SAVA. Amarcord. “Pampanelle pampanelle pampanelle. Pampanelle fresche sono fresche le pampanelle”

Era la prima decade del mese di novembre del 2009 e Antonio Zizza, figura classica e simpatica dei bambini savesi, si raccontava al nostro giornale. Per tanti decenni, con la sua insostituibile bicicletta e il secchio di alluminio al manubrio, ha deliziato i nostri palati

L’intervista che segue è un tuffo nel passato di Sava, in un tempo che ormai nei nostri ricordi è senza tempo, in cui si stava bene pur avendo ben poco; quando si viveva di cose semplici e quando ai nostri genitori ancora bambini e ai nostri nonni passeggiando per le vie di Sava veniva l’acquolina in bocca non appena sentivano: Pampanelle fresche!

Il signor Antonio che martedì mi ha ospitato nella sua casa di Via Giusti con al fianco la nuora e due piccoli cani che scodinzzolavano in continuazione e per sessant’anni ed oltre è stato quel signore che ha prodotto e venduto, in sella alla sua storica bicicletta, Pampanelle fresche non solo ai bambini che tiravano la gonna della mamma perchè gliene comprasse una, ma anche a tutti i savesi e non.

Oggi ha ottantuno anni Antonio, e solo da qualche anno ha smesso di lavorare; ma è con gli occhi un pò lucidi che ci racconta la sua storia, di come produceva e vendeva le Pampanelle. Purtroppo nessuno porterà avanti questa tradizione ma sicuramente le sue parole faranno venire la voglia di rigustare le tipiche Pampanelle e chissà se invece a qualche produttore caseareo non venisse l’idea di produrle e rimetterle finalmente in vendita.

Sig. Antonio, quando ha iniziato a vendere le Pampanelle?

Ho sempre venduto Pampanelle. Sin da piccolo con mio padre; andavamo a Sava, a Torricella. Avevamo le nostre pecore ed il latte che utilizzavamo era principalmente di pecora.

Ma allora vi occupavate di tutto, anche della produzione delle Pampanelle?

Sì, abbiamo sempre avuto le nostre pecore però qualche volta mischiavamo il latte di pecora col latte di mucca e così le Pampanelle venivano più tenere. Usavamo sempre il latte intero.

Fare le Pampanelle è sempre stata una tradizione di famiglia?

Sì, tutti conoscevano me e la mia famiglia a Sava. Sono stato proprio il primo e anche l’unico che ha venduto le Pampanelle. Qualcuno negli anni ha provato a farle, ma ha smesso presto perchè non erano buone come le mie.

Com’era la vita a Sava quando ha cominciato?

Si viveva con poco, era tutto diverso da com’è oggi. La mia mamma aveva avuto due mariti e per questo la mia famiglia originaria era formata da dieci figli: tre più grandi di me, una femmina e due maschi, poi io e dopo tutti gli altri. Lavoravamo tutti.

Come girava per vendere le Pampanelle, a piedi?

No, ho sempre girato con la mia bicicletta. Solo negli ultimi anni con mio figlio Fernando ho usato qualche volta la macchina per andare a venderle a mare.

Mi dica, ma come si fanno queste Pampanelle?

Prima di tutto, dopo aver messo tutta la quantità di latte che serve in una vasca, lo si fa riscaldare un pò e dopo si mette il caglio. Poco caglio. Più o meno una tazzina da caffè ogni quattro litri di latte; dopo tre o quattro ore comincia a “quagliare”.

A coagulare?

Sì, inizia a diventare solido e può essere messo nella foglia di fico. In poche parole lo preparavo la sera tardi prima di andare a letto, lo lasciavo riposare tutta la notte e la mattina presto trovavo il latte solidificato come un budino, pronto per fare le Pampanelle. Dopo prendevo le foglie di fico, le lavavo bene per togliere la terra, le asciugavo con un panno e solo allora erano pronte; le stendevo e ci mettevo dentro un po’ di quel budino. Mi aiutavano mia moglie e mio figlio.

Per avvolgere il latte coagulato andavano bene tutti i tipi di foglie di fico?

No, ci sono delle foglie particolari adatte per la loro forma a contenere le Pampanelle: le foglie di fichi “uttati” (dottati, ndr).

Quante Pampanelle preparava al giorno?

Preparavo circa cento o centocinquanta Pampanelle al giorno e le vendevo tutte. Si mandava avanti una famiglia vendendole. Avevo anche dei clienti fissi  che ogni giorno mi aspettavano ma spesso non bastavano nemmeno.

Qual era il periodo in cui lavorava di più?

Cominciavamo a maggio e a ottobre lasciavamo. Finiva la stagione delle Pampanelle, che cominciava un po’ prima dell’inizio dell’estate e finiva poco dopo perchè in autunno le foglie di fico cadono, ora ad esempio non ce ne sono più.

Negli altri mesi cosa faceva?

Ho fatto tanti mestieri nella mia vita. Durante l’inverno compravo mozzarelle, olive e altro e poi li rivendevo.

Qualche parente porterà avanti questa tradizione?

Purtroppo no: io ho finito ormai. Lavoravo con mia moglie: lei lavava le foglie sotto la fontana, le preparava e poi io facevo e vendevo le pampanelle. Ma ora che mia moglie non c’è più è finito tutto. Tre anni fa lei si ammalò e dopo un anno morì; da allora ho smesso. Le persone a volte mi chiedono ancora le Pampanelle perchè mi vedono sempre girare con la bicletta, ma io ho finito di lavorare. A Sava tutti mi conoscono, grandi e piccoli; tante volte la gente mi saluta come se fossi un amico, ma io non mi ricordo di loro perchè ho venduto Pampanelle a così tante persone.

Gaia Monti Guarnieri

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