Taranto. Per i MERCOLEDÌ DEL MArTA – RECALL

Conferenza. L’arte mobiliare paleolitica: metodologia integrata per l’analisi digitale dei reperti a cura della Prof.ssa Daniela Zampetti e del dott. Leopoldo Repola. Mercoledì 23 ottobre 2019 h. 18:00, Sala Incontri – Museo Archeologico Nazionale 

“L’analisi digitale dei reperti dell’arte mobiliare, caratterizzata dalla rappresentazione di piccole statuette, le cosiddette Veneri, forse collegate al culto della fecondità, è il tema della conferenza di domani, nell’ambito dei “Mercoledì del MArTA”.

Queste opere d’arte vengono ritenute più facilmente databili rispetto all’arte parietale, in primis quando il contesto archeologico viene ricostruito con metodi rigorosi. Il Museo Archeologico Nazionale custodisce le meravigliose “Veneri di Parabita” (2° piano Sala II 20.000 a. C.), statuette di figure femminili in stato di gravidanza, che assumono in questa fase il significato polivalente della dea madre e della forza riproduttrice della natura (Le grotte del Salento sono state infatti frequentate come luoghi di deposizione e di culto). L’incontro di domani sarà un’interessante occasione per soffermarci sulla metodologia integrata utilizzata per lo studio di questi capolavori”.

Così Eva Degl’Innocenti, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Taranto, presenta l’incontro del 23 ottobre 2019, alle ore 18:00, presso la Sala Incontri del MArTA: una conferenza dal titolo L’arte mobiliare paleolitica: metodologia integrata per l’analisi digitale dei reperti a cura del della Prof.ssa Daniela Zampetti (Università degli Studi di Roma “La Sapienza”) e del dott. Leopoldo Repola (Università Suor Orsola Benincasa, Napoli).

L’arte occupa un posto speciale negli studi sulla preistoria più antica. Uno dei tratti distintivi che caratterizza i nostri antenati sapiens è la produzione di oggetti e di decorazioni che risalgono ad epoche antichissime e sono stati documentati in molti continenti. L’arte mobiliare, tema della conferenza, è più facilmente databile rispetto all’arte parietale quando il contesto archeologico viene ricostruito con metodi rigorosi. In Europa i più antichi reperti di arte mobiliare risalgono all’Aurignaziano e sono datati intorno a 42.000 anni fa. Un carattere specifico dell’arte mobiliare consiste nella varietà dei suoi possibili scopi, che indusse A. Leroi-Gourhan (1971) a suggerire una suddivisione della categoria in oggetti “di uso tecnico” ed oggetti con una valenza “religiosa”. A quest’ultimo gruppo si possono riferire le due statuette in osso, definite come “Veneri” scoperte nella Grotta delle Veneri a Parabita (LE) nel 1965 e oggi custodite presso il Museo Archeologico di Taranto.

Nell’ambito di un progetto ricerca, che si avvale della collaborazione tra la Sapienza Università di Roma e l’Università di Napoli “Suor Orsola Benincasa”, i due manufatti in osso – le ‘Veneri’ – sono stati analizzati nell’intento di indagare le tecniche di manifattura e di produrre dei modelli 3D.

La ricerca ha inteso sperimentare delle procedure integrate di digitalizzazione tridimensionale fotogrammetriche mediante l’uso di videocamera digitale con ottica macro e di un microscopio Dinolite al fine di produrre modelli numerici ad altissima risoluzione per il  riconoscimento e lo studio delle tracce tecnologiche su reperti d’arte mobiliare preistorici e sulla “Venere Grande” in particolare. Le tracce tecnologiche fungono da “impronta digitale” dello strumento che le ha prodotte e indirettamente della mano che le ha realizzate. La superficie di lavorazione che ospita le tracce tecnologiche non è perfettamente piana e spesse volte presenta asperità e dislivelli a causa di alterazione. Per cui, l’analisi congiunta della traccia tecnologica, prendendo come riferimento le caratteristiche geometriche del suo piano di lavorazione, risulta un valore aggiunto per la ricostruzione del gesto artistico che ha portato alla realizzazione della “Venere Grande”.

I risultati ottenuti hanno dimostrato le potenzialità delle procedure di micromodellazione aprendo futuri scenari per l’ottimizzazione delle procedure di acquisizione delle immagini e di produzione dei modelli, anche facendo ricorso a procedure ibride, integrando i sistemi fotogrammetrici con tastatori elettronici e con sistemi di microtomografia computerizzata ad alta risoluzione.

Inoltre, tale approccio se da un lato intende supportare le fasi di analisi dei manufatti, dall’altro permetterà di indagare nuovi sistemi di rappresentazione a scala micrometrica degli stessi, aprendo tali tipologie di reperti, di grande valore scientifico ed eccezionale bellezza, ai nuovi linguaggi della comunicazione digitale e a inedite forme di musealizzazione.

 

L’ingresso alla conferenza sarà gratuito.

 

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