SAVA. Disastro stradale. Calasso e Saracino. Assessori ai Lavori pubblici a confronto. Chi sono?

I loro operati sul territorio savese

Parlare di Pasquale Calasso è come parlare del sempre eterno assessore ai Lavori pubblici savesi. Per quasi un ventennio, braccio destro di Aldo Maggi, ha gestito questa importante branca amministrativa. Giuseppe Saracino, cresciuto sotto la gonnella di Dario IAIA, a differenza di Calasso, ha meno della metà degli anni di Calasso ma annovera già alcune cariche ammiistrative.

Fu insignito da Luigi Lomartire, scippandolo a IAIA, come referente di “IO SUD” nel rimpasto che fu imposto al sindaco Maggi. Varcò per la prima volta le soglie del nostro Comune nel 2010. E subito assessore, sostituendo il defenestrato Calasso nella logica dei numeri imposta dal neonato PD savese. L’esperienza di Saracino durò poco in quanto la scadenza naturale della legislatura, nel 2012, portò il paese alle urne.

E nella tornata elettorale, Saracino ritornò sotto la gonnella di Dario IAIA. Con la sua lista civica, che annoverava Corrado Agusto e Salvatore De felice, fece parte dell’astruso progetto denominato “Patto per Sava”, il quale stava solo nella testa del suo fondatore: Dario IAIA. In questa neonata coalizione furono aggregate vecchie scope di spogliatoio e nella sommatoria il cartello risultò vincitore nella competizione elettorale del 2012.

Calasso rivenne assessore ai Lavori pubblici e Saracino, dopo due anni di purgatorio nel Consiglio comunale, sostituì colui che quando inizia una cosa non la porta mai a termine: il recidivo Corrado Agusto, già sindaco di Sava e nell’occasione assessore ai Servizi sociali che, anche in questa occasione, non si smentì affatto. Quindi un tecnico, geometra, alla guida di una branca che non conosceva per nulla. Mentre invece, nella stessa legislatura, Calasso continuava imperturbato la regìa dei Lavori pubblici. Ma furono le passate elezioni, come nella migliore attuazione del manuale Cencelli, in cui ci fu il colpo di scena.

La lista di Calasso risultò, quanto ai voti presi, l’ultima della coalizione e da qui fu vanificata l’ambizione di Calasso per la riconferma. Saracino ottenne l’assessorato dei Lavori pubblici e il veterano Calasso fu relegato ad arbitro istituzionale:  Presidente del Consiglio. Questo per quanto riguarda il tempo che è stato, se di politica possiamo parlare. Ai giorni nostri possiamo tranquillamente discutere il modo di operare di entrambi, seppur Saracino va verso i due anni di gestione del nostro Parco pubblico.

Pasquale Calasso, con tutti difetti che ha e credo che il nostro giornale negli anni passati ha sempre messo in evidenza le sue smagliature, trattava la materia come se fosse cosa sua. Presenziava quotidianamente il Parco pubblico, seguiva i lavori stradali. Insomma, era sempre presente e, spesso e volentieri, era un referente per i cittadini. Lo incontravano dapertutto e lui non disdegnava questo contatto. Non avevamo un buon rapporto lui. Si sa che in questo paese basta parlare male di un amministratore e ti levano subito il saluto e, nel peggiore dei casi, il giudice ti aspetta. E Calasso ha rispettato questo clichè togliendoci il saluto.

Come tutti nostri lettori sanno, e amici di facebook, che questo non ci cambia la vita. E se credono di emarginarci, sbagliano di grosso. Andiamo a Saracino. Non è uomo di “piazza” e su questo lo possono ben dire molti savesi. Come sta operando sul territorio? Basta guardare il disastro stradale e da qui farsi un’idea. Qualcuno può dire che è giovane ed è ancora inesperto. Ma qualcun altro, e non sono pochi, gli ricorda che è pagato per fare il suo lavoro e da qui deve mettersi a monte per risolvere le emergenze quotidiane del suo assessorato, le buche su tutto.

A tutt’oggi non conosciamo affatto se esiste un piano, un progetto, per la riqualificazione del nostro Patrimonio completamente abbandonato.

E la lista di questi beni pubblici non è affatto lunga. Ah dimenticavo: non ci ha ancora tolto il saluto ma la sua firma sotto la denuncia contro il sottoscritto, su indicazione del suo “padrino” politico che all’anagrafe fa Dario IAIA nato a Francavilla, l’ha messa.

E mbrau “lu scucjiettu”, cè sé mparatu …

Giovanni Caforio

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