertente la sua risposta,  portai un mio amico ad iscriversi alla sua scuola calcio. Il ragazzo si avvicinò a lui chiedendo cosa doveva portare per fare l’iscrizione e lui con il suo modo di fare sempre scherzoso rispose: “Viti tu. Ci uè puerti na spasa di purpetti”.

Insomma, Franco era fatto così. Sempre con la battuta pronta e tra l’altro riusciva a farti cambiare l’umore.

A lui io devo tanto calcisticamente perché grazie alla sua guida sono riuscito ad esordire in prima squadra durante la categoria allievi.

Ricordo una sua frase che puntualmente mi diceva ogni domenica per calmare la mia paura per non cercare di sbagliare: “Ntò senza paura, ca tanta so tutti agnuni dell’ età tua” e così lui mi rassicurava.

Qualche anno dopo mi contattó per aiutarlo a creare una scuola calcio interamente gestita da lui, pertanto dovevamo cercare degli sponsor. Mi disse “prendi il tuo telefono che facciamo un paio di chiamate”.

Iniziò a dettarmi numeri prettamente a memoria e, senza esagerare, mi dettò si e no una ventina di numeri sapendo esattamente a chi corrispondevano senza sbagliare nemmeno una volta: insomma Franco era davvero unico.

Oggi voglio unirmi anch’io al pensiero di tanti savesi, i quali hanno avuto la fortuna di conoscerlo per cercare di dedicargli qualcosa e in questo modo tener vivo il suo ricordo non solo per noi ma su tutto per le future  generazioni per quello che ha rappresentato nella realtà calcistica savese. Voglio chiudere questo piccolo pensiero con una frase che ripeteva spesso a me: “Ciao Franco, nì vitimu”.

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