MARUGGIO. Caterina Chinnici: “Mio padre è stato un modello da seguire per noi figli”

“La figlia di Rocco, il peso di un cognome così importante, la mia famiglia e l’importanza della memoria”

Perchè il nome ‘Caterina’?

“Il nome ‘Caterina’ è il nome della nonna paterna, cui lui era tanto tanto legato. Lui era il figlio più grande e aveva un legame molto profondo con la sua mamma, fino al punto che, pur di non farla preoccupare, quando mio padre era già ragazzo, lui andava al cinema e la durata del suddetto andava oltre una certa ora, lui, nonostante il film non fosse finito, tornava a casa pur di non far preoccupare la sua mamma. E, allora, così quando io sono nata, ovviamente, il nome che mi è stato dato è il nome ‘Caterina’, il nome della sua mamma, cui lui era tanto legato, della nonna a cui io sono tanto legata, anche perché io sono stata la prima nipotina, quindi, c’è questo legame quasi doppio con papà e la sua mamma”.

Cos’ha significato nella sua vita un nome così importante?

“È una grande responsabilità; è una grande responsabilità perché quando si ha – come nel mio caso – un padre che ha saputo mettere nel suo lavoro, un impegno così forte e che, addirittura, è arrivato a sacrificare la propria vita per quell’impegno, ecco, ci si porta sempre dietro questa grande responsabilità che non è soltanto il fatto di avvertire di dover essere all’altezza di quel genitore, ma, com’è accaduto nel mio caso, quando quel genitore viene meno, diventa la responsabilità del farsi carico dello stesso impegno. Però, io mi sento in dovere di dire che sono fiera di essere la figlia di Rocco e che porterò avanti, sempre, lo stesso impegno che è stato di mio padre”.

Le abitudini adolescenziali?

“Quando si è ragazzi, un pò ‘pesa’ un genitore importante, anche perché a quell’età si cerca di costruire una propria identità e, allora, quell’essere la ‘figlia di Rocco’ perché devo dire che, per una vita, sono stata presentata come la figlia di Rocco, anche quando sono arrivata come magistrato al Palazzo di Giustizia – da ragazzi si sente quel ‘peso’, ci si sente stretti dentro quell’essere ‘la figlia di …’ perché si ha bisogno di costruire la propria identità.

Però, devo dire che ho compreso ben presto che quell’essere ‘la figlia di …’ non limitava la mia identità, anche perché papà ci ha sempre spinto a essere liberi di essere noi stessi. Il suo rimprovero era: ‘ragionate con la vostra testa’ “.

Quindi, ben presto ho capito che quell’essere ‘la figlia di Rocco’ in qualche modo era un valore aggiunto, rispetto alla mia individualità”.

Dalla Magistratura al Parlamento Europeo, che effetto Le ha fatto?

“Forse, potrà sembrare un po’ strano, ma per me è una prosecuzione dello stesso impegno. Io sono al Parlamento Europeo e lavoro, però, soltanto sui temi giuridici e, quindi, in realtà, lo stimolo ad andare al Parlamento Europeo, ad affrontare un impegno assolutamente nuovo (per me), in un mondo assolutamente nuovo per me, è stato, però, proprio quello di portare, nell’ambito della legislazione europea, quell’esperienza legislativa, quell’esperienza giudiziaria, quell’esperienza investigativa che è nata tanti anni fa dal lavoro di un gruppetto di magistrati, capeggiati da Rocco Chinnici, che hanno avviato un cambiamento profondo della cultura giuridica (non solo del metodo d’indagine, ma della cultura giuridica); tanto che, oggi, noi lavoriamo in ambito europeo su quei temi su cui ha lavorato Rocco Chinnici. Quindi, è una continuità di un impegno portato in un contesto più ampio, insieme alla memoria, perché la storia di Rocco Chinnici è storia di Sicilia, è storia d’Italia, ma è, anche, storia d’Europa”.

Andiamo dal suo libro al cinema: Sergio Castellitto come ha presentato Suo padre?

