TARANTO. “Schiavitù nei call center”. La CGIL chiede l’intervento del Prefetto

Peluso: “Un fenomeno che uccide intimamente le persone e fa concorrenza sleale alle aziende sane”

33 centesimi di euro l’ora non sono una paga. Sono il dazio doganale lungo la frontiera della schiavitù. Questo fenomeno così diffuso e così capillare dello sfruttamento nei call center merita un approfondimento al pari di quello ottenuto contro le condizioni di riduzioni in schiavitù già denunciate nei  cantieri o nelle campagne.

Paolo Peluso, segretario generale della CGIL di Taranto chiama tutta l’organizzazione sindacale attorno alla denuncia che attraverso la SLC CGIL sette coraggiose donne hanno reso nei giorni scorsi.

Queste lavoratrici e questi lavoratori non possono essere lasciati soli e hanno bisogno di un grado di attenzione più alto e per questo abbiamo scritto al Prefetto – dice Peluso – chiedendo espressamente  la formulazione di una precisa e decisa assunzione di responsabilità anche delle Istituzioni, nei confronti di un fenomeno che per dimensione, frequenza e livello di sfruttamento, non è molto lontano dalle fattispecie previste dalla Legge 199 contro il Caporalato.

Un incontro che la CGIL chiede di calendarizzare con una certa urgenza perché la posta in gioco è alta.

Questi lavoratori vengono attirati in tranelli veri e propri e il diffuso senso di precarietà e disagio sociale porta molte donne e uomini a spingersi fino all’inverosimile – spiega ancora Peluso – la promessa di ingaggi da favola si infrange contro con una dura realtà, fatta di ignobili condizioni di subalternità e paghe da terzo mondo. Questa condizione è una vera e propria emergenza sociale che assume i connotati di un fenomeno che sfrutta, inganna e in qualche maniera uccide nell’intimo le persone.

Oltre all’attenzione nei confronti delle vittime dirette la CGIL alza il livello di dibattito anche sulle ripercussioni economiche e occupazionali di questo fenomeno.

L’incontro con il Prefetto speriamo possa consentire una disamina più approfondita del fenomeno in questione, auspichiamo in tal senso strategie operative più stringenti come quelle appena varate per il protocollo di legalità nelle campagne – sottolinea – ma deve servire anche per evitare le pesanti ripercussione del dumping contrattuale che questi finti call center esercitano sul mercato provocando danni con concorrenza sleale anche alle aziende sane e rispettose dei contratti.

 

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