RAI1: 3X8 CAMBIO TURNO. La storia della Ilva di Taranto

Docufilm, scritto da Angelo Mellone e Pietro Raschillà per la regia di Gian Marco Mori

“3×8 CAMBIOTURNO” è un documentario di straordinario interesse storico e di incredibile attualità: girato nel giugno 2016, un anno prima della cessione al gruppo ArcelorMittal-Marcegaglia, è l’unico documento che racconta gli anni della gestione pubblica dello stabilimento siderurgico di Taranto dopo il sequestro del 2012 per disastro ambientale.

Ma il valore del docufilm, scritto da Angelo Mellone e Pietro Raschillà per la regia di Gian Marco Mori, è andato in onda mercoledì 30 agosto alle 23.30 su Rai1, è ancora più profondo: per la prima volta infatti, dopo trent’anni, le telecamere entrano nel più grande stabilimento siderurgico europeo, l’ILVA di Taranto.

Si tratta di un colosso dai numeri impressionanti ancora oggi: 12mila dipendenti, 15 milioni di metri quadri di area, 200 km interni di ferrovie, altri 50 di treni nastri. Uno degli ultimi esempi del gigantismo industriale, che il docufilm racconta nelle sue dimensioni pressoché infinite anche grazie all’utilizzo di droni che si “arrampicano” sugli impianti, attorno ad altoforni alti oltre cento metri e camini alti oltre duecento metri.

Scopo del lavoro è quello di raccontare la giornata in fabbrica – uno stabilimento a ciclo integrato, attivo 24 ore al giorno per tutti i giorni dell’anno, ininterrottamente in funzione dall’inaugurazione del 1961 – attraverso la scansione dei tre turni (7-15, 15-23, 23-7) che introducono le vicende di quattro lavoratori: uno lavora all’altoforno, due in acciaieria, un altro al treno nastri.

C’è anche un dirigente del Siderurgico che si accosta agli operai, introducendo il pubblico – come in uno strano “turorial” – alla complessa dinamica di produzione dell’acciaio. Questo caleidoscopio di vicende di singolare umanità le rende simbolo e metafora della sopravvivenza di quella che un tempo si chiamava “classe operaia”. Per la prima volta, dopo anni di notizie strillate e dibattiti “fuori dai cancelli” del grande impianto siderurgico, i lavoratori tornano a essere protagonisti e la Fabbrica torna a essere il luogo privilegiato della narrazione.

Il luogo dove tutto comincia. Una testimonianza inedita di narrazione del passato industriale italiano che, per ora, è ancora presente e che gli avvenimenti recenti già incastonano nel prossimo futuro. Una testimonianza divenuta materia per un documentario già pensato – anche come tecnologie di ripresa, essendo interamente girato in 4K – anche per il mercato internazionale e per la presentazione ai festival.

Le giornate dei quattro lavoratori – che sono raccontate anche nella routine famigliare e privata –vengono accompagnate da alcune interviste che integrano il punto di vista dei protagonisti: altri punti di vista che si compongono nel racconto, a scrittori, giornalisti, a un ex dirigente dell’Ilva oggi esponente ambientalista, al parroco di Tamburi.

Attraverso le quattro storie, “3×8 Cambioturno” ricostruisce – nella violenza della realtà che le storie e le immagini sanno trasmettere, utilizzando anche immagini di repertorio e attingendo ad alcuni materiali di archivio – l’anima sommersa di una città che è rimasta intrappolata tra il mare e le ciminiere.

La storia di una città che da sempre è incubatrice del futuro d’Italia, e del Meridione in particolare. La storia dell’acciaio che – come raccontano gli spezzoni di antichi film industriali messi a disposizione dalla Fondazione Ansaldo – è incubatore delle grandi speranze di riscatto del Sud e del loro assopimento. Resta un documentario che è già letteratura storica: come si legge alla fine, “dedicato ai lavoratori che a Taranto hanno perso la vita per produrre acciaio italiano”.

 

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