TARANTO. Katër i Radës. Il naufragio. Omaggio ad Alessandro Leogrande, a due anni dalla sua scomparsa

TARANTO. Katër i Radës. Il naufragio. Omaggio ad Alessandro Leogrande, a due anni dalla sua scomparsa

Nel cuore del dramma

Per il progetto “Via Leogrande”, martedì 26 novembre, alle ore 21 al TaTÀ di Taranto, in Via Deledda ai Tamburi, va in scena “Katër i Radës. Il naufragio”, opera da camera – commissione La Biennale di Venezia, musica Admir Shkurtaj, libretto Alessandro Leogrande (dal romanzo-reportage “Il naufragio”, Feltrinelli 2011), regia Salvatore Tramacere, direzione Admir Shkurtaj, coproduzione La Biennale di Venezia / Koreja. Durata 50 minuti. Posto unico 10 euro. Info a 099.4725780 – 366.3473430.

«Katër i Radës non vuole essere semplicemente un’opera della memoria. È piuttosto il tentativo – attraverso la musica – di liberare l’universo umano di chi è andato incontro a una delle tante tragedie del Mediterraneo», scriveva Leogrande, deceduto prematuramente nel 2017.

«Nell’atto unico si affollano sommersi e salvati, chi è sopravvissuto e chi è scomparso, le loro voci, i loro pensieri, e soprattutto il loro viaggio verso il buio, pieno di grandi ansie e piccoli desideri, sogni e paure, digressioni, apparizioni, improvvise rammemorazioni».

Scegliendo la forma dell’opera da camera per dare voce a chi non c’è più, lo scrittore e giornalista d’inchiesta – sempre schierato con intelligenza e sensibilità a difesa degli ultimi e degli sfruttati – ha indicato la strada di un teatro politico in grado di dialogare con la cronaca ma anche con la più ampia riflessione sui valori umani e sulla loro perdita.

Era il Venerdì Santo del 1997 quando la piccola motovedetta Katër i Radës, carica di 120 migranti in fuga dall’Albania, scomparve nelle acque del Canale d’Otranto. 81 i morti, di cui molti non avevano nemmeno 16 anni. Fuggivano da un Paese che si era lasciato alle spalle un regime claustrofobico solo per precipitare nella crisi economica e in una sorta di guerra civile. Sognavano l’Italia. Italia che eresse un “muro” in quel lembo di mare, inviando la Marina Militare in operazioni di dissuasione e respingimento.

Attraverso questa vicenda-simbolo Leogrande recupera la funzione originaria della scena, luogo in cui il pubblico, invitato a salire in palcoscenico per assistere allo spettacolo, è faccia a faccia con la vena oscura della società.

Opera da camera in albanese e italiano, “Katër i Radës” combina la regia lineare di Salvatore Tramacere a un tessuto strumentale di canti polifonici, suono della cupa cupa, tracce elettroniche, rumori.

Le musiche sono firmate da Admir Shkurtaj: giunto nel ’91 in Italia poco più che ragazzo con le prime ondate di sbarchi e formatosi musicalmente nel nostro Paese, collabora oggi con diverse compagnie teatrali di ricerca, pur con lo sguardo rivolto alle più autentiche tradizioni musicali balcaniche.

Michelangelo Campanale e Stefania Miscuglio curano rispettivamente scenografia e costumi: la scena è una zattera e il viaggio perde i connotati di cronaca per assumere quelli del mito, da cui sono però assenti gli dei, e l’uomo è abbandonato a sé stesso e ai propri simili.

Prima rappresentazione assoluta: 12 ottobre 2014, Corderie dell’Arsenale nell’ambito del 58mo Festival Internazionale di Musica Contemporanea della Biennale di Venezia. Ha ricevuto la nomination per le “migliori musiche” ad Admir Shkurtaj della quinta edizione del premio “Le Maschere del Teatro Italiano” (nella terna dei finalisti Nicola Piovani e Luigi Ceccarelli) e la menzione speciale di Radio Sarajevo al MESS 2016 (tra i festival di teatro più importante dei Balcani).

La presentazione dell’opera – per la prima volta a Taranto, città natale di Alessandro Leogrande – è parte del progetto “Via Leogrande”, a cura della cooperativa teatrale Crest, d’intesa con Teatro Koreja, Libreria Dickens e Casa del Libro di Raffaele Mandese, sostenuto dal Fondo Speciale per la Cultura della Regione Puglia e con il patrocinio morale del Comune di Taranto.

Uno strumento concreto per approfondire il pensiero artistico, politico e sociale di Alessandro Leogrande, a due anni dalla sua morte, attraverso un percorso di promozione e di formazione intorno alla lettura, mettendo in relazione sinergica la scuola e la biblioteca, le librerie e gli autori, il teatro e la letteratura.

 

 

viv@voce

Lascia un commento