SAVA. Spudorati e venditori di illusioni

SAVA. Spudorati e venditori di illusioni

L’assalto alla diligenza è già iniziato

I climi elettorali, li conosciamo bene. Molto bene. E quando si compete in una tornata elettorale i marchingegni, se così si possono chiamare, non sempre sono gli stessi.

Se meno di un decennio fa ci poteva essere l’ultimo barlume di speranza per qualche assunzione clientelare, e di seguito catturare il consenso, oggi vengono messi in campo nuove forme per accalappiare candidati da mettere nelle liste e far sì che questi, dietro alla promessa di un qualcosa, si diano da fare.

Parte lo sprint: dalla famiglia di origine, dagli zii, dai cugini, magari anche dai parenti del marito o moglie o dai compari, diventa una corsa di fac simile con tanto di simbolo da votare e il nome della preferenza. 30 o 40 o 50 voti servono sempre. E alla savese maniera di “ogni petra ozza pareti” parte la caccia al voto.

Assistiamo quindi a uno scenario, per come si svolge, per nulla nuovo. Ma di nuovo cominciamo a vedere giovani professionisti i quali vengono ingabbiati dal caprone di turno che gli promette in caso di vittoria, lui il caprone deve dire che è sicuro di vincere,  un assessorato. Che gloria. Un assessorato. Come se fosse una medaglia insignita al merito. Da verificare. Ma è sul campo, in genere, che si nota la tenuta professionale di un professionista nel suo settore. E non sul castello di sabbia che gli promette il caprone.

Un savese, su questo tema, mi ha detto l’altro giorno: “Scusa Gggiuà. Ma comu cazzu fannu cu promettunu assessorati a tutti quannu a Sava sò sulu 5?”

Questi sono spudorati e venditori di illusioni. Ma le meteore fanno parte della costellazione. E la costellazione ci dice che le meteore occupano il tempo che occupano. Danno compreso, su tutto. Dopo il professionista è la volta di chi è stato baciato dalle “grazie” clientelari ricevute.

E quindi quest’ultimo è come, anzi lo è, in debito verso il padrino (termine migliore non riesco a trovare) che gli ha procurato il “favore” a scapito degli altri. A volte è il solito ritornello. Molto probabilmente le schede telefoniche, i classici 50 euro, ritorneranno sul mercato. Ma sta all’intelligenza dell’elettorale capire tutto questo. E non ha giustificazioni. L’elettore decide le sorti della vita di una comunità.

Innalza un pagliaccio, alias caprone, demolisce i venditori di fumo. Ma al tempo stesso può fare il contrario. Innalzare il pagliaccio. Idolatrare il venditore di fumo. Delegare al caprone le sorti della sua comunità. 

E a dire che ha sempre ragione lo scomparso magistrato siciliano, Paolo Borsellino, quando in una delle sue massime pubblicizzate in questi anni diceva  questo: “La vera rivoluzione si fa nella cabina elettorale”.

Il resto è aria fritta.

Tutti siamo artefici del nostro destino.

Ma siamo anche artefici della vita di una comunità. E non abbiamo attenuanti. Nessuna.

Giovanni Caforio

viv@voce

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