DIFFAMAZIONE. Megafaro e telecamera all’abitazione di Dario IAIA. Sanzione pecuniaria di 1000euro al direttore di questo giornale

E’ questo quanto deciso dal Tribunale di Taranto nell’udienza del 28 novembre 2018

Il giudice Vladimiro Gloria nell’udienza della metà della scorsa settimana ha deciso così, con questa sentenza, di porre fine alla causa che vedeva imputato il sottoscritto e dall’altra, l’accusa, quella di Dario IAIA.

Nel dispositivo di sentenza mi vengono riconosciute e concesse tutte le attenuanti, oltre al pagamento delle spese processuali. E così si chiude il primo atto di questa vicenda che si protraeva dal lontano 2013.  

I fatti: fui chiamato da alcuni residenti della zona nuova del paese, denominata “Cimitero vecchio”, i quali mi dissero di recarmi in questa zona del paese e di verificare lo stato dei luoghi delle varie abitazioni e di metterli a confronto dell’abitazione di Dario IAIA.

Da qui notai un megafaro di circa 20mila watt che illuminava appositamente l’abitazione, ancora in costruzione, dello IAIA a scapito delle altre strade che risultavano al buio in cui l’unica luce era quella delle abitazioni private. Notai anche una vistosa telecamera collocata sul palo della luce pubblica e da qui chiesi immediatamente l’accesso agli atti al comune di Sava.

Nella risposta del dirigente al Patrimonio non risultava nessuna autorizzazione per questo. Dopo questo primo passo feci l’Esposto alla Gdf di Manduria in cui descrivevo lo stato dei luoghi e subito dopo affissi un manifesto per le vie cittadine di come erano trattate le altre strade della zona “Cimitero vecchio” nel confronto con quella di Dario IAIA.

In questo processo hanno sfilato testimoni pro- IAIA tutti ossequiosi, come se avessero imparato la poesia a memoria ma c’è stato qualcuno che ha fornito la sua testimonianza in modo distorto, nel raccontare i fatti, e da oggi credo che deve cominciare a preoccuparsi in quanto è già pronta la denuncia per falsa testimonianza.

Prendo atto di questo dispositivo di sentenza in attesa di conoscere le ragioni che verranno pubblicate entro i classici 90 giorni, per valutare il tutto.

Resta il fatto, ineccepibile, che non sarà certamente una sentenza sfavorevole, in questo caso di primo grado, a farci abbassare la testa.

Assolutamente.

Giovanni Caforio

 

 

Lascia un commento