MANDURIA. Depuratore consortile. “Delocalizzare nell’entroterra si può?”

Nota stampa di Manduria Lab, Laboratorio politico progressista

“Quali che siano le strategie o i tatticismi, tutti interni alla dialettica “creativa” che caratterizza i rapporti tra maggioranza e opposizione, la delibera approvata avanti ieri rimette in pista una ipotesi di delocalizzazione dell’impianto, finora considerata tabù: quella nell’attuale sito.

Una ipotesi che richiama analogo pronunciamento di Consiglio comunale, del lontano 23 settembre 2011, nel quale i Consiglieri dei Verdi fecero inserire, al punto 5 , ” ….di chiedere alla Regione Puglia di valutare la possibilità di individuare altre opzioni che prevedano una diversa ubicazione dell’impianto nell’entroterra”.

Richiesta rimasta lettera morta, non solo presso il competente assessorato regionale, ma anche presso amministratori locali e comitati, che ben presto fecero finta che non ci fosse. Una ipotesi che, se fattibile oggi dal punto di vista tecnico e legale, certamente accontenterebbe tutti.

Non sappiamo se un emendamento possa modificare una proposta di deliberazione sino a capovolgerne il significato, altri si esprimeranno, in ogni caso la palla torna nel campo della Regione e ciò sarebbe accaduto qualunque altra soluzione venisse approvata, quando non suffragata e accompagnata da un progetto di fattibilità.

Perché infatti una così pressante richiesta da parte della Regione di impegnare il Comune di Manduria nell’indicare una soluzione, ed una sola, se non per riservarsi la libertà di eventualmente smontarla, alla prova dei fatti, e tornare al progetto appaltato?

È un dubbio che ci perseguita da molto tempo, e che da molto tempo esprimiamo, alimentato dal fatto che nessun passo formale è stato compiuto dall’organo di governo regionale in direzione di una revoca o modifica del progetto iniziale, nonostante sia ormai evidente anche ai sassi la volontà delle popolazioni, espressa in una manifestazione oceanica il 7 aprile scorso, a supporto di un documento inviato al Presidente Emiliano, che, tra le altre cose, proprio tale revoca chiedeva.

Ora che il tabù è infranto e che in forma ufficiale si menziona l’ipotesi “entroterra”, amministratori e rappresentanti locali sapranno, sia pure fuori tempo massimo, farsene carico e sostenerla in modo univoco e concorde?

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