SAVA. L’attentato a Dario IAIA, le inchieste della Magistratura e i molti dubbi sollevati dal nostro giornale

Quando la stampa ruffiana collabora a un teorema che, alla luce della sentenza, viene sbugiardato

Era l’inverno del 2012 e, con l’incalzare della primavera, Dario IAIA faticava seriamente ad amministrare il nostro  paese. Sembrava che la situazione gli fosse sfuggita di mano.  Revoca della concessione sui parcheggi pubblici ad opera dell’Ufficio Territoriale del Governo che dietro indicazione della DDA, con la comunicazione fatta dal nostro giornale, nuove assunzioni nella ditta che si era appena aggiudicata il servizio di raccolta differenziata e servizi cimiteriali appaltati dietro la gara d’appalto a cui ha assistito direttamente il nostro giornale nel suo svolgimento.

Sullo svolgimento di aggiudicazione della gara sui servizi cimiteriali il nostro giornale, per puro caso, si trovava nel nostro Comune ed ha assistito direttamente a tutto il suo svolgimento e nell’accusa a Dambrogio, “Turbativa d’asta”, non c’è stato proprio nulla di nulla ma in seguito descriverò quella giornata come andò.

Erano questi i tre temi che Dario IAIA vedeva come spauracchio per la sua anonima amministrazione, fatta di vecchie scope di spogliato, di voltagabbana e di giovani professionisti con la bava alla bocca pur di avere un incarico dal nostro Ente comunale. Lo scenario era questo. E da questo scenario, tesi sempre sostenuta dal nostro giornale, venivano decurtate le due voci attinenti alla revoca della concessione sulle aree pubbliche adibite a parcheggi e quella dell’assegnazione dei servizi cimiteriali. Restava, sempre secondo il nostro giornale, ben salda l’ipotesi delle assunzioni nel nuovo soggetto dedito al servizio della raccolta dei rifiuti.

Tesi questa che, leggendo le classiche carte delle indagini, era stata anche sostenuta inizialmente da Dario IAIA subito dopo l’attentato incendiario che distrusse letteralmente le sue due auto in un garage di Lizzano, suo luogo di residenza di allora. Ma le indagini condotte dagli inquirenti hanno preso un’altra piega, sicuramente tesi avvalorate da una stampa ruffiana brava a depistare e a far divenire vero e proprio megafono propagandistico di chi voleva a tutti i costi far apparire quello che non c’era ma voleva che ci fosse.

E così questa inchiesta è durata oltre sei anni dalla Procura tarantina, trascinandosi su di un binario morto che alla fine ha indotto, leggendo il lavoro degli inquirenti, secondo noi approssimato molto ma molto approssimato,  il giudice Vilma Gilli a decretare l’assoluzione degli imputati. Ma non possiamo assolutamente scordare le dichiarazioni dello IAIA in tutti questi anni i quali hanno avuto un riferimento dubbio, molto dubbio secondo noi. Il giorno dopo l’attentato la classica stampa citata sopra si rendeva complice del teatrino tanto amato a IAIA.

“E’ un attacco alla legalità”. Così esordiva il neo eletto amministratore. Ma non diceva chi era l’artefice di tutto questo. No. Non lo diceva. Qualche giorno ancora e IAIA a colloquio con gli inquirenti alludeva che l’attentato forse era nato da una speculazione edilizia che vedeva attori, secondo lui, da uno dei due Consiglieri comunali, dell’opposizione, interessati a una progettazione edilizia. Ancora depistaggio. Ancora creato un clima di diffidenza verso tutti e verso tutto. Il nostro giornale alza le antenne a tutte le dichiarazioni che vengono fatte dallo IAIA sulla stampa, vengono scandagliate.

“E’ un attacco politico contro la mia amministrazione”! Addirittura: se sappiamo leggere le parole sappiamo anche che quando c’è un attacco politico vuole dire che è politica l’azione criminale. Quindi, si accusa una forza, o diverse forze politiche, di voler destabilizzare lo status quo politico ricorrendo ad atti dinamitardi. Ma siamo sempre al solito teatrino di un incapace che, non essendo in grado di amministrare o di gestire la vita di una comunità, cerca sempre di fare la vittima e della serie “nascondere la polvere sotto il tappeto” lo IAIA è bravo. Molto bravo.

Quindi “Attacco alla legalità”: ecco pronti, qualche giorno dopo l’attentato, una sfilza di primi cittadini che si esibiscono con le loro fasce tricolore per le vie del paese a manifestare contro questo attentato il quale ha sollertato l’intera provincia jonica e su tutto i suoi sindaci all’appello lanciato da IAIA. Tante fasce tricolore ma su tutto spicca quella dello IAIA: costo? 300 euro. Sul nostro giornale avanziamo l’idea dello spreco del denaro pubblico ma su questo gli afecionados di IAIA si contraddicono ben due volte. La prima: “La fascia nuova è stata comprata perché quella in dotazione è stata bruciata nell’attentato”.

