“ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DI CARLO BO: MAGNIFICO RETTORE DELL’UNIVERSITA’ DI URBINO”

Dal suo allievo Giovanni  FERRARI, Docente  Universitario, riceviamo e volentieri pubblichiamo

“Dovremo cambiare il mondo, come scrisse Rimbaud, ma in senso positivo  coscienti della difficoltà dell’impresa, perché il male è difficilmente aggredibile, anzi sapendo che si tratta di una scommessa perduta in partenza. Per quanto riguarda la letteratura, essa è sempre figlia del proprio tempo, e mancando oggi valori forti, non vedo all’orizzonte la possibilità di una nuova assicità: i nostri decenni saranno ancora tempi di sperimentalismi.”

CARLO BO.

Il 25 gennaio del 1911 nasceva, a Sestri Levante, Carlo BO, critico letterario straordinario, è stato fra i principali teorici ed interpreti dell’Ermetismo, grande studioso di ispanistica e francesistca.

Morì a Genova il 21 luglio del 2001, lasciando all’Università di Urbino, della quale fu Magnifico Rettore dal 1947 al 2001, oltre 100mila unità bibliografiche, che costituiscono un patrimonio eccezionale per lo studio e la ricerca in campo umanistico, con una forte e specifica vocazione nei settori di letteratura italiana e francese moderna e contemporanea. Ammirava la preghiera che fiorisce nel silenzio.

Mi sono formato alla sua scuola, alla prestigiosa Università di Urbino, dove negli anni settanta mi sono laureato in Lingue e Letterature Straniere, discutendo la tesi su: Jean Paul Sartre et la polémique de l’engagement.

Ricordo quel giorno  memorabile ed indimenticabile, io ragazzo solo, impaurito, piccolo di fronte ad una commissione di Laurea Presieduta da Lui, ascoltavo le sue belle parole che esprimeva nei miei confronti,  del lavoro di ricerca, che avevo svolto all’Università della Sorbona, in quanto Borsista del Governo Francese.

Una emozione così forte, sempre presente nella mia vita che non posso mai dimenticare. E’ stato per me il mio secondo padre.

Le parole che esprimo, sono dettate dal mio personale ed affettuoso ricordo insieme alla sua deliziosa moglie Marise  FERRO –  BO, per tutto il bene e l’amore che mi hanno trasmesso.

Carlo BO è stata una figura fra le più autorevoli della cultura italiana, uno dei maestri più meritevoli intellettuali del ‘900, per i contributi concreti al servizio della letteratura moderna e dell’accademia italiana.

Per il suo costante e continuo impegno, fece conoscere in un’Italia culturalmente provinciale, gli aspetti innovativi della civiltà letteraria europea; tradusse Garcia Lorca, Mallarmé,  Claudel,  Mauriac,  Maritain unamuno, la scrittura surrealista, nei confronti di autori del passato: Pascal, Sainte-Beuve, Leopardi.

Impegnato profondamente nel dibattito poetico sulla poesia ermetica, nelle riviste “Il Frontespizio e Campo di Marte”; BO si definiva: “ un aspirante cattolico, essere veri cattolici è arduo, quasi impossibile”.

La sua biografia è immensa, tra produzioni letterarie e ruoli accademici, illustre francesista e Magnifico Rettore a vita dell’Università di Urbino per circa mezzo secolo;  una biografia di intensi impegni culturali. Presidente di tantissime giurie di premi letterari ad importante Fondazioni. Nel 1984 il Presidente della Repubblica Sandro PERTINI , lo nominò SENATORE A VITA,  per la sua costante attività letteraria.

Bo nel celebre  saggio del 1938 “Letteratura come vita” scrive: “ è una strada, e forse la strada più completa, per la conoscenza di noi stessi, per la vita della nostra coscienza. A questo punto è  chiaro come non possa esistere…..un’opposizione fra letteratura e vita……La letteratura è la vita stessa, e cioè la parte migliore e vera della vita”, pertanto Bo riconosce alla letteratura, ribadendolo anche in saggi successivi come : Riflessioni critiche del 1953;  L’eredità di Leopardi del 1964, a La religione di Serra, 1967; una funzione etica, di intervento morale,  di un’ incessante interrogazione su se stessi . Bo sosteneva che :” L’arte non ha il compito, né il dovere di migliorare la natura dell’uomo, ma deve rispondere inequivocabilmente alla ricerca della verità.

Probabilmente questa continua ricerca di  bisogno, di comprensione delle umane fragilità che lo condusse ad occuparsi criticamente e drammaticamente della tragica vicenda politica e umana aperta dal rapimento di ALDO MORO, dedicando  a quei tragici eventi, una serie di articoli sul  CORRIERE DELLA SERA fra il marzo del 1978 e aprile 1988, attualmente raccolti in “ALDO MORO.  Delitto d’abbandono, 1988.  Scritti ripubblicati assieme a due grandi ed illustri luminari della cultura italiana, MARIO LUZI e DON ITALO MANCINI, in un piccolo libro: per ALDO MORO.  Al di là della politica 2008, in cui i tre scrittori rileggono in chiave umana l’intera vicenda drammatica, persuasi che solo in quella prospettiva sia possibile comprendere correttamente anche il percorso politico dell’uomo di Stato. Durissime le presi di posizioni dei tre intellettuali, le parole con cui valutano, nella sia pur breve distanza temporale, i comportamenti dell’Italia Ufficiale. “ Ciò che colpisce di più è il modo incerto e inadeguato con cui si è guardato alla tragedia, il grado di progressivi adattamento allo stato naturale di inerzia che ci guida, il tentativo mai confessato di rimuovere nelle nostre interiori valutazioni il significato di quella morte e il peso di quel sacrificio”. Parole forti, che sembrano peraltro concernere  non solo le circostanze specifiche del caso MORO, ma soprattutto un sempre attuale costume italico.

La vita e la letteratura, nella personalità di Carlo BO, doveva costituire una sapiente guida e non un rifugio teorico della letteratura, giornalista e professore, pensatore e cronista, saggista ed umanista,  il suo Rettorato ad Urbino ha segnato la nascita di nuove facoltà, corsi d laurea, centri di studio e di ricerca, tra i quali il Centro Internazionale di Semiotica e di Linguistica, il Centro Interazionale di Studi di Cultura Grecia, il Centro Studi per la Storia del Modernismo e l’Istituto Superiore di Scienze Religiose diretto da Don Italo MANCINI. 

Grande pensatore, intellettuale e critico letterario, impareggiabile interprete di una cultura senza confini,  e una profonda conoscenza dei maggiori scrittori ed interpreti della cultura francese e spagnola, gli consentì una rilettura più scrupolosa e attenta della letteratura italiana, a partire dalle pagine di LEOPARDI. Carlo BO esprime in ogni sua opera un profondo atto di amore per la letteratura. Questo atto di amore trova impulso nel suo saggio più incisivo in “LETERATURA E VITA”;  scriveva: “ Che cos’è per noi la letteratura se non tenere in mano questa parte viva della verità e consumarsi per non saperla restituire, che cos’è se non durare su questo oggetto chiuso e palpitante dell’anima ?”.

Un sentito e profondo ricordo  al mio MAESTRO di vita e di formazione, Magnifico Rettore CARLO BO, un vivo ringraziamento alla sua scuola che mi ha conferito gli insegnamenti di LINGUA FRANCESE in suo onore.

Lascia un commento