OSAKA FLU: DALLA TOSCANA A SAVA A RITMO DI ROCK ‘N’ ROLL

Intervista al gruppo toscano ospite  al Laboratorio mediterraneo

Domenica 5 marzo scorso, l’Arci Calypso Sava ha presentato, al Laboratorio ex Macello, il concerto live degli Osaka Flu, una band toscana, propriamente di Arezzo, che ha portato- come una ventata di aria fresca- una musica travolgente, un ritmo comunicativo e sconvolgente nel nostro paese, ultima tappa del loro tour meridionale svoltosi tra Sicilia, Calabria e Puglia.

L’ultimo album degli Osaka Flu, “KM 183”, è stato recensito da Daniele Ruggiero su “Artists and Bands”, in maniera entusiasmante : “Sound spensierato e coinvolgente, venature rock in cui scorre un frizzante garage. Una sveglia su questo mondo addormentato che stenta a reagire. Non resta che alzarsi e saltare!”

La band è composta da tre ragazzi davvero speciali: Daniele e Francesco Peruzzi, fratelli che suonano insieme fin da piccoli rispettivamente la chitarra elettrica e il basso; e dall’amico Michele, energico batterista.

Osaka Flu, cosa vi ha lasciato dentro quest’esperienza nel Sud Italia, e in particolare, nella nostra Puglia?

Per citare Rino Gaetano “ad esempio a me piace il sud” . Siamo sempre carichi ed emozionati quando facciamo un tour nel  sud Italia, il pubblico è caloroso, si mangia benissimo si spende poco e fuori l’aria è sempre tiepida.

Nell’ultimo tour siamo entrati in contatto con realtà bellissime, locali ben organizzati, gestiti da persone competenti e professionali spesso reduci da esperienze all’estero, gente che si è fatta le ossa (e il culo) in affollate capitali europee ed ha riportato in patria una bella lezione di integrazione della cultura tradizionale italiana con influenze provenienti da culture diverse, un esempio antropologicamente interessante dell’Italia del futuro. 

Il sud è un magnifico pezzo d’Italia, i paesaggi sono mozzafiato e la gente è calda, bisognerebbe davvero tutti andare a ballare in Puglia. Dobbiamo fare i complimenti ai ragazzi dell’Arci Calypso  che oltre ad essere una squadra davvero affiatata riescono a riempire il locale persino di domenica.

Il vostro genere musicale principale è il rock ‘n roll, i testi e la musica sono scritti da voi personalmente. Quanto incide nel vostro repertorio la musica di The Clash, Rancid, Devo, il folk di Bob Dylan e Johnny Cash?

Cerchiamo di rubare un pochino da ognuno di loro.

I Clash sono una fonte inesauribile di idee, hanno esplorato qualsiasi genere musicale possibile con uno stile unico .

I Rancid fanno delle canzoni che ci fanno venire voglia di cantare a squarciagola, soprattutto quando siamo in macchina coi nostri amici.

Bob Dylan è un genio.  Lo dovrebbero insegnare nelle scuole.

Jonny Cash è la nostra religione.

Come mai avete intitolato l’ultimo album “KM 183”?

L’anno scorso mentre stavamo tornando dal nostro  tour tra Calabria e Sicilia, abbiamo avuto problemi con il nostro furgone: prima non funzionava l’alternatore,  poi una piccola perdita d’olio ha fatto rompere la cinghia di distribuzione e siamo rimasti a piedi, esattamente al KM183.

Non sapevamo come fare, non sapevamo come tornare come portare a casa il furgone e gli strumenti.

Abbiamo girato almeno 8-9 sfascia-carrozze e dieci officine. Alcuni ci hanno sparato preventivi astronomici e hanno cercato di fregarci altri  non ci hanno aiutato, altri  ancora invece ci hanno fatto dormire GRATIS e ci hanno voluto bene. Eravamo a corto di soldi e abbiamo mangiato tutte le arancine e l’nduja che avevamo comprato per amici e parenti. Siamo sopravvissuti ma con forti dolori allo stomaco. Prima di ripartire sono passati 3 giorni, il furgone è arrivato una  settimana dopo con una bisarca.