La seconda? “La vecchia fascia era usurata”. Quali delle due? Anche questo è stato fatto attenzione del nostro giornale. Ma andiamo avanti, spero di non annoiare il lettore con le novizie di particolari ma credo facciamo parte di tutto questo teatrino costruito ad arte pur di far apparire sempre IAIA vittima di tutto. Dal palco collocato in Piazza San Giovanni ecco  pronto il tam tam di IAIA per radunare i suoi afecionados: è il primo comizio dopo l’attentato.

“Abbiamo detto no ai poteri forti!” Addirittura. IAIA sbandiera questo dal microfono attorniato dai suoi Consiglieri comunali e da qualche pesce lesso che se non fosse salito sul palco forse avrebbe fatto la migliore cosa della sua vita!

Quindi “No ai poteri forti”, si può leggere che l’attentato alle sue auto è stato fatto dai “poteri forti”. Cacchio.

Non sapevano che a Sava ci fosse la ‘ndrangheta, la massoneria o la P2 o la P3 o la P4, le quali organizzazioni criminali stavano condizionando la vita del nostro paese. Mi devo ravvedere, seguendo la strada tracciata dallo IAIA!

Quindi IAIA fa sposare agli inquirenti la tesi che forse l’autore dell’attentato è Fernando Dambrogio. Gli inquirenti seguono questa pista. Vengono eseguite diverse perquisizioni nell’abitazione di Dambrogio, compresa quella nella sua attività commerciale. L’esito di questo? Nulla!

Andiamo all’accusa della turbativa d’asta per l’assegnazione dei servizi cimiteriali: ecco cosa è avvenuto e che mi ha visto spettatore di tutto lo svolgimento della gara.

Erano presenti nell’ufficio del dirigente al Patrimonio, arch. Alessandro Fischietti, Fernando Dambrogio, Sergio Pichierri (concorrente alla gara), l’avv. Claudio Leone, l’allora assessore ai Lavori pubblici Pasquale Calasso e un rappresentante di una ditta che aveva partecipato alla gara sui servizi cimiteriali.

In tutto furono 4 le ditte che parteciparono alla gara. All’apertura delle buste la prima Ditta fu esclusa dalla partecipazione in quanto mancava parte della documentazione richiesta (Pichierri Sergio). Delle restanti tre, due presentarono un ribasso del 21.50% e l’altra del 24,50%. La terza, quella della cooperativa di D’Ambrogio presentò un ribasso del 41%.

E visto che la gara d’appalto parlava del massimo ribasso, l’architetto Alessandro Fischietti incaricò l’impiegata Nella Vecchio di telefonare  all’ANAC per avere conferma se la gara la poteva, il nostro Comune, aggiudicare con un ribasso così vistoso. Dieci minuti e rientra l’impiegata nell’ufficio del dirigente al Patrimonio la quale comunica che l’ANAC ha detto di sì. L’architetto Alessandro Fischietti, alla luce di questa risposta affermativa, affida in seduta stante alla Cooperativa Aurora, che vedeva Fernando D’Ambrogio presidente, la gestione dei lavori cimiteriali per due anni. Durata questa stabilita dalla gara.

E qualche giornale che scrive a vanvera, come qualche luminare del giornalismo limitrofo, ha cavalcato l’accusa in modo ignobile tale da avvallare il castelletto delle accuse su Dambrogio.

Titoli famigerati: “Sava. Attentato a Dario IAIA. E’ stato il racket delle pompe funebri”, titolava la stampa locale due anni fa. Ed ora? Che dice questa stampa che ha collaborato in modo spregiudicato alla luce di questa sentenza di assoluzione?

In questa sentenza di assoluzione di Dambrogio, Ricchiuti e Urbano, va sottolineata la differenza di vedute tra il pm e il gip: il primo chiede l’arresto, il secondo declina questa decisione della collega. E quindi si va a giudizio. A oltre sei anni dall’accaduto, la sorpresa, forse è amara per IAIA: assoluzione per gli imputati!

Caduto questo scriteriato teorema, le domande che possiamo porci sono solo legittime: chi ha fatto l’attentato a Dario IAIA? E ancora: tutte queste illazioni nelle indagini a chi hanno giovato? Forse a far apparire vittima chi ama essere vittima, per poi farsi commiserare?

Oppure a screditare l’avversario politico con assurde ipotesi?

La sentenza dice tutto: assoluzione degli imputati. Alla faccia di giornalisti prezzolati, i quali hanno collaborato alle tesi che sono state smentite dal giudice Wilma Gilli …

Giovanni Caforio

 

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