“Sergio Castellitto è stato bravissimo, perché lui ha sentito profondamente la persona che interpretava. Lui stesso ha detto: ‘Io me lo son sentito dentro’ ed è riuscito a dare voce, a dare i gesti, a dare le espressioni di mio padre; a costruire non solo il rapporto che mio padre aveva nei confronti del suo lavoro, nei confronti dei suoi colleghi, a costruire il rapporto con la figlia Caterina (Cristiana Dell’Anna anche lei bravissima) in maniera vera, cioè io ho rivisto mio padre nei suoi gesti, nelle sue parole, nei suoi comportamenti, nel suo essere paterno, nel suo essere protettivo, nel suo essere fermo e determinato come magistrato e ho rivisto Caterina in quel rapporto col papà. Quindi, credo che sia stato fatto un film veramente molto, molto bello. È chiaro, è un film, per cui io dico: ‘racconta fra fiction, perché c’è una componente di fiction’, però, fra fiction e realtà, racconta una verità e lo fa in maniera veramente efficace”.

La casa al mare, le sue rose, i ricordi che non si cancellano …

“No, non si cancellano. Non si cancellano; infatti, quella casa c’è ancora e ci andiamo. E, soprattutto, ci sono ancora quelle rose, non sono le stesse; ma, comunque, ci sono cento piante di rose, perché se ne viene meno una, noi la piantiamo di nuovo perché è la continuità. È la continuità dell’impegno, è la continuità della presenza di mio padre nella vita mia, di mia sorella e di mio fratello”.

Andiamo agli affetti più cari: la mamma?

“La mamma, purtroppo, non c’è più; però, la mamma che aveva un tratto molto dolce e che noi pensavamo potesse essere fragile, in realtà si è rivelata molto forte. Lo è stata quando era al fianco di papà, perché non è facile essere affianco a un uomo così impegnato, a un uomo che rischia la vita ogni giorno e non è facile mantenere la serenità famigliare, anche nei confronti dei figli e, invece, la mamma ha saputo svolgere questo ruolo con serenità, ma anche con grande forza, con la stessa forza che ha avuto dopo la morte di mio padre lei, per prima, ha saputo reagire”.

La sorella e il fratello?

“Anche loro hanno ripreso la loro vita, anche loro, sebbene facciano attività diverse, hanno fatto tesoro del modello che abbiamo avuto di genitori, del modello che abbiamo avuto è mio padre di forza, di coraggio, di determinazione, anche loro hanno scelto di non arrendersi mai, di andare avanti e di riprendere la propria vita”.

Infine, parliamo di questi incontri, ovvero della presentazione del libro “E’ cosi lieve il tuo bacio sulla fronte”

 “Questi incontri, sono per me, molto belli. Sono momenti in cui non solo si racconta una storia, ma sono momenti in cui si ricorda una persona o delle persone che si sono spese per gli altri, fino al punto di sacrificare la propria vita e, quindi, sono momenti nei quali si fa esercizio della memoria.

La memoria è importante, la memoria è una forza, è uno stimolo che spinge e che ci deve spingere a farci carico – ciascuno nell’ambito del proprio lavoro, del proprio ruolo, delle proprie responsabilità, delle proprie possibilità – degli stessi valori, dello stesso impegno e ciascuno, nel proprio ambito, il proprio contributo affinché quei valori diventino, a poco a poco, realtà concreta.

E poi questi momenti sono molto belli perché credo che contribuiscano, anche, a dare a me tanta forza di continuare a portare avanti la memoria e, soprattutto, portare avanti quell’impegno per i valori di legalità e giustizia per i quali, mio padre, ha sacrificato la propria vita”.

Proprio come Rocco Chinnici …

“Come ha detto una mia cara amica, trovandoci difronte a un problema rispetto al quale io ho mostrato molta fermezza, lei parlando con gli altri presenti ha detto: ’d’altronde, Caterina, è figlia di Suo padre’ ”.

Giovanni Caforio

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