REFERENDUM TARANTO IN BASILICATA. Raccolte 15.800 firme

Il comitato Taranto Futura ce l’ha messa tutta per fare capire le ragioni del passaggio di Taranto dalla Puglia alla Basilicata

“Stavamo andando via, vedete l’auto parcheggiata vicino, stavamo caricando, ormai siamo ben oltre le 15 mila firme, siamo soddisfatti, ma ci siamo fermati lo stesso per raccogliere le ultime tre firme e siccome noi interloquiamo sempre con i cittadini vi chiediamo cosa vi ha portato a firmare per il referendum Taranto in Basilicata?” chiede Gaetano Leucci, referente del Comitato Taranto Futura, mentre Patrizia Spina raccoglie le firme.

“I grandi vantaggi che potrebbe portare questo nostro piccolo gesto a tutta Taranto e la sua provincia” rispondono Sara Zappimpulso, Francesca Fedele e Francesco Acquaviva, giovani di Grottaglie.

Sono le ore 00.13 ormai di lunedì 15 ottobre, gli ultimi minuti della raccolta firme per il referendum Taranto in Basilicata, del Comitato Taranto Futura, presieduto dal magistrato Nicola Russo, a cui si deve il progetto.

Siamo in Piazza della Vittoria e chissà che il nome non porti bene. Le firme effettive, si legge sulla copertina di uno dei tanti faldoni consegnati il 30 ottobre in Provincia, sono 15 mila e 800, con ben 393 moduli firmati ed autenticati, un lavoro immane, che si spera porti frutto.

La procedura è già stata utilizzata in Italia con successo. Un procedimento concluso è quello del 2012, relativo alla rettifica territoriale delle circoscrizioni giudiziarie di Rimini e di Pesaro al fine del loro allineamento con il nuovo confine regionale e quindi il trasferimento dei sette Comuni dell’Alta Valmarecchia (Casteldelci, Maiolo, Novafeltria, Pennabilli, Sant’Agata Feltria, San Leo e Talamello) dal circondario del Tribunale di Pesaro a quello di Rimini, per via della legge del senatore Berselli.

E vi sono diversi procedimenti in corso, per passaggi di comuni da una regione all’altra con disegni di legge presentati ad hoc. Dal Veneto al Trentino Alto Adige, per Altopiano d’Asiago (Asiago, Roana, Rotzo, Gallio, Enego, Foza, Lusiana e Conco), per Ladinia (parte veneta: Cortina d’Ampezzo , Livinallongo dal Col di Lana e Colle Santa Lucia), per Lamon, per Sovramonte e per Pedemonte. Invece per Taibon Agordino si attende che venga depositato il disegno di legge. Dal Veneto al Friuli Venezia Giulia, per Cinto Caomaggiore e per Sappada.

Dal Piemonte in Valle d’Aosta per Noasca e per Carema. Dalle Marche all’Emilia Romagna per Montecopiolo e per Sassofeltrio. Dalla Lombardia al Trentino Alto Adige per Magasa e per Valvestino.

In tutti questi comuni si è fatto il referendum con successo, con esito positivo, ora vedremo cosa succederà per Taranto. Il comitato Taranto Futura ce l’ha messa tutta per fare capire le ragioni del passaggio di Taranto dalla Puglia alla Basilicata. Questa volta trattandosi di tutta la provincia di Taranto le firme da raccogliere dovevano essere quindicimila.

Uno sforzo titanico è stato fatto dalla coppia del referente  Gaetano Leucci e Patrizia Spina nel programmare il tutto, in giornate fredde e in giornate calde, sempre presenti e quasi sempre con il presidente, avv. Nicola Russo, e spesso Giacomo Lanzafame, sotto vento e pioggia, sole e calura, on the road, in questa raccolta itinerante dall’esito impensabile e che è andata avanti dal febbraio 2018, in tutti i paesi della provincia.

Hanno sacrificato tutto, famiglie, amicizie, festività, salute … convinti sempre più della bontà del progetto, e dei bisogni insoddisfatti  delle tante persone che hanno incontrato per strada, molte di più delle firme raccolte (molti non avevano con sé un documento), bisogni che questo progetto potrebbe ben soddisfare.

“Ebbene l’esito è stato impensabile, e siamo molto soddisfatti, era nata come semplice provocazione ed è diventata una protesta democratica perché i cittadini vogliono cambiare regione e classe dirigente per far rinascere Taranto, piena di potenzialità storicamente represse in Puglia che potrebbero essere utilizzate al meglio in Basilicata, promuovendo in modo reciproco lo sviluppo e il benessere di pari passo dei Lucani e dei Tarantini, nel progetto Grande Lucania”, ha riferito il presidente Nicola Russo.

