Ex Ilva, Legambiente scrive al Governo

«Al Governo chiediamo ora un decreto legge per la valutazione preventiva dell’impatto ambientale e sanitario dello stabilimento siderurgico; un portale che indichi in modo chiaro e trasparente lo stato di avanzamento del Piano Ambientale e i risultati di ispezioni e monitoraggi; informazioni dettagliate e certe per la sicurezza di cittadini e lavoratori»

«Dopo il recente incontro con i rappresentanti di ArcelorMittal – dichiarano Francesco Tarantini e Lunetta Franco, presidenti di Legambiente Puglia e Legambiente Taranto -, chiediamo ora al Governo l’emanazione immediata di un decreto legge per l’effettuazione della V.I.I.A.S., per il quale a nostro avviso sono presenti i presupposti di necessità e urgenza che ne giustificano l’adozione; l’istituzione di un portale a disposizione dei cittadini, che indichi in modo chiaro e trasparente lo stato di avanzamento degli interventi previsti per l’impianto siderurgico, le scadenze, le visite ispettive con relativi esiti ed eventuali prescrizioni, i dati dei monitoraggi in corso regolarmente aggiornati e messi in rapporto sia con la quantità di acciaio prodotta sia con i dati dei monitoraggi precedenti sia, infine, con i limiti previsti dalla normativa e con quelli ritenuti accettabili dall’OMS.

Invitiamo inoltre il Governo a richiedere ad ArcelorMittal informazioni dettagliate e certe sull’entità della spesa effettuata dallo scorso novembre ad oggi per le manutenzioni ordinarie e straordinarie degli impianti, indicando anche le somme impegnate sino a fine anno e su quali impianti, in particolare, tali somme sono state o saranno spese».

È quanto Legambiente chiede al Governo in una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell’Ambiente, al Ministro della Salute e al Ministro dello Sviluppo Economico. Come si ricorderà, risale allo scorso 25 settembre la precedente comunicazione indirizzata al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa che sottolineava l’urgenza di procedere alla V.I.I.A.S..

Legambiente scriveva allora che «la partita ambientale è ancora da risolvere insieme alla questione dei nodi irrisolti, in primis quello della valutazione di impatto ambientale sanitario preventiva e quello riguardante il limite alla produzione. Il futuro dello stabilimento deve prevedere, a nostro avviso, produzioni che non siano più pericolose per la salute e l’ambiente e il governo deve agire senza ricalcare le scelte che negli ultimi 20 anni hanno sempre privilegiato gli interessi dell’industria a scapito di quelli della popolazione. […] Per questo chiediamo al Ministro dell’Ambiente di procedere quanto prima alla valutazione preventiva dell’impatto ambientale e sanitario connesso alla produzione dello stabilimento siderurgico di Taranto dopo la realizzazione di tutti gli interventi previsti dal Piano Ambientale. Non ci sono norme che impediscano di effettuarla e solo i suoi esiti potranno fornire risposte scientificamente attendibili in merito alle ricadute dell’impianto sulla salute dei cittadini di Taranto».

Tuttavia, dopo quasi sei mesi nulla si è mosso e, a fronte di una città stremata anche a causa degli allarmi che hanno segnato le ultime settimane, la richiesta al Governo di effettuare la valutazione preventiva dell’impatto ambientale e sanitario del siderurgico resta ancora senza risposta.

«Taranto è stanca di attendere – scrive oggi Legambiente Per questo, nei giorni scorsi ha urlato la sua rabbia, il suo dolore, la sua angoscia. E tornerà a farlo, perché non si può chiedere a nessuno di attendere in silenzio che, a posteriori, vengano confermati anche per il Piano Ambientale targato Arcelor Mittal i gravissimi rischi per la salute evidenziati da Arpa ed Ares Puglia e dalla ASL di Taranto nella Valutazione preventiva del Danno Sanitario effettuata prendendo a riferimento una produzione di otto milioni di tonnellate annue di acciaio ottenuta dal solo ciclo integrale ad A.I.A. del 2012 completamente attuata.

Una valutazione che nessuno ha mai confutato, rispetto alla quale continuano a non essere fornite indicazioni concrete su come quei rischi possano essere scongiurati, riferita ad un’A.I.A.  sovrapponibile per moltissimi elementi a quanto previsto dall’attuale Piano Ambientale».

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