Lettera aperta. Quando la sanità diventa “buona”

Dal prof. Pietro D’Elia, riceviamo e volentieri pubblichiamo

Ci sono situazioni impreviste ed improvvise che non ti danno il tempo di pensare, ma ti obbligano ad agire immediatamente. A luglio della scorsa estate ho dovuto affrontare una di queste. Un incidete, di cui preferisco non ricordare i particolari, che mi ha costretto a restare in ospedale allettato per 35 giorni – dopo aver subito un delicato intervento all’anca – seguiti da un periodo di riabilitazione in clinica.

Ma anche quando le situazioni sembrano essere delle peggiori, credo che il miglior modo per affrontarle sia rilevandone gli aspetti positivi.

Nel mio caso la fortuna è stata essere assistito da un’equipe di medici, infermieri e OSS, di eccellenza. È per questo motivo che voglio pubblicamente ringraziare lo staff del dottor Leonardo Petrelli dell’ospedale San Paolo di Bari. Un ringraziamento non solo per le competenze professionali del primario e del suo staff, ma anche per la ricchezza umana di tutti gli operatori del reparto di Ortopedia.

Il dottor Petrelli, grande uomo e medico, guida il reparto riuscendo a trasmettere la sua profonda umanità e la sua grande professionalità a tutti i suoi collaboratori.

Un grazie affettuoso, va alla signora Agata Pierno, caposala del reparto di Ortopedia, che con dedizione, passione ed empatia, entra ogni giorno in contatto con chi soffre.

Si sente troppo spesso parlare di malasanità, forse perché fa più notizia. La buona sanità dovrebbe essere la norma ma, purtroppo, non è sempre così. Perciò rendere evidenti questi momenti che arricchiscono l’animo, se pur legati ad eventi negativi e di sofferenza psicologica e fisica che ti cambiano la vita, può servire da esempio a tutti gli operatori del campo sanitario pubblico e privato.

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