Ci sembrava  la metafora adatta per descrivere quello che deve fare un nostro coetaneo per sopravvivere oggi in Italia.

C’è una canzone delle vostre a cui siete particolarmente affezionati e se sì, perché?

SI LA SINDROME DEL GIOVANE HOLDEN. E’ UNO DI QUEI PEZZI che ci è venuto mentre cazzeggiavamo in sala prove. Ci divertiamo a strimpellare i riff che ci gasano di più tipo WALK YHIS WAY, PURPLE HAZE e qualcosa dei PRIMUS. Daniele ci ha buttato una linea vocale al volo, il ritornello ci gasava tantissimo e ci siamo subito detti che avrebbe spaccato nei live. Siamo anche affezionati alle parole, e al messaggio: nella vita ci vogliamo sempre divertire e non ci frega un cazzo di sapere cosa succederà poi, non saremo mai delle persone da CASA LAVORO E MINIVAN (tanto per citare una nostra canzone)

Pensate che la musica abbia una funzione sociale e terapeutica nonché una missione pedagogica, simile allo sport o ad altre attività di “coesione funzionale” tra le persone?

Certo, ancora meglio,  deve creare aggregazione sia per i musicisti che per gli ascoltatori. La musica non tiene conto di nazionalità, stile e orientamento sessuale,  quando si ascolta e mentre la si suona conta solo lei, conta il suono, si è liberi da tutto.

A noi per esempio piace la musica che ti fa venire voglia di ballare, celebrativa della vita, propositiva e ribelle. L’atmosfera che si respira nella nostra sala prove è la stessa che si prova a cena in famiglia, calda e accogliente, ridiamo sempre tantissimo e parliamo di musica, ascoltiamo molta tantissimi generi, siamo sempre alla ricerca di nuove influenze ed idee. Esperienze di aggregazione come quella che si vive in una band sono importanti anche nella formazione dell’individuo, ci hanno resi più aperti al confronto con idee diverse dalle proprie.

I circoli Arci che abbiamo frequentato ci hanno molto ispirato da questo punto di vista, abbiamo incontrato esempi positivi di aggregazione comunitaria ed abbiamo portato a casa la lezione.Noi concepiamo la musica come qualcosa vivo, sempre in movimento, sempre diversa e per questo cerchiamo di sapere quanto più si possa sulla sua storia e sui principi che la regolano.

Leggiamo spesso di musica, ne discutiamo, impieghiamo il nostro tempo proprio come chiunque altro che lavori ad un progetto però ci sentiamo spesso dire dai nostri connazionali che siamo dei cazzoni che strimpellano in giro. Pensare che in alcuni paesi la musica è un campo lavorativo come un altro, gli artisti vengono addirittura retribuiti  dallo stato in alcuni casi.

Nel nostro circolo di conoscenze invece siamo dei bambinoni che giocano a fare i cantanti, poi uno si domanda perchè i ragazzini del liceo non conoscono i Beatles. Lavorare a questo progetto ci ha insegnato che col duro impegno e qualcosa da dire qualche risultato si ottiene, certamente non immediato e certamente non senza sforzi.

Cosa direste ai ragazzi di oggi che, come avete fatto voi, volessero affacciarsi al mondo della musica? Quanto impegno, studio, passione e dedizione comporta imparare a suonare uno strumento musicale?

Non siamo i tipi che danno consigli da musicisti navigati, perciò vi possiamo solo dire : Prendete in mano una chitarra, un basso o una batteria e cercate di romperli , alla fine uscirà sicuramente qualcosa di interessante. Ascoltate il punk perchè è la musica più bella e vera di sempre!

Il nome della bad è alquanto originale e sui generis, da dove deriva questa scelta?

In una puntata dei Simpson Homer ordina una scatola di cereali dal Giappone perchè nella scatola è raffigurato un tizio che è uguale a lui. Quando la apre a I Springfield si diffonde un influenza giapponese e nell’edizione del telegiornale  il titolo della notizia per l’appunto è OSAKA FLU . SIAMO COME UN VIRUS

Da quanti anni suonate insieme e quanto è importante per voi il sostegno dei vostri collaboratori?