È Gaetano Fierro, ex sindaco di Potenza, l’artefice di questo progetto ambizioso, presente con una folta e qualificata delegazione alla consegna delle firme in Provincia. L’alternativa che si prospetta è che la Lucania, già inizialmente chiusa ed isolata tra Puglia, Calabria e Campania, non abbia più ragione di esistere, per cui le alternative sono o che venga smembrata (Potenza alla Calabria, Matera alla Puglia) così scomparendo o come prevede il suo progetto Grande Lucania, che abbia accesso al mare Tirreno, inglobando 15 comuni del Cilento e al mare Jonio con le grandi strutture del porto di Taranto e dell’aeroporto di Grottaglie, che fino ad ora non sono risultati granché utili per la Puglia e quindi per gli stessi Tarantini.

Ci sarebbe da scommettere che così facendo, la Lucania con le due strutture notevoli di Taranto, e cioè un porto con la sua vasta retroportualità e meglio posizionato di quello di Bari e con l’aeroporto di Grottaglie aperto ai voli passeggeri per lunghezza  sesto in Italia (quello di Brindisi è ottavo, di Bari diciottesimo, di Foggia   quarantaduesimo), diventerebbe la regione più importante del Sud Italia. Succederà? La storia ci indica annessioni e divisioni, combinate e scombinate, ora qui, ora là, sottomissioni o predomini, avviate in base a poteri e vantaggi di parte.

E Taranto oggi per tanti motivi è una pentola a pressione, il referendum non è una provocazione ma la convinzione che Taranto in Puglia viene trattata male, ed è giusto che possa essere valorizzata laddove possono esserci maggiori e migliori opportunità. Ed è altresì giusto che il popolo tarantino possa esprimersi a tal riguardo, e riconoscere il merito che si deve al Comitato Taranto Futura, nell’aver permesso che questo avvenga e nell’aver colto il malessere che la città vive ormai da diverso tempo.

Vito Piepoli

Seguono i vantaggi più importanti che ne verrebbero con Taranto in Basilicata secondo il Comitato Taranto Futura :

1) Il 50% dei consiglieri regionali e aumenti dei rappresentanti al parlamento.

2) Il porto e l’aeroporto di Taranto come uniche strutture di tale tipo in Basilicata, con Taranto esposta al centro del Mediterraneo, e con conseguenti benefici commerciali e di trasporto turistico.

3) Taranto, Potenza e Matera sedi per gli scambi culturali e commerciali con i paesi del Mediterraneo.

4) Lo sviluppo economico, turistico e culturale del corridoio ionico-lucano e calabrese, anche nella parte orientale della provincia di Taranto.

5) Sanità efficiente, oggi a Matera si fa la risonanza magnetica nello stesso giorno della prenotazione.

6) Zona ZES da implementare.

7) Riduzione del costo della benzina nel territorio della provincia di Taranto e rivisitazione progetto Tempa Rossa.

8) Taranto città metropolitana, con tutti i benefici economici e finanziari per l’ intera Basilicata e per la città stessa, visto che Potenza e Matera non hanno i requisiti demografici per diventare città metropolitana.

9) Stazione di Taranto come snodo strategico per andare in Calabria o verso l’Adriatico e nel Salento, nonché snodo strategico per portare i turisti provenienti con il treno ad alta velocità o con aliscafi dal litorale lucano e dal nord della Calabria.

10) Dentro l’aeroporto di Grottaglie, potrà essere creato lo snodo ferroviario sulla rete che porta a Brindisi, nonché il raddoppio ferroviario della stessa tratta Taranto – Grottaglie.

11) Rivisitazione della tratta ferroviaria Taranto – Potenza – Salerno e dei collegamenti nel territorio ionico-lucano-calabrese.

12) Accademia navale della Basilicata, con sede a Taranto.

13) A Taranto, con l’Università della Basilicata, la Facoltà di Medicina, di Ingegneria Ambientale e la Facoltà delle politiche agricole, compresa miticoltura e pescicoltura o piscicoltura, che dir si voglia.

14) Il progetto grande Lucania, fino a ricomprendere il Cilento – progetto parco archeologico della Magna Grecia, come da disegno di legge.

15) A Taranto, il tribunale regionale delle acque pubbliche.

 

 

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