TARANTO. Sequestro Cementir Enel Ilva. Ancora reati ambientali

Legambiente chiede indagini rapide che facciano chiarezza sulle responsabilità e i possibili danni per l’ambiente e la salute dei tarantini

La notizia che apprendiamo dalla stampa del sequestro presso gli impianti ENEL di Brindisi, Cementir Italia spa di Taranto e dei parchi loppa d’altoforno dell’Ilva ci allarma e ci lascia basiti: un’altra azienda del polo industriale tarantino si sarebbe resa responsabile degli ennesimi reati ambientali, con potenziali dannose ricadute sulla salute dei cittadini di Taranto.

Il tutto con la “complicità” dell’Enel, di cui lo Stato italiano resta il principale azionista, e dell’Ilva, i cui Commissari governativi – la cui eventuale responsabilità sarebbe gravissima – figurano tra i 31 indagati dell’operazione ‘Araba fenice’ condotta dalla guardia di finanza di Taranto – coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Lecce –  per i reati di traffico illecito di rifiuti e attività di gestione di rifiuti non autorizzata, contestando alle tre società anche illeciti amministrativi.

Legambiente, pur rimanendo in attesa degli esiti dell’indagine, saluta positivamente la possibilità di approfondire, cosa sia accaduto nell’area a caldo della Cementir, e quali siano gli effetti per l’ambiente e la salute dei cittadini di Taranto. Annunciamo sin da ora che, ove gli atti di indagine dovessero confermare l’esistenza di indizi di reati contro l’ambiente e la salute, che ci costituiremo parte civile nel processo penale per supportare l’attività della pubblica accusa, a tutela dell’interesse della martoriata collettività tarantina, ancora una volta colpita dagli esiti di fatti potenzialmente generatori di rischi per l’ambiente e la salute.

 

 

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