SUONIAMO INSIEME DA 7 ANNI.  Tra di noi siamo molto critici e discutiamo spesso delle nostre scelte artistiche, crediamo che il confronto sia importante per migliorarci e ottenere quello che vogliamo. Quando siamo in tour però pensiamo solo a divertirci ,

Oltre a noi tre, il progetto Osaka Flu comprende amici  che ci aiutano, chi  con le foto, coi video o con le grafiche, sono i primi ad ascoltare i pezzi e sono parte del nostro processo creativo. Non ce la faremmo mai  senza di loro.

Per ringraziarli abbiamo chiesto loro di partecipare al nostro prossimo video che uscirà tra poco;

Il pezzo è la Sindrome del Giovane Holden e questa volta i registi del video saremo proprio noi. Ci piaceva l’idea di poter dare uno spaccato del nostro mondo, quello degli amici e delle cene da 30 persone dove il vino non basta mai. I partecipanti sono fichissimi e sono proprio i nostri amici, i loro figli ed i nostri animali domestici.

Raccontateci in breve di voi e delle vostre aspirazioni. Qualche aneddoto divertente sull’ultimo tour in Sud Italia?

Siamo Daniele, Francesco e Michele, ci piace andare in giro a suonare le nostre canzoni, ci piace mangiare, ci piace il vino buono, ci piace il mare, ci piace il punk, ci piacciono i Beach Boys, gli Interruppers, gli Operation Ivy, ci piacciono i fumetti dei supereroi, ci piace dire le cazzate nel furgone, abbiamo un tormentone nuovo per ogni tour e niente … ci piace la musica, parecchissimo.

Uno degli aneddoti più divertenti del tour finora è stato in Sicilia ed ha come protagonista il Michi:    eravamo arrivati a Ragusa tre ore prima del sound check e Michele voleva realizzare il suo sogno, farsi  barba e capelli in un tipico negozio di barbiere siciliano, un posto alla Johnny Stecchino. Abbiamo discusso delle differenze tra Sicilia e Toscana con gli avventori giornalieri del negozio,  clienti fedeli che passano spesso i loro pomeriggi a conversare dal barbiere, sembrava di stare dentro un film. Il taglio di capelli si è concluso con una stretta di mano e un in bocca al lupo. Ora abbiamo dei nuovi fan e Michele ha dei capelli da paura.

Ritornereste a suonare qui al Sud e se sì, dove in particolare?

Certo! non vediamo l’ora. Ci  piacerebbe suonare a Napoli.

Avete mai fatto collaborazioni artistiche con altre band?

L’anno scorso nel carcere di Arezzo abbiamo girato il video della cover di Sixteen Tons di Merle Travis e come attori abbiamo  chiomato Moreno Raspanti, grande bluesman armonicista e fisarmonicista  aretino e il grande Giorgio Canali.

Per la presentazione, sempre nel carcere di Arezzo abbiamo presentato una scaletta rivisitando la storia della musica rock’n’roll dagli anni 30’ insieme a Franco Pratesi di Sycamores Age, Francesco Botti come narratore oltre i sopracitati.

Una figata pazzesca!

Sperando che l’esperienza savese sia stata per voi positiva, mi preme chiedervi di parlare della vostra esperienza nel carcere di Arezzo, tra i detenuti. Cosa avete provato a suonare e a dare un sorriso a gente che ha ormai perso la libertà?

E’ stato davvero emozionante. Come sopraddetto abbiamo rivisitato dei pezzi della musica rock come Johnny 99 di Bruce Springsteen, Richland Woman Blues di John Hurt e Nella mia Ora di libertà Di Fabrizio di Andre, Sixteen Tons Di Merle Travis prima ogni brano c’era un monologo di un narratore che raccontava un  aneddoto . Alla fine del concerto alcuni carcerati hanno voluto parlare al microfono, ci hanno ringraziato, Non ce lo dimenticheremo mai! a proposito dell’esperienza ci sembrano opportune le parole di un nostro fan :  

“Ricordo di aver assistito ad un concerto in un carcere qualche tempo fa. C’erano : un chitarrista ,un batterista, un bassista, un armonicista, un violinista ed un narratore. Il concerto iniziava con un blues americanissimo, il narratore raccontava di portici sverniciarti che scricchiolavano nella profonda Louisiana e di un’armonica che suonava nel silenzio.

Il pezzo comincia:”Richland Woman Blues”, un capolavoro. Partono chitarra, violino, basso, batteria poi l’armonicista attacca col suo assolo. improvvisamente mi sento seduto sul portico sverniciato che scricchiola nella profonda Louisiana, sento il silenzio, e sento il blues.

Mi commuovo ed abbasso lo sguardo imbarazzato poi mi giro e vedo che molti spettatori hanno gli occhi lucidi ed ascoltano attenti. Ecco, chiunque riesca a generare quella reazione nella gente, chiunque in qualche modo riesca a provocare quella sospensione della realtà ha capito lo scopo ultimo della musica in quanto mezzo comunicativo.”

Avevamo un’ idea completamente diversa della realtà del carcere, c’è stato molto di nuovo da imparare e conoscere un’esperienza così diretta ci ha permesso di farci un’opinione seppur superficiale sulle varie tecniche e i sui vari modi di fare detenzione.

Una domanda un pò fuori negli schemi, confidando nella vostra ironia già dimostrata dopo il concerto a Sava. Cosa ne pensate della situazione politica italiana, voi che provenite da una terra per così dire “Renziana”?

La toscana non è  solo Renziana! Renzi ha sempre la risposta pronta , che toscano sarebbe sennò? Non ha portato il cambiamento che secondo noi è necessario, ci sentiamo lontani da realtà come quella dei cinque stelle o delle poltrone del PD e ci sentiamo vicini ai piccoli microrganismi locali.

Come dicevamo sopra le nostre idee politiche trovano spesso spazio in realtà come l’Insurreale di Dolce Acqua o il Circolo Arci Camalli di Imperia, dove abbiamo visto l’umanità al suo meglio.  Cantiamo anche per provare a risvegliare un po’ gli animi, speriamo di vedere di nuovo i ragazzi in piazza, speriamo di vedere le proteste passare dal mondo di hashtag e social network alle città. Vorremmo guardare con occhi moderni e nuovi allo stile politico e ideale di persone come Berlinguer, senza dimenticare le varie esperienze progressiste sud americane.

Cosa vorreste dire, infine, ai ragazzi di oggi, che spesso sono privi di entusiasmo, la cosa che più vi contraddistingue, e si perdono nelle realtà virtuali, videogames, social networks e sociopatie, dimenticandosi di vivere?

Utilizzate il web e i computer in modo intelligente, tenete bene a mente che quella dei social è solo una parte della realtà, è utile per promuovere attività o talenti, è utile per fare ricerche ( Ma non ci si può affidare a qualunque fonte, è spesso necessario indagare in modo approfondito). É fondamentale ricordarsi che il web è un mezzo ed in quanto tale va saputo guidare, come una bicicletta o una macchina. Non ci si può lasciar guidare dal mezzo, è necessario adoperare un controllo.

Il brano PROPAGANDA (KM183) tratta proprio questa tematica, il web ed i social network come fenomeno di aggregazione sociale, un angolo di mondo dove ognuno è una versione di sé stesso, dove è opportuno essere consapevoli che ciò che si legge o vede è una versione della realtà e non necessariamente la realtà TUTTA, è quello che lasciamo trasparire di noi stessi, ciò che vogliamo mostrare.

Ogni utente sceglie che immagine dare di sé stesso (lo stesso vale per le pagine di aziende o personaggi pubblici), può essere qualcosa di estremamente positivo se usato correttamente e può essere qualcosa di drammaticamente negativo se si fallisce ad esercitare il giusto controllo sul mezzo. Non dimenticate di vivere il resto della vita fuori e  ascoltate gli OSAKA FLU!

 Grazie agli Osaka Flu per la gentile collaborazione in questa intervista per i lettori di viv@voce online.

Augurandoci che il territorio risponda meglio e con maggior partecipazione ad eventi simili, ricordiamo che l’Arci Calypso offre ogni domenica concerti live, spettacoli teatrali o altre manifestazioni aperte a tutti, tesserati e no.

Che non si dica sempre che il paese di Sava non investe sulla cultura. Ciò che manca, come sempre, è la “coesione funzionale ”tra le persone.

Serena Soloperto

 

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